venerdì 17 giugno 2016

comunicato stampa dr.gam

Comunicato stampa


IL DEBUTTO È ALLE PORTE, L’ORIGINALITÀ SARÀ IL SUO SEGNO PARTICOLARE.

dr.gam si rivela 

al grande pubblico




                                    


















In tour con la sua band                       
composta da musicisti di prim’ordine.  

 Rimini 7 Giugno 2016 

Talento e costanza sono termini spesso inconciliabili nell'immaginario comune, nel caso di dr.gam al secolo Andrea Gamurrini, invece, convivono in perfetta sintonia da lungo tempo e negli anni, senza alcuna fretta di successo, hanno generato uno degli artisti più interessanti e completi attualmente in circolazione.
A soli quattro anni di età la sua voce riecheggia dal palchetto dell'oratorio di San Lorenzo in Campo (PU), piccolo borgo dell'entroterra marchigiano, e a cinque, per la prima volta, le sue mani si appoggiano su un pianoforte, ma è a dieci anni che incontra il suo primo ed unico grande amore: la chitarra. Prima la classica con la quale, sotto l'occhio stupito dei suoi insegnanti, inizia spontaneamente a comporre i primi brani e dopo qualche anno l'elettrica con cui si chiude, assieme ad un pugno di adolescenti ribelli, in una stanzetta buia dietro il lavatoio comunale, adibita a sala prove, fino all'età di 18.
In quegli anni di formazione musicale, tecnica, culturale e spirituale, viene totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano ed in lui si fa sempre più chiara l'idea che la sua vita sarà "on tour". 

Appena maggiorenne lascia il piccolo borgo per Urbino, poi Rimini ed il mondo, dove calca il palcoscenico in più di 1700 concerti tra Italia e paesi esteri quali Francia, Spagna, USA, Germania ed Austria e collabora con artisti di livello nazionale ed internazionale.
Nel contempo prosegue la sua attività di compositore entrando sporadicamente in studio ed uscendone sempre insoddisfatto. 

Per questo nel 2012, con molta fatica e sacrificio, inaugura gli studi della White Coal Productions, dove realizza il suo primo album di inediti "Another Family ", messo subito sotto contratto dalla major discografica Universal.
Dopo una lunghissima gavetta, dr.gam si rivela al grande pubblico, in anteprima mondiale, con "Another Family ", in uscita il prossimo 14 Luglio. 

Ad accompagnarlo in tour sarà la sua band composta da musicisti di prim’ordine: alla batteria Marco Rovinelli (Samuele Bersani, Max Gazzè, Zero Assoluto, Massimo Ranieri, Orchestra italiana del Jazz, Simone Cristicchi, ecc..), al basso Danilo Fiorucci (Michele Zarrillo e Marco Masini), alle tastiere e cori Miky Scarabattoli (tastierista ed arrangiatore di produzioni con Fio Zanotti, Opera Pop, ecc...).


lunedì 23 maggio 2016

S. Lorenzo, Teatro Tiberini,Concerto sassofoni

Teatro Tiberini, San Lorenzo in Campo

Concerto dell'Ensemble di Sassofoni

del Conservatorio Rossini di Pesaro

















(Domenica 15 maggio 2016, ore 17.30)

di Giosetta Guerra

Le belle domeniche’ nella provincia di Pesaro Urbino è una formula culturale innovativa per conoscere tesori nascosti e sconosciuti, organizzata da Amat e Conservatorio Statale di Musica “G. Rossini” di Pesaro, che l’Amministrazione comunale ha voluto portare a San Lorenzo in Campo per farlo conoscere sempre più come Paese della Musica. 


Dopo la visita alla basilica benedettica e la visione dell'opera d'arte Madonna con Bambino, San Lorenzo e San Benedetto di Terenzio Terenzi, detto il Rondolino, i turisti delle belle domeniche si sono spostati al Teatro Tiberini per assistere al concerto di sassofoni degli allievi Conservatorio“G. Rossini” di Pesaro, diretti dai maestri Federico Mondelci e Stefano Venturi.
Gli allievi, con l'abilità dei professionisti erano: Salva Aras al Sax Sopranino, Pietro Pacchiarini al Sax Soprano 1°, Eleonora Fiorentini al Sax Soprano 2°, Valentina Darpetti al Sax Contralto 1°, Junjie Tian al Sax Contralto 2°, Sara Albani al Sax Contralto 3°, Leone Ruggiero al Sax Tenore 1°, Nicolò Oggioni al Sax Tenore 2°, Luca Zenobi al Sax Tenore 3°, Michele Paolizzi al Sax Baritono 1°, Emiliano Bastari al Sax Baritono 2°, Giancarlo Giuliani al Sax Basso, Roberto Vignoli al Sax Alto solista.
Precisa ed esaustiva la guida all'ascolto di Giulia Ricci.




