ROF 2019
Pesaro
Vitifrigo Arena
Semiramide
(dedicata a Bruno Cagli e a Montserrat Caballé)
Esecuzione monumentale
per un’opera monumentale
Quattro ore di musica: una delizia per gli
spettatori,
un lavoro mastodontico per gli artisti.
Recita del 17 agosto 2019, recensita da Giosetta Guerra
I grandi occhi del re occupano il fondale, a volte si avvicinano, a volte il viso si apre per mostrare l’interno di una stanza con disegni infantili sulle pareti, una stilizzatissima figura femminile con un pugnale insanguinato in mano, ritta accanto alla figura stilizzatissima di un uomo con la corona in testa, disteso a terra esanime.
Sul lato sinistro in posizione elevata un disegno a forma di raggiera o ragnatela nasconde una porta, davanti alla quale una figura femminile biancovestita (Azema) resta in piedi per molto tempo, in basso sul lato destro c’è una culla azzurra con un bambino che dorme, ogni tanto un gigantesco orsacchiotto celeste e bianco compare al centro del palcoscenico o da dietro una parete.
Sul lato sinistro in posizione elevata un disegno a forma di raggiera o ragnatela nasconde una porta, davanti alla quale una figura femminile biancovestita (Azema) resta in piedi per molto tempo, in basso sul lato destro c’è una culla azzurra con un bambino che dorme, ogni tanto un gigantesco orsacchiotto celeste e bianco compare al centro del palcoscenico o da dietro una parete.
In una scena successiva si vede un grande occhio vuoto, dentro il quale sfila una processione di donne biondo platino in abito nero con neonati in braccio e il palcoscenico è attraversato di corsa da un bimbo col peluche. In un’altra scena compare un viso, attraversato da una scia di sangue.


Il trono di Semiramide è un balconcino in ferro che attraversa un grande
faccia.
Nell’appartamento della regina troviamo un salotto moderno con divano
chiaro sul quale Semiramide e Assur amoreggiano.
Il regista Graham Vick analizza il trauma psicologico di un bambino che la madre stessa voleva eliminare insieme al padre e cresciuto senza i genitori. Semiramide, la regina assiro babilonese, che il librettista Gaetano Rossi presenta avida di potere e di sesso, era moglie del leggendario re Nino che fondò Ninive, e amante di Assur col quale progettò di uccidere suo marito Nino e suo figlio Ninia.

La regia è per lo più statica, i personaggi cantano spesso
ai lati, il coro (in frac nero o a dorso nudo i maschi, in nero e bianco con
cappellini o con capelli platinati le femmine) è quasi sempre presente
anche in funzione scenografica, schierato fermo a ridosso del fondale, o
introdotto per sezioni divise, le masse si muovono compostamente, ma i quadri
sono vari e molto articolati e rappresentativi, non manca una scena di rito
musulmano; il padre e il bambino sono i principali protagonisti nella
scenografia.
I coristi e alcuni personaggi hanno le facce dipinte con
righe colorate come gli zulù (sono i colori delle bandiere di vari stati), Oroe
e i Magi sono inquietanti conciati come Lazzaro uscito dal sepolcro o come
lebbrosi o come fachiri, sfilano in processione seminudi (calzamaglia color
nudo) con lunghissime barbe e lunghe acconciature rasta.

Idreno,
re degli Indiani, indossa sontuosi e preziosi abiti da maragià ed ha la faccia
a 3 colori; la principessa Azema ha uno
scintillante abito bianco; Assur in
redingote nera con fiore all’occhiello porta occhiali neri, nella scena finale
della follia, Assur si presenta discinto, scarmigliato e con la pistola in mano;
capelli biondi corti per Semiramide, in tailleur pantalone nero, camicia
bianca, scarpe décolleté con tacchi alti, tipico abbigliamento della donna
manager in carriera; Arsace ha capelli lunghi scuri, un aderente tailleur pantalone
nero lucido con strisce damascate; l’ombra di Nino si materializza e l’uomo in
abito celeste, con la faccia sporca di celeste e di rosso, entra appoggiandosi
ad un bastone celeste.
Molti particolari, rilevati dalle foto, non si vedono dalla grande e lunga platea.

Molti particolari, rilevati dalle foto, non si vedono dalla grande e lunga platea.

