venerdì 8 luglio 2016

Roma, Conferenza teatro Pergolesi Jesi


Conferenza stampa

  Festival Pergolesi-Spontini  


Roma
Il 5 luglio nella sala-cinema dell’Agis di Roma si è svolta la conferenza di presentazione del XVI festival Pergolesi- Spontini di Jesi , che si svolgerà dal 1 al 24 settembre 2016, con il titolo : Vento di Soave, papi, imperatori, armi e amori sotto l’Aquila sveva, dedicato alla figura di Federico II di Svevia, nato nella cittadina marchigiana nel dicembre 1194, “Vento di Soave”come lo denominò Dante nel III canto del Paradiso, riferendosi alla madre Costanza d’Altavilla.
Presenti Valentina Vezzani, campionessa di scherma, Luca Butini, vicesindaco di Jesi, William Graziosi, amministratore delegato, i quali hanno sottolineato l’importanza storico-culturale di Jesi, cittadina di 40.000 abitanti che ha dato i natali ad un imperatore e a due musicisti di grandissimo valore, quali Pergolesi e Spontini, esprimendo la necessità di una diffusione ampia della conoscenza delle loro opere nel mondo. Il presidente dell’Agis, prof. Carlo Fontana, si è soffermato sulla necessità di un sostegno dello stato e dello sblocco dei fondi che vadano in tale direzione e ha sottolineato il ruolo determinante del parlamento per legiferare in tal senso.
Il direttore artistico Vincenzo de Vivo ha illustrato in modo ampio e dettagliato il programma del festival, festival che presenta importanti e significative novità e ricchezza di contenuti. Per la prima volta si avvarrà della collaborazione di altre città e di altri teatri e della dislocazione degli spettacoli in varie cittadine delle Marche vicine a Jesi: Majolati, Monsano, Montecarotto, Castelbellino, Cupramontana, Loreto, Ostra, Serra dei Conti.
Altra novità lo svolgimento di una serie di iniziative intorno al festival, quali convegni di musicologia (fra i quali uno dedicato a Pergolesi e alla scuola napoletana del ‘700, il 9-10 settembre), laboratori, guide all’ascolto, itinerari culturali e artistici.
Il festival, ha sottolineato de Vivo , deve guardare a una dimensione europea e “correre lungo il tempo” e pertanto spaziare in un periodo compreso fra il Medioevo e i primi del ‘900. Si aprirà il primo settembre nella magnifica piazza Federico II con la festa teatrale “Il volo dell’Aquila” con la regia di Franco Dragone e la collaborazione della scuola di musica elettronica ed applicata del Conservatorio “E.R.Duni” di Matera e proporrà testi recitati, tratti da Virgilio, Dante, Jacopone da Todi e cantati da cori polifonici. Altra novità: Jesi aprirà prima della fine del 2016 un museo dedicato all’imperatore.
Seguiranno “La saracina” al teatro comunale di Montecarortto, opera non musicata di Wagner e raccontata da un cantastorie, da un puparo e da un negromante, con la collaborazione del teatro Massimo di Palermo e del Museo delle marionette “A. Pasqualino” di Palermo, un concerto del gruppo di musica medievale Micrologus a Castelbellino, che eseguirà musica del tempo di Federico II e nel Giardino del museo delle Arti monastiche di Serra de’ Conti, i Carmina Burana medievali dal Codice latinus Monacensis 4660, al quale seguiranno quelli di Carl Orff nel workshop di Franco Dragone ad Ostra, testimonianza dell’innamoramento del mondo tedesco per il sud. Il gruppo Micrologus eseguirà un concerto di laudi del francescanesimo, in collaborazione con la fondazione eremo dei frati bianchi, a Cupramontana.
Pergolesi è presente nel teatro Pergolesi con “I prodigi della divina grazia nella conversione e morte di san Guglielmo duca d’Aquitania" nella revisione critica di Livio Aragona e nel concerto del 10 settembre nella basilica della Santa Casa di Loreto, Spontini a Majolati nella casa- museo, con l’Agnese di Hoenstaufen, riscoperta dal maggio fiorentino nel 1954, in collaborazione con l’Accademia lirica di Osimo e letta nelle pagine salienti al pianoforte, in un ideale salotto ottocentesco, come nella Berlino che ospitò Spontini per venti anni.
La necessità di “correre nel tempo” apre ad un’opera di Ottorino Respighi al teatro Moriconi “Re Enzo” in collaborazione con il conservatorio “B. Maderna” di Cesena, riduzione per un complesso da camera di goliardi che mettono in scena il mito del figlio di Federico. Ma un altro Federico II, in un’altra epoca, amò la musica e si rivelò grande mecenate: Federico II di Prussia e il festival non può esimersi dal dedicargli un concerto da camera con musiche sue e della sua epoca.
La novità di più grande rilievo in questo momento è il ritrovamento di quattro manoscritti autografi di Gaspare Spontini ritrovati in Belgio nella biblioteca del castello d’Ursel in Hingene, relativi a partiture ritenute scomparse.
Il prof. Jan Dewilde , direttore della biblioteca di Anversa, presente in sala, ha illustrato (gentilmente tradotto da De Vivo), l’eccezionalità di tale ritrovamento. Si tratta di tre opere e una cantata. La prima, il melodramma buffo Il quadro parlante del 1800, la seconda Il geloso e l’audace, la terza la farsa giocosa Le metamorfosi di Pasquale del 1802 e infine la cantata L’eccelsa gara del 1806 per Parigi e dedicata a Napoleone e Giuseppina, dello stesso periodo della Vestale.
Si suppone che tali manoscritti siano stati portati nel castello nel quale è avvenuto il ritrovamento attraverso gli eredi di Celeste Erard, moglie di Spontini e che Sabine Franquet, moglie del duca Roberto d’Ursel (1873-1955), entrata in possesso delle partiture, le abbia portate al castello. Felice della collaborazione con la Fondazione, il prof. Dewilde si augura che al più presto, dopo l’incontro dei vertici dell’Associazione Pergolesi con i rappresentanti del Conservatorio reale di Anversa, si possa realizzare al più presto l’esecuzione delle opere ritrovate. Ce lo auguriamo anche noi, insieme a tutti gli amanti della musica e dell’opera di Pergolesi e Spontini. Dopo il fastival a Jesi si aprirà una stagione lirica interessantissima e intensa in collaborazione con l’opera di Ancona.

