UN CONCERTO STELLARE ORGANIZZATO DA PARMA LIRICA
mercoledì 30 novembre 2011
UN CONCERTO STELLARE ORGANIZZATO DA PARMA LIRICA
sabato 26 novembre 2011
La Bohème a Fidenza
FIDENZA TEATRO MAGNANI
“LA BOHÈME” IN UNA SOFFITTA DI LUSSO
(Venerdì 11 novembre 2011)
Di Giosetta Guerra
Varcata la soglia d’ingresso alla platea del Teatro Magnani di Fidenza, ti trovi in un teatro di tradizione elegante e armonioso, ma l’occhio è attratto dal particolare palcoscenico costituito da una sala molto grande magnificamente affrescata.
È la stupenda camera acustica le cui pareti sono tele dipinte da Girolamo Magnani, uno dei più grandi scenografi dell’Ottocento, recentemente restaurate e lì poste alla visione del pubblico.
Ebbene in questo prezioso ambiente si svolge la vicenda dei bohémiens, che, se non hanno legna da ardere, possono riscaldare l’anima con la vista dell’arte. Ovviamente non ci sono i tetti di Parigi né le insegne del Café Momus né gli sbarramenti della barrière d’enfer, ma solo alcuni elementi che ricordano a chi già lo sa dove sono ambientati i quattro quadri dell’opera.
Il regista Riccardo Canessa, per non coprire questa bellissima scenografia naturale, immagina che quella sia la stanza di casa Puccini dove il maestro in persona prova l’allestimento della sua Bohème; qui arrivano i cantanti già in costume fine ottocento ideati da Artemio Cabassi (brutti quelli delle due donne, migliori quelli maschili), qui Puccini, impersonato dallo stesso regista, in piedi o seduto al pianoforte li controlla e qui ha inizio la prova e, ovviamente, l’opera per noi.
I quattro bohémiens si muovono a loro agio, sono giovani, baldanzosi e pieni di speranze. Fra loro si distingue Gianfranco Montresor (Marcello) per un bel mezzo vocale, solido, esteso, timbrato, robusto, pulito, per la rotondità e la morbidezza del suono, per la naturalezza e la fluidità d’emissione senza forzature neanche nel canto a voce piena, per l’accattivante modo di porgere una voce calda e una fascinosa presenza scenica (quando apre le braccia sembra abbracciare il mondo).
Nel ruolo di Rodolfo il giovane tenore Paolo Fanale ha le physique du rôle, squillo robusto e lunghi fiati sostenuti, la voce poco pulita in zona centrale è luminosa in zona acuta, ma gestita quasi sempre sul forte, eludendo la tinta pucciniana, che ritorna quando la voce si adagia nella morbidezza del canto. Pietro Toscano (Colline) deve mettere a fuoco un mezzo vocale di bel colore scuro, l’interpretazione superficiale di “Vecchia zimarra” è aggravata da una dizione incomprensibile. Donato Di Gioia (Schaunard) ha voce baritonale dal suono deciso e sonoro e Romano Franceschetto nel ruolo caricaturale di Benoit esibisce bella voce ferma e di spessore, mentre il regista Riccardo Canessa, registrato nella locandina col cognome materno (Riccardo Carloni), si presenta nei panni di Alcindoro.
Non è riportato il nome del tenore chiaro acuto che veste i panni di Parpignol.
E veniamo alle donne. Il soprano lirico Daria Masiero è una Mimì in carne piena di energia. Canta per lo più a voce spiegata, anche “Sì, mi chiamano Mimì”, comunque va apprezzata la sua grande voce che diventa melodiosa quando si alleggerisce e si piega alla dolcezza del canto a fior di labbro (“Fingevo di dormire”). Alla fine è la musica di Puccini che emoziona. Roberta Canzian (Musetta) ha voce melodiosa, duttile, estesa e brillante e canta molto bene “Quando me n’ vo”.
Per lo più schierati in palcoscenico, il Coro dell’Opera di Parma e il Coro di Voci Bianche della Corale Verdi, ben preparati e diretti da Emiliano Esposito e da Beniamina Carretta, completano la parte vocale.
Non sempre appropriato il disegno luci che restano chiare quando si spengono le candele in soffitta. Il M° Fabrizio Cassi dirige con proprietà l’Orchestra Filarmonica Terre Verdiane, fuori campo la Banda Città di Fidenza "G. Baroni" diretta da Saverio Settembrino.
