Stagione di prosa 2019-2020
LE FIGLIE DI
EVA
TRE
DONNE ALLA RISCOSSA
16 gennaio
2020
Di Giosetta Guerra
Da circa un
anno questo esilarante spettacolo, prodotto nel 2019 da Marioletta Bideri per
Bis Tremila, gira l’Italia e finalmente è arrivato anche al Teatro Rossini di
Pesaro, pieno fino al soffitto la sera della prima.
Tre donne e
un giovanotto hanno incatenato il pubblico, che non poteva perdere neanche una
battuta, per quasi due ore, strappando risate e applausi a scena aperta.
Non ci si
poteva distrarre e non ci si voleva distrarre, perché battute argute e pungenti
si susseguivano a raffica, tic e fobie si manifestavano all’improvviso, gag ed
espressioni dialettali gonfiavano la tensione e i differenti caratteri si
incrociavano e si sovrapponevano senza mai confondersi tra loro.
Il plot è
leggero, ma il testo è scritto con sapiente ironia e calca la mano sulla
caratterizzazione dei personaggi: Elvira è la
segretaria tuttofare del sindaco, Vicky
la moglie svampita del sindaco, Antonia
la professoressa supplente affetta da sindrome di Tourette, che sta aiutando il
figlio del politico a laurearsi, e un giovane attore bello e squattrinato che le
tre donne ingaggiano come avversario politico del sindaco.
Maria Grazia Cucinotta, in
minigonna o con lunghi abiti di paillettes oro brillante o con vestaglie
sontuose bordate di piume, è Vittoria,
ma si fa chiamare Vicky, la bella,
ricca e vistosa moglie del sindaco, amante del gossip in tv e dello shopping,
consapevole del suo ruolo di prima donna finché non scopre di essere stata più
volte tradita dal marito, perciò vuole vendicarsi; Vittoria Belvedere con occhiali da vista, capelli corti, abiti
modesti, aria spaesata, sacrifica il suo bell’aspetto per interpretare Antonia, la nevrotica insegnante ligia
al dovere e alle regole che deve gioco forza trasgredire per non perdere il
posto e non ce la fa più; Michela
Andreozzi è perfetta nel ruolo di Elvira
che tutto sa, tutto vede e tutto risolve, ma che è stanca di fare senza nulla
avere. Tre donne che dipendono in modi diversi dallo stesso uomo, l’unico ad
avere visibilità e importanza presso la gente, ma che in palcoscenico non
compare mai.
Vi lascio
immaginare cosa succede quando tre donne arrabbiate si mettono insieme con
l’intento di demolire l’oggetto del loro malessere e della loro rabbia.
Non danno in
escandescenze, ma tramano, ahimé.


E le tre
donne formano un partito chiamato “Le figlie di EVA”, che è l'acronimo dei loro nomi: Elvira, Vittoria, Antonia.
La più
determinata e la più attiva delle tre è Elvira, interpretata da una
incontenibile Michela Andreozzi con una comicità seriosa, tipo
Franca Valeri al telefono e Geppi Cucciari in qualche battuta, ma in realtà l’attrice
ha una sua linea recitativa che non ammette pause o esitazioni, entra con
naturalezza nel fiume di parole e di energia del suo personaggio, che è anche
frutto della sua penna essendo coautrice del testo insieme a Vincenzo Alfieri e
Grazia Giardiello, scatenando più volte risate e applausi a scena aperta.
Maria Grazia Cucinotta fa bene la
parte della svampita alla Minni Minoprio e dell’ingenua alla Sandra Milo,
pavoneggiandosi nei sontuosi abiti di Renato Balestra.
Vittoria Belvedere delinea perfettamente il carattere
della docente problematica, piena di paure e desiderosa d’amore.
Ben dotato
fisicamente e scenicamente, Marco Zingaro si presta a questo gioco delle
parti con recitazione spontanea e versatilità d’azione.
Naturalmente
non mancano sferzate alla politica in riferimento alla situazione attuale.
Ad aumentare
la comicità sono i tic delle tre donne: la segretaria ripete spesso “Elvira sa, Elvira vede, Elvira risolve, o Elvira non risolve”, Vittoria ogni
tanto cade in catalessi, Antonia impreca e inveisce in calabrese in stile
Antonio Albanese (e questo non mi è piaciuto).
Originale la
divisione del palcoscenico in tre ambienti senza divisioni concrete, ma con tre
porte d’accesso una diversa dall’altra e con un solo elemento caratterizzante:
una scrivania per la segretaria, una cattedra per la professoressa, un divano
al centro per la signora. Originale anche l’dea di far scendere dall’alto
cartelli luminosi indicanti l’ubicazione della scena. Scene di Mauro Paradisi.
I costumi di
Laura Di Marco rispecchiano le
professioni: rigorosi per la segretaria, casual per l’insegnante, scintillanti
e provocanti per la madama.
Il regista Massimiliano Vado è riuscito ad imbastire uno spettacolo estremamente
divertente, azione frenetica, ritmo serrato e brillante, grazie anche a degli
ottimi attori in grado di entrare nel meccanismo comico con grande serietà.
Ci siamo
divertiti moltissimo. Grazie.