Giuseppina Giacomazzi








domenica 3 luglio 2016

dr.gam comunicato n. 2




Il pragmatico sognatore: un ossimoro che definisce "dr.gam"

L’alchemico musicista dall’incontestabile originalità regala show di vera magia



Rimini, 30 giugno 2016


Desta un forte interesse l’originale personalità di Andrea Gamurrini, in arte dr.gam e l’uscita del suo primo album d'inediti “Another family”.
Cantante, chitarrista, compositore/autore e produttore, Andrea nasce il 25 gennaio 1971 e, dopo tantissimi anni di gavetta around the world che lo formano e lo portano a raggiungere una forte maturità musicale, ritiene sia giunta l’ora di raccontarsi con la sua musica, convinto che chi ha le basi forti difficilmente cade, come un albero con grosse radici difficilmente verrà abbattuto da una folata di vento.
Determinazione ed umiltà esemplari lo accompagnano nella sua insaziabile ricerca di nuove esperienze formative, assetato di conoscenza affronta una costante diatriba interiore fra due pilastri della sua vita: la scienza e la musica. Un’evidente antitesi che ne esalta l’originalità.
Affronta studi scientifici, che lo affascinano, affiancandoli ad uno smisurato ed incondizionato amore per la musica che lui definisce "magia", della quale non può fare a meno, perché non può rinunciare alle emozioni che essa suscita, a quel qualcosa che si muove dentro lo stomaco, ai picchi di endorfina che essa provoca.
La musica lo spinge ad uscire dal territorio natio, come un bluesman alla ricerca della sua serenità e saranno proprio i suoi viaggi, le nuove conoscenze, i nuovi amori, ma soprattutto l’ascolto degli altri, che fungeranno da muse ispiratrici per i suoi testi.
Nel cd prossimo all’uscita narra di aneddoti dei suoi viaggi, della sua unconventional family, di vita quotidiana, di amore, di proteste ad un mondo fatiscente e lo fa regalando se stesso, il cuore e la testa, sedi della parte più istintiva e di quella più razionale, la più intima e la più cerebrale di un mondo svelato in entrambe le sue facce: la più oscura, quella delle passioni più radicate, violente ed ancestrali ma anche dell’amore e la più illuminata supportata dalla fede scientifica.
Da qui nasce il suo nome: “dr.”, cuore del suo nome Andrea e “gam”, la testa del suo cognome.
Andrea è un amante delle persone semplici ma nel contempo è attratto dal mistero e dalla complessità dell'essere umano, nella vita non si accontenta di ciò che vede, che è scontato, ma è alla continua ricerca dell’innovativo: “L’uomo per paura si spinge nella direzione opposta alle novità, io invece credo che nel non conosciuto ci siano grandi opportunità di conoscenza e di miglioramento”.