Assistente alla regia P. Luigi Cassano, Maestro preparatore Simone Savina.
Organizzato dal Gruppo di Promozione Musicale Tullio Marchetti presieduto da Antonio Delnevo, l’evento si inserisce nelle manifestazioni per il 150° Anniversario del Teatro Magnani e per la mostra al pubblico di queste tele restaurate, ma è anche una lodevole iniziativa per la formazione del pubblico locale.
lunedì 21 novembre 2011

Parma
Auditorium del Carmine
Grande Concerto d’Autunno
(sabato 12 novembre 2011 ore 18)
Di Giosetta Guerra
Il suono morbido e scandito del pianoforte precede il canto e diventa più intenso col crescere dell’enfasi vocale, a volte lo strumento tace per lasciare spazio alla voce: è “Una furtiva lagrima” da L’Elisir d’amore di Donizetti, cantata dal tenore georgiano Shalva Mukeria con suoni sostenuti che si dissolvono in filati in tessitura acuta, accompagnato al pianoforte dal maestro Simone Savina.
Il tocco tiene il ritmo danzante del grande valzer di Juliette “Je veux vivre” da Roméo et Juliette di Gounod, che il soprano australiano Jessica Pratt attacca con morbidezza per lanciarsi in pirotecniche scale ascendenti e discendenti, suoni rinforzati con la messa di voce, squilli veementi, sostenuti dal suono coinvolgente del pianoforte.
Con la patetica aria di Nemorino e la scintillante aria di Juliette vengono presentati al folto pubblico gli artisti Jessica Pratt, Shalva Mukeria e Simone Savina, protagonisti del Grande Concerto d’Autunno, organizzato e presentato da Paolo Zoppi, presidente e anima degli Amici della Lirica del Cral CariParma.
E da qui è tutto un susseguirsi di arie e duetti di forte impatto e di grande difficoltà virtuosistica.
Shalva Mukeria, dotato di voce chiara ed estesa che elargisce con generosità e padronanza del registro acuto e sovracuto, alterna vigore e canto sfumato in “Spirto gentil “da La Favorita di Donizetti sopra le note sfiorate dal Savina con la delicatezza che parla al cuore, si lancia nella funambolica aria dei nove do “Ah mes amis” da La figlia del reggimento con suoni tesi e taglienti, accompagnato dallo scintillio vigoroso del pianoforte, affronta con grande potenza vocale e precisa dizione “Lunge da lei” da La Traviata di Verdi e con acuti che bucano le orecchie la famosissima canzone del Duca di Mantova “La donna è mobile” da Rigoletto. Il tenore ha una canna vocale robusta e fluente, notevole estensione e tenuta dei fiati, ma dovrebbe affinare la tecnica del canto sul fiato.
Jessica Pratt è una belcantista eccezionale, una virtuosa con doti vocali straordinarie e una tecnica di canto ineccepibile. Nell’aria di grande difficoltà virtuosistica “Tandis qu’il sommeille” da La Juive di Halevy, grand opéra francese poco rappresentato, l’emissione a fil di voce è accompagnata dal suono morbido del pianoforte, la melodiosità del canto si sposa con la sensibilità del pianista, il virtuosismo vocale che esplode in sovracuti rompicristallo è sostenuto dal brillio del pianoforte.
Voce e strumento sono entrambi protagonisti della leggerezza funambolica di Rossini nell’ aria di Amenaide dal Tancredi ”Come dolce all’alma mia”, la Pratt usa con eccellente tecnica un mezzo vocale agilissimo, estesissimo, acutissimo, dal timbro adamantino, Savina fa uscire dai tasti la rocambolesca scrittura rossiniana.
Nella cadenza di Elvira de I Puritani di Bellini “O rendetemi la speme” il flusso vocale di struggente bellezza, ornato di filati rinforzati con l’uso della messa di voce, si adagia sul tessuto sonoro discreto e penetrante del pianoforte cha ha spazi solistici molto intensi, nella cabaletta che segue “Vien diletto”, un susseguirsi di virtuosismi e sovracuti strabilianti sostenuti dall’aereo funambolismo del maestro Savina, la Pratt è mostruosamente brava.