Brindisi offerto dalla Cantina Terracruda di Fratterosa con Spumante Brut Bianco e Rosé.

sabato 7 maggio 2016

Pesaro Teatro Rossini, Requiem di Mozart

Pesaro, Teatro Rossini

Requiem in re min per soli, 

coro e orchestra K. 626 


di Wolfgang Amadeus Mozart 
(1756-1791)

(02-05-2016)

di Andrea Gamurrini



La 56a Stagione Concertistica dell'Ente concerti di Pesaro si chiude con un evento irripetibile: il Requiem di Mozart interpretato dalla Filarmonica Arturo Toscanini.
Quando si ascolta Mozart, la sensazione, alla fine del concerto, è quella di essere solo nella pausa tra i due tempi…desideri averne di più; e neanche il bis del Lux Aeterna proposto dalla Filarmonica Toscanini di Parma ed il coro di Piacenza, lunedì 2 Maggio 2016 al Teatro Rossini di Pesaro, ha soddisfatto quella voglia.
Ottima l'esecuzione, perfetta l'impasto sonoro sia nelle sole parti strumentali che a sostegno del coro, bravi i solisti Mariangela Sicilia soprano, José Maria Lo Monaco mezzosoprano, Jesus Garcia tenore, Michele Pertusi basso, anche se a volte non proprio chirurgici nei volumi, insomma un Requiem interpretato al meglio grazie anche alla precisa direzione del maestro Rinaldo Alessandrini a capo della sensibile orchestra Filarmonica Toscanini di Parma e del versatile Maestro Corrado Casati alla direzione del bravo coro del Teatro Municipale di Piacenza.
Come sempre la reazione all'ascolto del Requiem in re minore per soli, coro e orchestra K. 626 del genio di Salisburgo fin dalle primissime note è: nodo in gola e inondazioni di importanti quantità di liquido lacrimale che con fatica vengono contenute nelle cavità oculari, al punto che si ha il dubbio di poter affrontare un'ora in quello stato di assoluta deriva.
Questa sensazione viene lievemente placata nel Kyrie per poi acuirsi esponenzialmente dal Dies irae al Confutatis, ultima parte conclusa da Mozart prima di morire a soli 35 anni.
Secondo l'ipotesi avanzata dallo scrittore francese Stendhal, un anonimo committente (che si presentò alla porta di Mozart nel cuore della notte con una maschera come quelle di carnevale, un mantello scuro, aria lugubre e una sacca contenente danari) incaricava Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in quattro settimane una messa da requiem, dietro compenso di cinquanta ducati.
Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente. Quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro e si rese conto di non riuscire ad identificare l'uomo, il compositore austriaco si convinse che il committente fosse un emissario dell'aldilà che lo incaricava di scrivere la messa da Requiem per se stesso.
Pensate, il compositore più grande di tutti i tempi che sul punto di morte scrive l'ultima parte di una messa da requiem per se stesso…questo è il Confutatis…l'alternanza tra voci tenebrose maschili sul "confutatis maledictis flamnis acribus addictis" supportate dalle fughe degli archi più gravi ad allontanare la possibilità degli inferi, e l'invocazione delle voci angeliche sul "voca me cum benedicitis" quasi lasciate sole dall'orchestra a supplica per l'accoglienza tra i benedetti…è la descrizione del trapasso, delle immani paure, del dubbio, della fede che in quei momenti si fa forte, è la tragedia con supplica di liberazione da parte del divino, che, amplificata enormemente dalla sublime arte del compositore austriaco, ci arriva come colossali ondate di un maremoto di emozioni difficilmente contenibili.
Il Confutatis lascia spazio al Lacrimosa che fu solo abbozzato da Mozart e concluso da Franz Xavier Sussmayr, suo allievo, il quale terminò anche l'opera nella sua totalità, aggiungendo le ultime quattro parti…dal Domine Jesu al Lux Aeterna.

Requiem
Kyre
Dies irae-Tuba mirum-Rex tremendae-Recordare-Confutatis-Lacrimosa
Domine Jesu-Hostias
Sanctus-Osanna-Benedictus-Osanna
Agnus Dei
Lux aeterna







sabato 16 aprile 2016

S. Lorenzo in C. Teatro Tiberini, La favola di Orfeo ed Euridice

Teatro Tiberini, San Lorenzo in Campo (PU)


LA FAVOLA DI 
ORFEO ED EURIDICE
(9 aprile 2016)