venerdì 17 giugno 2016

comunicato stampa dr.gam

Comunicato stampa


IL DEBUTTO È ALLE PORTE, L’ORIGINALITÀ SARÀ IL SUO SEGNO PARTICOLARE.

dr.gam si rivela 

al grande pubblico




                                    


















In tour con la sua band                       
composta da musicisti di prim’ordine.  

 Rimini 7 Giugno 2016 

Talento e costanza sono termini spesso inconciliabili nell'immaginario comune, nel caso di dr.gam al secolo Andrea Gamurrini, invece, convivono in perfetta sintonia da lungo tempo e negli anni, senza alcuna fretta di successo, hanno generato uno degli artisti più interessanti e completi attualmente in circolazione.
A soli quattro anni di età la sua voce riecheggia dal palchetto dell'oratorio di San Lorenzo in Campo (PU), piccolo borgo dell'entroterra marchigiano, e a cinque, per la prima volta, le sue mani si appoggiano su un pianoforte, ma è a dieci anni che incontra il suo primo ed unico grande amore: la chitarra. Prima la classica con la quale, sotto l'occhio stupito dei suoi insegnanti, inizia spontaneamente a comporre i primi brani e dopo qualche anno l'elettrica con cui si chiude, assieme ad un pugno di adolescenti ribelli, in una stanzetta buia dietro il lavatoio comunale, adibita a sala prove, fino all'età di 18.
In quegli anni di formazione musicale, tecnica, culturale e spirituale, viene totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano ed in lui si fa sempre più chiara l'idea che la sua vita sarà "on tour". 

Appena maggiorenne lascia il piccolo borgo per Urbino, poi Rimini ed il mondo, dove calca il palcoscenico in più di 1700 concerti tra Italia e paesi esteri quali Francia, Spagna, USA, Germania ed Austria e collabora con artisti di livello nazionale ed internazionale.
Nel contempo prosegue la sua attività di compositore entrando sporadicamente in studio ed uscendone sempre insoddisfatto. 

Per questo nel 2012, con molta fatica e sacrificio, inaugura gli studi della White Coal Productions, dove realizza il suo primo album di inediti "Another Family ", messo subito sotto contratto dalla major discografica Universal.
Dopo una lunghissima gavetta, dr.gam si rivela al grande pubblico, in anteprima mondiale, con "Another Family ", in uscita il prossimo 14 Luglio. 

Ad accompagnarlo in tour sarà la sua band composta da musicisti di prim’ordine: alla batteria Marco Rovinelli (Samuele Bersani, Max Gazzè, Zero Assoluto, Massimo Ranieri, Orchestra italiana del Jazz, Simone Cristicchi, ecc..), al basso Danilo Fiorucci (Michele Zarrillo e Marco Masini), alle tastiere e cori Miky Scarabattoli (tastierista ed arrangiatore di produzioni con Fio Zanotti, Opera Pop, ecc...).


lunedì 23 maggio 2016

S. Lorenzo, Teatro Tiberini,Concerto sassofoni

Teatro Tiberini, San Lorenzo in Campo

Concerto dell'Ensemble di Sassofoni

del Conservatorio Rossini di Pesaro

















(Domenica 15 maggio 2016, ore 17.30)

di Giosetta Guerra

Le belle domeniche’ nella provincia di Pesaro Urbino è una formula culturale innovativa per conoscere tesori nascosti e sconosciuti, organizzata da Amat e Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro, che l’Amministrazione comunale ha voluto portare a San Lorenzo in Campo per farlo conoscere sempre più come Paese della Musica. 


