Fano, Teatro della Fortuna
A piedi nudi nel
parco
(10
novembre 2013)
La commedia A piedi
nudi nel parco
di Neil Simon, commediografo americano del 1927, fu rappresentata a teatro per
la prima volta nel 1963, poi nel 1967 venne realizzata la versione
cinematografica con Robert Redford e Jane Fonda come protagonisti.
Esternando una vena un po’ maschilista Simon mette
in evidenza la superficialità della donna che, chiusa in un mondo di bambole,
non riesce a calarsi nel tran tran quotidiano e nell’incapacità di adeguarsi
alla realtà rompe proprio ciò che era l’oggetto dei suoi sogni, il rapporto
coniugale. Dopo sei fantastici giorni di luna di miele in una camera dell'hotel
Plaza, Paul e Corie si trasferiscono in un piccolo disordinato e fatiscente
appartamento al quinto piano di un vecchio palazzo senza ascensore, dove manca
quasi tutto e quel che c’è non funziona (telefono, termosifone), persino il
lucernario è rotto e lascia entrare la neve. Corie cerca di riordinare e far
aggiustare le cose per rendere l’ambiente vivibile, s’illude di prolungare
l’atmosfera romantica dei giorni passati, ma Paul, un avvocato agli inizi di
carriera,
pensa più al lavoro dell’indomani. Da subito quindi cominciano i
dissapori, causati dalla differente visione della vita e dalla mancanza di
obiettivi comuni, ma soprattutto per l’incapacità di ognuno di entrare nel
mondo dell’altro, dissapori che in breve tempo portano i due sposi alla
separazione.


La commedia messa in scena al Teatro della Fortuna
di Fano da Synergie teatrali in collaborazione il 46° Festival di Borgio
Verezzi, aveva una compagnia di bravissimi attori che, sotto la guida del
regista Stefano Artissunch, hanno
fatto un percorso interiore per giungere al personaggio attraverso l’emotività,
fino a diventare i personaggi stessi, per cui nel loro agire e nel loro parlare
si nota la spontaneità e non la costruzione teatrale; la delusione, la
ribellione, l’ironia, il sarcasmo, il pentimento non hanno nulla di finto, ma
sono esternazione di ciò che gli attori sentono in quel momento e questi
esuberanti artisti riescono ad intrecciare dramma, farsa e commedia con forza
vitale ed esilarante vis comica, senza risparmiarsi neanche fisicamente.


e Federico Fioresi è un versatile e simpatico

tecnico del telefono e anche l’uomo
delle consegne.
L’agitazione regna sovrana fra queste squallide
mura e si esprime con la concitazione della parola e del gesto e con un’energia
ipercinetica incontrollabile e continua, nonostante le sei rampe di scale che
fanno arrivare tutti trafelati, col fiatone e col corpo contorto e gli occhi
strabuzzati dalla fatica. Le situazioni sono esilaranti e gli atteggiamenti
sono caricati per creare comicità.
Una resistenza al di là del normale per questi
bravissimi attori, oltre ad una naturalezza di recitazione e d’interpretazione,
a cui si arriva solo dopo lungo studio e lunghe prove.
Funzionali le trasparenze delle pareti e del lucernario
che lasciano vedere ciò che accade fuori scena.
Scena
di Francesco Cappelli, costumi di Marco Nateri, luci di Giorgio Morgese.
Uno
spettacolo da vedere, ma anche da accorciare un po’ specialmente nella prima
parte.