Poi ci sono i duetti. Il pianista con suono cadenzato interloquisce con l’intensità vocale e le delicatissime mezze voci rinforzate del soprano e con l’attacco in pianissimo del tenore nel seducente duetto d’amore “Verranno a te sull’aure” da Lucia di Lammermoor di Donizetti che chiude la prima parte del programma e introduce con leggerezza di tocco la fluidità d’emissione della Pratt e gli alleggerimenti di Mukeria nel duetto de La Sonnambula di Bellini “Son geloso del zefiro errante”, che chiude la seconda parte.
Ma non finisce qui.
Dopo tutto questo ben di Dio i bis, annunciati ironicamente da Paolo Zoppi come canzonette del floklore delle loro terre e che invece sono brani di grande difficoltà:
l’impervio e trascinante duetto de I Puritani “Vieni tra queste braccia”, cantato con molta foga dal tenore e sostenute progressioni acute, “Pourquoi me reveiller” dal Werther di Massenet col ricamo del pianoforte, “La regina della notte” da Il Flauto magico di Mozart, con la quale il soprano ha scatenato il delirio del pubblico.
Un ringraziamento caloroso quindi a Jessica Pratt, Shalva Mukeria, Simone Savina e ovviamente a Paolo Zoppi che a titolo gratuito hanno messo in piedi una serata di altissimo livello per il piacere di un pubblico osannante ma soprattutto a favore dei bambini con gravi problemi di salute.
L’incasso di 4500 euro, infatti, è stato consegnato in palcoscenico al prof. Izzi, che dirige il Reparto di oncoematologia pediatrica dell’Opedale di Parma.
Dopo il concerto cena alla Corale Verdi con artisti (non tutti purtroppo), organizzatori, giornalisti e simpatizzanti.
Fano
Teatro della Fortuna
Sogno di una notte d’estate
di Carlo Cecchi
(13 Novembre 2011)
Servizio di Giosetta Guerra
Allestimento minimalista e ridotto per lo spettacolo di Carlo Cecchi Sogno di una notte d’estate, tratto da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare (A Midsummer Night's Dream del 1595), spettacolo che riesce a snocciolare a chiare linee l’intricata trama della pièce shakespeariana e a mettere in luce la versatilità di giovanissimi attori, capitanati e diretti dal grande artista.
Nato come saggio di diploma degli allievi di Carlo Cecchi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica nel giugno 2009, lo spettacolo conserva tale caratteristica e, se non può essere considerato una delle sette meraviglie del teatro come fu l’allestimento di Tato Russo, è una lezione di interpretazione dinamica e di recitazione rispettosa del linguaggio shakespeariano.
In Shakespeare, infatti, è la parola che va ascoltata, nulla si può perdere degli incastri del dialogo, della tornitura della frase e della ridondanza baroccheggiante della descrizione di un’immagine. L’ascolto non può essere superficiale perché l’uso della parola è estremamente sottile e poetico. Il congegno teatrale col fuoco d'artificio di equivoci, incanti, litigi e riconciliazioni di innamorati è stato rispettato, la padronanza scenica, la versatilità gestuale, la chiarezza della dizione, la fluidità della recitazione degli attori, che all’occorrenza diventano anche strumentisti o cantanti, la presenza in palcoscenico di Carlo Cecchi nel ruolo di Egeo padre di Ermia e come capocomico nel gruppo degli operai attori hanno contribuito alla gradevolezza dello spettacolo.
Certo, la caratterizzazione dei tre mondi descritti da Shakespeare qui non era completa, c’erano gli umani, tre fatine, la coppia reale e le altre tre coppie di innamorati, ma mancavano gli elfi esseri mitologici, l’atmosfera magica, la visione onirica e il mistero del bosco in una notte incantata, gli ambienti sontuosi e lo scintillio degli ori della reggia di Teseo, l’adeguamento delle luci alle diverse situazioni (troppo alte per la notte d’inchiostro con nebbia, ad esempio), tuttavia lo spettacolo ha avuto ritmo, stringatezza, ironia, concretezza.
In scena con Cecchi, Federico Brugnone, Valentina Ruggeri, Gabriele Portoghese, Davide Giordano, Sofia Pulvirenti, Barbara Ronchi, Cecilia Zingaro, Giorgio Musumeci, Silvia D’Amico, Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Alessandro Marmorini, Fabrizio Falco, Valentina Rosati, Luca Marinelli.
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile delle Marche con il patrocinio dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. La traduzione è della poetessa Patrizia Cavalli, i costumi di Sandra Cardini che usa anche la plastica e la consulenza musicale di Nicola Piovani.