Dopo la visita alla basilica benedettica e la visione dell'opera d'arte Madonna con Bambino, San Lorenzo e San Benedetto di Terenzio Terenzi, detto il Rondolino, i turisti delle belle domeniche si sono spostati al Teatro Tiberini per assistere al concerto di sassofoni degli allievi Conservatorio“G. Rossini” di Pesaro, diretti dai maestri Federico Mondelci e Stefano Venturi.
Gli allievi, con l'abilità dei professionisti erano: Salva Aras al Sax Sopranino, Pietro Pacchiarini al Sax Soprano 1°, Eleonora Fiorentini al Sax Soprano 2°, Valentina Darpetti al Sax Contralto 1°, Junjie Tian al Sax Contralto 2°, Sara Albani al Sax Contralto 3°, Leone Ruggiero al Sax Tenore 1°, Nicolò Oggioni al Sax Tenore 2°, Luca Zenobi al Sax Tenore 3°, Michele Paolizzi al Sax Baritono 1°, Emiliano Bastari al Sax Baritono 2°, Giancarlo Giuliani al Sax Basso, Roberto Vignoli al Sax Alto solista.
Precisa ed esaustiva la guida all'ascolto di Giulia Ricci.




Brindisi offerto dalla Cantina Terracruda di Fratterosa con Spumante Brut Bianco e Rosé.

sabato 7 maggio 2016

Pesaro Teatro Rossini, Requiem di Mozart

Pesaro, Teatro Rossini

Requiem in re min per soli, 

coro e orchestra K. 626 


di Wolfgang Amadeus Mozart 
(1756-1791)

(02-05-2016)

di Andrea Gamurrini



La 56a Stagione Concertistica dell'Ente concerti di Pesaro si chiude con un evento irripetibile: il Requiem di Mozart interpretato dalla Filarmonica Arturo Toscanini.
Quando si ascolta Mozart, la sensazione, alla fine del concerto, è quella di essere solo nella pausa tra i due tempi…desideri averne di più; e neanche il bis del Lux Aeterna proposto dalla Filarmonica Toscanini di Parma ed il coro di Piacenza, lunedì 2 Maggio 2016 al Teatro Rossini di Pesaro, ha soddisfatto quella voglia.
Ottima l'esecuzione, perfetta l'impasto sonoro sia nelle sole parti strumentali che a sostegno del coro, bravi i solisti Mariangela Sicilia soprano, José Maria Lo Monaco mezzosoprano, Jesus Garcia tenore, Michele Pertusi basso, anche se a volte non proprio chirurgici nei volumi, insomma un Requiem interpretato al meglio grazie anche alla precisa direzione del maestro Rinaldo Alessandrini a capo della sensibile orchestra Filarmonica Toscanini di Parma e del versatile Maestro Corrado Casati alla direzione del bravo coro del Teatro Municipale di Piacenza.
Come sempre la reazione all'ascolto del Requiem in re minore per soli, coro e orchestra K. 626 del genio di Salisburgo fin dalle primissime note è: nodo in gola e inondazioni di importanti quantità di liquido lacrimale che con fatica vengono contenute nelle cavità oculari, al punto che si ha il dubbio di poter affrontare un'ora in quello stato di assoluta deriva.
Questa sensazione viene lievemente placata nel Kyrie per poi acuirsi esponenzialmente dal Dies irae al Confutatis, ultima parte conclusa da Mozart prima di morire a soli 35 anni.
Secondo l'ipotesi avanzata dallo scrittore francese Stendhal, un anonimo committente (che si presentò alla porta di Mozart nel cuore della notte con una maschera come quelle di carnevale, un mantello scuro, aria lugubre e una sacca contenente danari) incaricava Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in quattro settimane una messa da requiem, dietro compenso di cinquanta ducati.
Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente. Quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro e si rese conto di non riuscire ad identificare l'uomo, il compositore austriaco si convinse che il committente fosse un emissario dell'aldilà che lo incaricava di scrivere la messa da Requiem per se stesso.
Pensate, il compositore più grande di tutti i tempi che sul punto di morte scrive l'ultima parte di una messa da requiem per se stesso…questo è il Confutatis…l'alternanza tra voci tenebrose maschili sul "confutatis maledictis flamnis acribus addictis" supportate dalle fughe degli archi più gravi ad allontanare la possibilità degli inferi, e l'invocazione delle voci angeliche sul "voca me cum benedicitis" quasi lasciate sole dall'orchestra a supplica per l'accoglienza tra i benedetti…è la descrizione del trapasso, delle immani paure, del dubbio, della fede che in quei momenti si fa forte, è la tragedia con supplica di liberazione da parte del divino, che, amplificata enormemente dalla sublime arte del compositore austriaco, ci arriva come colossali ondate di un maremoto di emozioni difficilmente contenibili.
Il Confutatis lascia spazio al Lacrimosa che fu solo abbozzato da Mozart e concluso da Franz Xavier Sussmayr, suo allievo, il quale terminò anche l'opera nella sua totalità, aggiungendo le ultime quattro parti…dal Domine Jesu al Lux Aeterna.

