Milano, Teatro alla Scala
Le Comte Ory di Rossini
Melodramma
giocoso in francese con autoimprestiti da Il Viaggio a Reims.
Alla Scala l’opéra
divertissement nella scialba lettura di Laurent Pelly.
(15 luglio 2014)
A cura di
Giosetta Guerra
Siamo piuttosto lontani dalle produzioni pesaresi
de Le
Comte Ory, quella storica di
Pizzi del 1984 con Rockwell Blake e Alessandro Corbelli e quella più
recente di Lluís Pasqual del 2003 con Juan Diego Florez.
Florez doveva esserci anche nell’attuale edizione
della Scala, ma dopo la prima ha cancellato tutte le altre recite a causa di
una tracheite. A noi è dispiaciuto molto, a lui forse un po’ meno vista la
produzione scialba e volgarotta, lontana dal suo stile.
Ci avrebbero incuriosito le sue nudità, ma ci
saremmo sentiti a disagio anche noi nel vederlo conciato da santone selvaggio e
trasandato nel primo atto e da monaca sbracata nel secondo e in atteggiamenti
più sguaiati che erotici.
Laurent Pelly, responsabile di regia, scene e costumi, ha buttato
sulla scena un conte seminudo, coperto solo nelle parti intime con brache
bianche arricciate e gli ha messo in testa una parrucca bianca, tipo rasta,
lunga fino alla vita. In mutande, in accappatoio, in posizione yoga su un podio
tipo Budda davanti alla fila di gente che gli chiede la grazia, o in abiti
monacali per introdursi nelle stanze della contessa, le Comte è il prototipo
del nobile frivolo e scanzonato che ha in testa una sola cosa, il sesso, solo
che in questa edizione non ha nulla di nobile.
L’ambientazione del
primo atto è brutta, è una piccola e scialba palestra, usata anche come
teatrino, con bar annesso. Le persone sono vestite in modo squallido, moderni
abiti plebei. Nel secondo atto c’è una visione cinematografica degli interni
del palazzo della contessa, le scene che scorrono oltre lo spazio scenico
mostrano in successione la cucina, la camera e perfino il bagno, a volte si
vedono due stanze insieme per le azioni in contemporanea di persone non
dialoganti tra di loro. Una bellissima idea. Divertente la scena a tre sul letto
della contessa, che, nascosta dalle lenzuola, scivola lentamente a terra,
lasciano l’ignaro Conte tra le braccia riluttanti di Isolier.
Regia
ripresa da Christian Räth,
luci generiche di Jöel Adam.
Nel
ruolo protagonista del Comte Ory Colin Lee si destreggia bene sia
teatralmente che vocalmente, canta bene, ha una vocalità di bel timbro, solida anche negli slanci acuti (cavatina “Que le destin prospère”, che riprende l’aria
di Madama Cortese “Di vaghi raggi adorno” dal Viaggio a Reims), ma la solidità e la brillantezza del suono non
durano fino alla fine, dove alcuni suoni sono un po’ stretti in
gola.
La Comtesse de Formoutier,
introdotta da un dolcissimo intermezzo orchestrale, si presenta con un
soprabito bianco. La sua fantastica aria d’ingresso sospirosa e languorosa
“En proie à la tristesse” (ripresa dall’aria della Contessa di
Folleville del Viaggio a Reims
“Partir, o ciel, desio”) è ricca di trilli e sbalzi, scale ascendenti e discendenti, appoggiature,
picchiettati, acuti e sovracuti con
crescendo orchestrali.
Il basso Roberto Tagliavini è un Gouverneur apprezzabile in ogni senso, ha voce importante,
ampia, duttile e di bel colore, con belle sonorità
e buoni gravi, buon sostegno del suono anche nelle grandi arcate, pronuncia
chiara e padronanza del palcoscenico, oltre a una bella figura (cavatina “Veiller sans cesse” con cabaletta “Cette aventure” che riprende quella di Lord Sidney).
Marina De Liso
(Ragonde) ha una buona voce ma i
suoni sono un po’ chiusi.
Nelle parti minori: Rosanna Savoia Alice, Massimiliano Difino Gérard, Michele Mauro Mainfroy, Maria Blasi, Marzia
Castellini, Massimiliano Difino,
Emidio Guidotti, Devis Longo les Coyphées.
Non manca il temporale rossiniano, qui posto
all’inizio del secondo atto, che è un vero temporale in orchestra, l’Orchestra del Teatro alla Scala, diretta con mano
leggera da Donato Renzetti, si gonfia nel concertato con coro del finale atto
primo “Ciel! Ô terreur extrème…Venez, amis”,
che riprende il “Destino maledetto”
del Viaggio.
Il Coro del Teatro alla Scala,
molto compatto e sonoro nella sezione maschile e delizioso nelle pagine
corali femminili, è diretto da
Bruno Casoni.
credit
Brescia/Amisano Teatro alla Scala