Il M° Michele
Mariotti, il più osannato della serata, dirige la splendida Orchestra Sinfonica della RAI con gesto preciso, giusta
direzione dello sguardo verso le differenti sezioni per gli attacchi, concreta
partecipazione teatrale cantando lui stesso. La raffinata e minuziosa
precisione della conduzione e la competenza e sensibilità dei professori
d’orchestra permettono un ricamo musicale d’alto pregio. Con la Sinfonia, fortunatamente a sipario
chiuso, e le coinvolgenti introduzioni orchestrali, ci immerge nel mondo magico
di Rossini, la voce scoperta di alcuni strumenti mostra la bravura dei nostri
musicisti.
Il duetto madre/figlio “Ebbene…
a te: ferisci” coi pizzicati dei violini è sbalzatissimo e in crescendo con
l’orchestra che ricama sotto le voci. La musica frizza sotto il duettino madre/figlio,
seduti su seggiole con gambe accavallate “Serbami
ognor sì fido”.
La morbidezza è la cifra stilistica dell’orchestra che si
lancia anche in strappi accentuati. La maledizione di Nino con lampi, tuoni e strappi
orchestrali è apocalittica.
Per un’opera così mastodontica servono interpreti di grande calibro e fortunatamente qui tutti cantano bene ed hanno buone doti vocali, voci poderose, possenti, estese anche nella coloratura di forza e a volte violente nell’emissione. Assur e Arsace talvolta crescono nei finali.
L’importante ruolo di Oroe capo dei Magi ha la bella voce scura di spessore e i lunghissimi fiati del basso Carlo Cigni, trasformato in una sorta di zombi.
Per un’opera così mastodontica servono interpreti di grande calibro e fortunatamente qui tutti cantano bene ed hanno buone doti vocali, voci poderose, possenti, estese anche nella coloratura di forza e a volte violente nell’emissione. Assur e Arsace talvolta crescono nei finali.


Idreno è accompagnato da musica brillante. Il tenore Antonino Siragusa è perfetto per questo ruolo acutissimo. La voce è chiara e tagliente, spara sovracuti siderali sostenuti, l’intonazione è perfetta, i salti equilibrati, la voce aspra è usata con maestria e diventa più gradevole con l’uso di belle mezze voci in tessitura acuta nell’aria del II atto sc. VI “La speranza più soave”, arricchita da due sovracuti al fulmicotone.
Assur si
presenta con la bella vocalità del baritono Nahuel Di Pierro che canta
con morbidezza ed esegue bene le ondulazioni, esegue correttamente le agilità e
il canto di sbalzo, grazie ad una voce duttile ed estesa, di bel colore, ma non
molto possente, nonostante appoggi gravi cospicui. Nella struggente aria “Deh…ti ferma…ti placa…perdona…” è
morbidissimo, svettante e con buoni affondi gravi ed esegue propriamente il
canto sbalzato della cabaletta “Quei numi
furenti” col ritmo brillante dell’orchestra.
L’interpretazione magistrale della cavatina “Bel raggio lusinghier” è un autorevole
biglietto di presentazione: soprano di coloratura con vocalità possente,
agilissima e duttile con belle mezze voci e acuti laceranti, strabilianti sovracuti,
belle arcate e magistrali puntature acute.
una grande voce.
Nel lungo e patetico duetto Semiramide/Assur del II atto
sc. III “Assur, i cenni miei…Se la vita
ancor t’è cara” i due amanti ricordano il delitto di Nino in posizioni
erotiche sul divano e sul tappeto del salotto. Entrambi esperti belcantisti, si
esprimono con un canto morbido sopra una musica incalzante.

Mitrane è Alessandro Luciano un tenore di poco spessore.
Nino che annuncia “Arsace
regnerai” sembra il Commendatore,
la musica, il canto, l’atmosfera ci riportano alla scena finale del Don
Giovanni, quando il Commendatore chiede il pentimento di Don Giovanni, e il
concertato finale atto I ci ricorda il canto d’insieme che chiude l’opera di
Mozart.
Il canto d’insieme produce un bell’amalgama sonoro e con la complicità dell’orchestra è travolgente.
Il canto d’insieme produce un bell’amalgama sonoro e con la complicità dell’orchestra è travolgente.

Il Coro del Teatro Ventidio Basso, preparato dal M° Giovanni Farina, canta magnificamene, piegando la possenza della voce alla morbidezza del canto.
La scenografia non disturba l’ascolto, ma non favorisce la
comprensione della vicenda, per di più i sopratitoli pallidi e poco contrastati
sono di difficile lettura.
Spettacolo magnifico e di alto livello.