Requiem
Kyre
Dies irae-Tuba mirum-Rex tremendae-Recordare-Confutatis-Lacrimosa
Domine Jesu-Hostias
Sanctus-Osanna-Benedictus-Osanna
Agnus Dei
Lux aeterna







sabato 16 aprile 2016

S. Lorenzo in C. Teatro Tiberini, La favola di Orfeo ed Euridice

Teatro Tiberini, San Lorenzo in Campo (PU)


LA FAVOLA DI 
ORFEO ED EURIDICE
(9 aprile 2016)

Per il progetto speciale ‘A tempo d’opera’, promosso dall’Amat in collaborazione con il Comune di San Lorenzo in Campo, è stato presentato al Teatro Tiberini un concerto in forma scenica per strumenti, canto e voci recitanti, “La favola di Orfeo ed Euridice”, rielaborazione dell'opera settecentesca Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck su libretto di Ranieri de' Calzabigi, che narra il tragico viaggio del mitico cantore Orfeo nell’oltretomba per riportare in vita l’amatissima sposa Euridice, uccisa dal morso di un serpente velenoso.
Il Quartetto Internazionale d’Archi, formato da Marco Bartolini violino, Malgorzata Maria Bartman violino, Vladimir Zubitsky violoncello, Mari Batilashvili cembalo (qui sostituito da una tastiera) e diretto dal M° Salvatore Francavilla, ha eseguito con cura alcune pagine dell'opera, ha accompagnato le arie dei solisti e la sola tastiera ha fatto da sottofondo (non sempre gradito) alla lettura che collegava le arie.
Il mezzosoprano Kiyoka Iguchi era Orfeo, il soprano Sara Zhazitova Euridice e il soprano Mariami Gogbershvili Amore. Tre cantanti giovanissime, che hanno mostrato padronanza scenica e gestuale, sensibilità interpretativa, buona impostazione della voce e vocalità interessanti da perfezionare in spessore, morbidezza e dizione.
La lettura espressiva dei recitativi è stata effettuata dagli attori
Francesca di Modugno e Cristian Della Chiara.
La mise en espace di Inga Balabanova, direttore artistico dell'International Opera Studio Pesaro, e il disegno luci di Luca Marzi creavano la giusta atmosfera. Dietro un velatino, a volte opaco a volte illuminato, che separava il palcoscenico dal boccascena, si muovevano i cantanti e ai lati del boccascena in penombra davanti ad un leggio erano posizionati i due narratori. Durante la lettura sul velatino venivano proiettate immagini d'epoca di paesaggi e dei personaggi della storia. Appropriate le tuniche bianche come costumi.













Una formula sperimentata, efficace per l'introduzione all'opera di un pubblico neofita attraverso la narrazione che prepara al canto.
Prima dello spettacolo è stata offerta una degustazione di prodotti naturali, preparati dall'Associazione Stramonio di Pesaro.
L'evento ha visto la partecipazione del FAI di Pesaro, che ha apprezzato anche le bellezze artistiche del paese, quali la Basilica benedettina romanico-gotica, i musei archeologici e naturalmente l'ottocentesco teatro Tiberini.

