Fano, Teatro della Fortuna
Opéra-comique in quattro atti
in lingua originale con sopratitoli in italiano.
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy dalla novella omonima di Prosper Mérimée
vista e ascoltata da Giosetta Guerra
La morte di Carmen, uccisa due volte: da Josè e dal regista.
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy dalla novella omonima di Prosper Mérimée
vista e ascoltata da Giosetta Guerra
La morte di Carmen, uccisa due volte: da Josè e dal regista.
Iniziare l’opera con il finale
annulla il gusto della scoperta.
Il regista apre il sipario sul
cadavere coperto di Carmen disteso sopra una pedana centrale transennata e su
questa premessa delinea il clima dell’opera, che è presentata priva di colore,
di ardore, di passione, di luce.
La presenza della pedana per
tutta la prima parte relega ai margini le masse corali e impedisce ai bambini
di “marcher à tête haute”. Tutti “fermi ed immobili, come le statue”, in
fondo o ai lati del palcoscenico o su due alte finestre laterali (questo delle
finestre non è male). Il regista annulla il colore spagnolo,
le atmosfere gitane, elimina le danze di seduzione di Carmen, le nacchere, i fiori, il vigore delle sigaraie che
escono da una porta laterale con calma, l’entusiasmo dei militari che le
attendono impalati attorno alle transenne. Tutto è flemmatico e senza brividi.
La cappa funerea cala sulla
scena, scura, tetra, annebbiata con l’uso del velatino, sì da rendere difficile
la visibilità degli ambienti e delle figure. Non si vede o non si capisce se e quando
Carmen lancia il fiore a Josè, se lui le allenta i nodi per permetterle di
fuggire;
la taverna di Lillas Pastia è un po’ confusa e Carmen non danza sopra i tavoli, ma canta appoggiata al muro e un’altra prova a fare qualche mossa di danza, lei dice che danzerà per lui invece apparecchia; la scena delle carte, ancor più buia, non ha nulla di drammatico, non si capisce chi canta se non si conosce l’opera, e una scena così forte passa indifferente senza un minimo applauso.
Invece della montagna c’è un grande magazzino, naturalmente poco
illuminato, come nascondiglio dei contrabbandieri.
Nel Finale c’è un coro nero raggruppato con mascherina bianca in mano e i due protagonisti reggono una marionetta.

la taverna di Lillas Pastia è un po’ confusa e Carmen non danza sopra i tavoli, ma canta appoggiata al muro e un’altra prova a fare qualche mossa di danza, lei dice che danzerà per lui invece apparecchia; la scena delle carte, ancor più buia, non ha nulla di drammatico, non si capisce chi canta se non si conosce l’opera, e una scena così forte passa indifferente senza un minimo applauso.

Nel Finale c’è un coro nero raggruppato con mascherina bianca in mano e i due protagonisti reggono una marionetta.


Regia Paul-Émile Fourny, Scene Benito Leonori, Costumi Giovanna Fiorentini, Luci Patrick Méeüs.
Se a Carmen si toglie il
tipico colore spagnolo, deve avere interpreti eccezionali. Invece…
Mireille Lebel è una
bella ragazza, ma in penombra
non si nota, ha una buona estensione vocale,
ma le note arie, Habanera e Seguidille,
non hanno nulla di seducente o di stuzzicante nella voce e nel gesto, non sono emerse particolari capacità drammatiche e neanche la sensualità; il colore mezzosopranile è adatto al ruolo, ma lei sussurra, gonfia i suoni e alla fine perde la fermezza.
non si nota, ha una buona estensione vocale,
ma le note arie, Habanera e Seguidille,
non hanno nulla di seducente o di stuzzicante nella voce e nel gesto, non sono emerse particolari capacità drammatiche e neanche la sensualità; il colore mezzosopranile è adatto al ruolo, ma lei sussurra, gonfia i suoni e alla fine perde la fermezza.

Anna Bordignon (Micaëla) è un sopranino che gestisce meglio la tessitura acuta e in quella grave affievolisce i suoni.
Sergio Foresti (Escamillo) ha buona voce di baritono,
Giacomo Medici (Morales) ha un mezzo vocale di medio calibro, Andrea Tabili (Zuniga) è un basso dalla voce roboante
da raffinare. Corretti Le Dancaïre di
Tommaso Caramia, Le Remendado di Vasyl Solodkyy, la Frasquita di Margherita Hibel e la
Mercédès di
Martina Rinaldi.
I Pueri Cantores “D.
Zamberletti” di Macerata cantano con sicurezza, ma hanno
voci non impostate, maestro del coro di voci
bianche Gian
Luca Paolucci.
Il Coro del Teatro della Fortuna di
Fano ha avuto tempi migliori,
maestro del coro Mirca Rosciani.
La cappa scende anche sull’Orchestra Sinfonica G. Rossini,
inizialmente senza elettricità, poi spesso pesante, si salvano fortunatamente
gli intermezzi per orchestra sola, Intermezzo dell’Atto
primo, Intermezzo Andantino quasi
allegretto dell’Atto secondo, Intermezzo
Allegro vivo dell’Atto terzo, dove il
suono
si addolcisce, il colore si definisce e il ricamo orchestrale si impreziosisce
sotto il gesto rotondo della direttrice Beatrice Venezi.
Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini
di Jesi, l’Opéra-Théâtre de Metz Métropole, l’Opéra de Massy, l’Opéra de
Reims et Centre lyrique Clermont Auvergne.
Nessun commento:
Posta un commento