Bologna Teatro Comunale

FIDELIO
Unica
opera musicata da Ludwig van Beethoven su libretto di Joseph
Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke.
Ode alla
libertà a trent’anni esatti dal primo giorno della “nuova” Europa dopo la
caduta del muro di Berlino.
by Giosetta Guerra
Il sipario chiuso e la
mancanza di disturbi scenici durante la Sinfonia
d’inizio e le pagine sinfoniche in corso d’opera permettono l’ascolto di un
vero poema sinfonico dalla musica coinvolgente e ricca di significati e di
colori. Il suono legatissimo degli archi con interventi dei corni si espande in
tutta la compagine orchestrale verso un finale gioioso.
Il sipario si apre
su un interno con vetrage da cui si intravedono alberi, a sinistra c’è una
scrivania con macchina da scrivere e a destra una persona che suona Per
Elisa al pianoforte.
Dietro la scrivania
è visibile uno scaffale che prima espone libri poi corpi nudi abbandonati a
simular la prigione. La stessa stanza, tappezzata con carta da parati floreale
stile anni 60, ha molteplici funzioni, ma non basta mettere tendine alle
finestre, un tavolo, qualche seggiola o altro per rendere chiare le
ambientazioni, che non sono ben servite neanche dalle luci.
Sul piano vocale i cantanti
risultano per lo più ben preparati e con voci di spessore.

Nelle vesti di Marzelline, figlia del carceriere innamorata di Fidelio, il soprano Christina Gansch, in nero prima e in bianco dopo, canta sul fiato con bel timbro vocale, pieno e rotondo, melodioso nei suoni densi ed armoniosi, duttile nelle agilità e nei filati rinforzati.
Di lei è innamorato Jaquino portinaio della prigione, interpretato correttamente dal tenore Sascha Emanuel Kramer.
Il carceriere capo Rocco col gilet
a rombi ha la voce importante, sia parlata che cantata, del basso Petri
Lindroos, la bellezza del timbro e dei suoni di
passaggio, l’estensione, la potenza, la pastosità, la sonorità delle note gravi e anche la gestualità e la capigliatura mi
hanno riportato in mente Samuel Ramey. Lindroos, però, predilige un’emissione
irruente.
![]() |
Leonore, sotto il nome di Fidelio,
moglie del prigioniero Florestan, è Simone Schneider un bel soprano esteso e melodioso con un consistente corpo
vocale, centri morbidi, suoni ambrati, bravissima anche nei crescendo e nelle
espansioni acute, incisive e delicate, con emissione sul fiato.
Dentro la stanza con
carta da parati alle pareti e finestre con tende il colloquio con
Leonore/Fidelio e gli altri è straordinariamente carezzevole e melodico.

Il tenore Erin Caves, nel ruolo del prigioniero Florestan dall’aspetto florido e non
denutrito, ha voce estesa ma poco ferma e a volte calante. Più
controllata è l’emissione nel duetto finale con la moglie.
Il ministro Don
Fernando è
il bravo baritono Nicolò Donini.
Bravi anche i due coristi tenore e basso Andrea Taboga, Tommaso Norelli nella parte dei due prigionieri.
Bravi anche i due coristi tenore e basso Andrea Taboga, Tommaso Norelli nella parte dei due prigionieri.
Il Coro del Teatro Comunale di
Bologna, diretto da Alberto Malazzi,
diffonde una sonorità espansa, piena e coinvolgente.
Fluidissima l’Orchestra del Comunale, diretta dal maestro israeliano Ascher Fisch.
Regia statica di Georges Delnon e con qualche
imprecisione (nella prigione illuminata a giorno il prigioniero si lamenta del
buio, ma forse è colpa di Bauer). La scenografia
minimalista con moduli scorrevoli è di Kaspar Zwimpfer, i costumi
degli anni 60 di MarLydia Kirchleitner e il disegno luci di Michael Bauer. Video
fettFilm.
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con Staatsoper Hamburg
in collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone.
Foto Andrea Ranzi-Studio Casaluci