Giosetta Guerra






venerdì 8 aprile 2016

prosa, Teatro della Fortuna, Fano, Venere in pelliccia

Fano, Teatro della Fortuna

VENERE IN PELLICCIA ..........

senza pelliccia


(3 aprile 2016)

Analisi di Giosetta Guerra

Nel teatro d'opera se non capisci tutte le parole c'è la musica che compensa, ma nel teatro di prosa se la parola non è comprensibile è proprio un dramma o una noia mortale, ancor più se il testo è una commedia dal ritmo serrato con due soli protagonisti obbligati a saltellare da un ruolo ad un altro senza interrompere l'azione in un coinvolgente e a volte assurdo gioco delle parti tra realtà e finzione. Cioè lui e lei devono essere un attimo se stessi e un attimo il personaggio teatrale che stanno provando. Stuzzicante, ma non si può perdere una battuta.
La trama è semplice, ma in crescendo. Thomas, un regista teatrale, intende mettere in scena questo testo e sta cercando la protagonista. Il ruolo più sfaccettato è quello della donna, che deve essere una signora quando entra nella finzione provando la parte di Vanda, ma deve tornare nella sua realtà quando commenta a voce alta col suo linguaggio abituale piuttosto scurrile. Ed è proprio l'intercalare, quasi un commento tra i denti, a sprigionare ironia, ma purtroppo chi era nel secondo ordine di palchi non ha potuto ridere perché da lassù le battute più strette non si sentivano, sia per la diminuzione del volume vocale (ma il sottovoce deve essere comunque udibile a teatro), sia per la mancanza di scansione della parola, così importante in palcoscenico come i silenzi. 


Sabrina Impacciatore nel ruolo di Vanda è una brava interprete, passa agevolmente dal linguaggio volgare e l'atteggiamento informale della popolana al linguaggio aulico e la posa del personaggio teatrale, dalla frivolezza all'alterigia, si muove bene e mostra con nonchalance le sue grazie, anche la recitazione è azzeccata come inflessione e ritmo, ma gran parte di ciò che dice a voce bassa e con accento romanesco (almeno mi è sembrato tale) è incomprensibile, l'attrice si mangia le parole, non sa cosa siano parola scenica e dizione, solo quando alza il volume e il tono della voce si capisce il discorso che è purtroppo disturbato dalla famosa zeppola, ossia la "s" spunta. Quando fa l'attrice si capisce, quando fa la popolana non si capisce niente. E, siccome tutta la commedia è una continua altalena tra realtà e finzione, è una gran fatica seguire senza capire tutte le battute, si perde l'ironia, il sarcasmo e ci si annoia. Invece Valter Malosti nel ruolo di Thomas ha una bella voce timbrata e teatrale, scandisce la parola con dizione chiara e accento appropriato, recita e si muove con spontaneità. Nell'insieme non c'è stata una straordinaria prova attoriale dei due interpreti.
Registicamente è tutto un po' piatto. Il regista Valter Malosti avrebbe dovuto giocare con più arguzia sulle sfumature psicologiche e sui differenti linguaggi e atteggiamenti tra realtà e finzione, avrebbe dovuto accentuare i contrasti nei mutamenti degli assetti emotivi, nei passaggi d'umore e negli scambi di ruolo, avrebbe dovuto gonfiare con spirito ironico la componente sadomaso nelle scene di seduzione e di domino/sottomissione, visto che lei era in guepière nera (bella ma non erotica), per rendere il gioco elettrizzante e soprattutto avrebbe dovuto pretendere una pronuncia chiara della parola. Ne sarebbe uscita una pièce esilarante con ritmo narrativo serrato e frizzante. E la pelliccia? Perché non c'era? Non doveva presentarsi una donna dall'aspetto marmoreo avvolta in un'enorme pelliccia scura?
Belle e colorate le semplici scene di Nicolas Bovey che ha scelto luci calde, belli i costumi femminili, normali quelli maschili, ideati da Massimo Cantini Parrini. Suono G.U.P Alcaro, aiuto regia Elena Serra.
Produzione Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti e Teatro di Dioniso in collaborazione con Infinito srl e Fondazione Teatro della Fortuna / AMAT.
Testo drammaturgico di David Ives dal romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch del 1870, traduzione Masolino D'Amico.















Prima Nazionale senza foto di scena.

Poche foto di scena scattate da me da lontano, non sapevo che il teatro non le avesse. Con la prosa siamo ben lontani dal teatro d'opera.