Fano Teatro della Fortuna
Otto donne
e un mistero
e un mistero
commedia thriller tutta al femminile
7 febbraio 2020
Recensione di Giosetta Guerra
Otto
donne di differenti generazioni appartenenti a una ricca famiglia francese si
preparano al Natale in una grande villa di campagna, lontana dalla città,
quando una di loro, aprendo la porta di una camera al piano superiore, scopre
il corpo esanime del capofamiglia Marcel con un pugnale
conficcato nella schiena.
Panico
totale. Impossibile chiamare la polizia, perché i fili del telefono sono tagliati,
impossibile raggiungere la città perché l’automobile è stata manomessa. Nessuno
può essere entrato perché la villa è isolata dalla neve. Solo una delle otto
donne può essere l’assassina.
Cominciano
le indagini, escono confessioni scomode, vengono a galla segreti, ambizioni,
desideri e sentimenti sempre celati, piovono accuse, si scoprono personalità
diverse e ci si rende conto di quanta ipocrisia, omertà e sfiducia ci siano in
quelle persone, incapaci di relazionarsi col cuore.
La
stessa morte del capofamiglia è frutto di una macchinazione segreta perpetrata da
Catherine, la figlia minore, la quale in accordo con il padre ha simulato un
assassinio per avere delle conferme.
E
tutte ci sono cascate e tutte hanno rotto il freno del silenzio, tanto ormai
Marcel non poteva più sentire.

Questa
commedia thriller di Robert Thomas del 1968, tradotta da Anna Galiena, con
l’adattamento di Micaela Mino, e prodotta da La Pirandelliana, Compagnia
Molière, ABC Produzioni, necessita di interpreti di alto livello per tenere il pubblico
costantemente sul filo del rasoio.
E
qui c’è un cast di bravissime attrici: Anna Galiena Gaby, Debora Caprioglio Augustine, Caterina Murino Pierrette, Paola Gassman Mamy, Antonella Piccolo Sig.ra Chanel, Claudia Campagnola Suzanne, Giulia
Fiume governante della casa e Louise, Mariachiara Di Mitri Catherine, che, dirette dal regista Guglielmo Ferro, entrano
con sarcasmo nei singoli personaggi esasperandone le peculiarità e tengono alta
la suspence con ritmo serrato e sostenuto.
La
figura centrale è la vecchia signora della villa, suocera di Marcel, un’irriconoscibile
Paola Gassman interpreta con
padronanza scenica questa figura inquietante, assassina del marito, che bara
sul suo stato di salute, seduta sulla sedia a rotelle, che alla fine abbandona
e cammina e nasconde i suoi averi per non aiutare suo genero.
Impressionante
è la trasformazione della zitella Augustine, sorella di
Gaby, finta malata di cuore e odiatrice degli uomini, pur circuendo suo
cognato: da introversa, acida, nevrastenica, invidiosa e malvestita “badante”
della madre a una prorompente donna sexy come è in effetti la Caprioglio, un personaggio complesso
che l’attrice delinea con dovizia di particolari e rendendo stupefacente il
cambiamento.
Anna Galiena è un’elegante e distaccata padrona di casa, moglie
adultera di Marcel, nonostante lui mantenga in casa anche la sorella e
la madre di lei, che scopre di dividere il suo amante con Pierrette, la sorella
di suo marito. Caterina Murino rende bene l’ambiguità di Pierrette,
sorella ritrovata della
vittima, ex spogliarellista con debiti saldati dal fratello. Giulia Fiume
incarna con maestria il personaggio subdolo della governante servizievole e cinica,
amante di Marcel e segretamente innamorata della di lui moglie Gaby. Claudia
Campagnola è una dinamica e variegata Suzanne, presunta primogenita di Marcel, che conduce il ritmo della
pièce, improvvisandosi ispettrice di polizia e sconvolgendo drasticamente la
famiglia con la confessione choc di essere incinta del presunto padre.
Mariachiara
Di Mitri interpreta agevolmente il ruolo di Catherine, la figlia minore di Gaby e di
Marcel. Antonella Piccolo entra bene
nel carattere
contorto della Sig.ra
Chanel, cuoca e governante, amante di Pierrette e gelosa dei rapporti di
quest'ultima con Marcel.


Insomma un
vero manicomio.
Tutte
le attrici rispettano il meccanismo di questo dramma noir studiato per
captare l’attenzione del pubblico, con un dialogo serrato e
colpi di scena, tengono alta la suspense della struttura drammaturgica
senza tralasciare la veste sarcastica e comica
dell’ingranaggio.
La
scenografa Fabiana Di
Marco costruisce un interno imponente in legno su due piani,
diviso in vari ambienti arredati, dall’atmosfera un po’ inquietante, tipo Arsenico
e vecchi merletti; il disegno luci di Aliberto
Sagretti rispetta il clima sombre della pièce, i costumi
ideati da Françoise
Raybaud sono di foggia retrò. Le musiche
di Massimiliano Pace completano l’allestimento.
Bello, coinvolgente, di grande presa.
Il pubblico, che non ha battuto ciglio per tutto lo spettacolo, ha fatto un salto sulla sedia al colpo di pistola finale.
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