Per il progetto speciale ‘A tempo d’opera’, promosso dall’Amat in collaborazione con il Comune di San Lorenzo in Campo, è stato presentato al Teatro Tiberini un concerto in forma scenica per strumenti, canto e voci recitanti, “La favola di Orfeo ed Euridice”, rielaborazione dell'opera settecentesca Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck su libretto di Ranieri de' Calzabigi, che narra il tragico viaggio del mitico cantore Orfeo nell’oltretomba per riportare in vita l’amatissima sposa Euridice, uccisa dal morso di un serpente velenoso.
Il Quartetto Internazionale d’Archi, formato da Marco Bartolini violino, Malgorzata Maria Bartman violino, Vladimir Zubitsky violoncello, Mari Batilashvili cembalo (qui sostituito da una tastiera) e diretto dal M° Salvatore Francavilla, ha eseguito con cura alcune pagine dell'opera, ha accompagnato le arie dei solisti e la sola tastiera ha fatto da sottofondo (non sempre gradito) alla lettura che collegava le arie.
Il mezzosoprano Kiyoka Iguchi era Orfeo, il soprano Sara Zhazitova Euridice e il soprano Mariami Gogbershvili Amore. Tre cantanti giovanissime, che hanno mostrato padronanza scenica e gestuale, sensibilità interpretativa, buona impostazione della voce e vocalità interessanti da perfezionare in spessore, morbidezza e dizione.
La lettura espressiva dei recitativi è stata effettuata dagli attori
Francesca di Modugno e Cristian Della Chiara.
La mise en espace di Inga Balabanova, direttore artistico dell'International Opera Studio Pesaro, e il disegno luci di Luca Marzi creavano la giusta atmosfera. Dietro un velatino, a volte opaco a volte illuminato, che separava il palcoscenico dal boccascena, si muovevano i cantanti e ai lati del boccascena in penombra davanti ad un leggio erano posizionati i due narratori. Durante la lettura sul velatino venivano proiettate immagini d'epoca di paesaggi e dei personaggi della storia. Appropriate le tuniche bianche come costumi.













Una formula sperimentata, efficace per l'introduzione all'opera di un pubblico neofita attraverso la narrazione che prepara al canto.
Prima dello spettacolo è stata offerta una degustazione di prodotti naturali, preparati dall'Associazione Stramonio di Pesaro.
L'evento ha visto la partecipazione del FAI di Pesaro, che ha apprezzato anche le bellezze artistiche del paese, quali la Basilica benedettina romanico-gotica, i musei archeologici e naturalmente l'ottocentesco teatro Tiberini.

Giosetta Guerra






venerdì 8 aprile 2016

prosa, Teatro della Fortuna, Fano, Venere in pelliccia

Fano, Teatro della Fortuna

VENERE IN PELLICCIA ..........

senza pelliccia


(3 aprile 2016)

Analisi di Giosetta Guerra

Nel teatro d'opera se non capisci tutte le parole c'è la musica che compensa, ma nel teatro di prosa se la parola non è comprensibile è proprio un dramma o una noia mortale, ancor più se il testo è una commedia dal ritmo serrato con due soli protagonisti obbligati a saltellare da un ruolo ad un altro senza interrompere l'azione in un coinvolgente e a volte assurdo gioco delle parti tra realtà e finzione. Cioè lui e lei devono essere un attimo se stessi e un attimo il personaggio teatrale che stanno provando. Stuzzicante, ma non si può perdere una battuta.
La trama è semplice, ma in crescendo. Thomas, un regista teatrale, intende mettere in scena questo testo e sta cercando la protagonista. Il ruolo più sfaccettato è quello della donna, che deve essere una signora quando entra nella finzione provando la parte di Vanda, ma deve tornare nella sua realtà quando commenta a voce alta col suo linguaggio abituale piuttosto scurrile. Ed è proprio l'intercalare, quasi un commento tra i denti, a sprigionare ironia, ma purtroppo chi era nel secondo ordine di palchi non ha potuto ridere perché da lassù le battute più strette non si sentivano, sia per la diminuzione del volume vocale (ma il sottovoce deve essere comunque udibile a teatro), sia per la mancanza di scansione della parola, così importante in palcoscenico come i silenzi. 


Sabrina Impacciatore nel ruolo di Vanda è una brava interprete, passa agevolmente dal linguaggio volgare e l'atteggiamento informale della popolana al linguaggio aulico e la posa del personaggio teatrale, dalla frivolezza all'alterigia, si muove bene e mostra con nonchalance le sue grazie, anche la recitazione è azzeccata come inflessione e ritmo, ma gran parte di ciò che dice a voce bassa e con accento romanesco (almeno mi è sembrato tale) è incomprensibile, l'attrice si mangia le parole, non sa cosa siano parola scenica e dizione, solo quando alza il volume e il tono della voce si capisce il discorso che è purtroppo disturbato dalla famosa zeppola, ossia la "s" spunta. Quando fa l'attrice si capisce, quando fa la popolana non si capisce niente. E, siccome tutta la commedia è una continua altalena tra realtà e finzione, è una gran fatica seguire senza capire tutte le battute, si perde l'ironia, il sarcasmo e ci si annoia. Invece Valter Malosti nel ruolo di Thomas ha una bella voce timbrata e teatrale, scandisce la parola con dizione chiara e accento appropriato, recita e si muove con spontaneità. Nell'insieme non c'è stata una straordinaria prova attoriale dei due interpreti.
Registicamente è tutto un po' piatto. Il regista Valter Malosti avrebbe dovuto giocare con più arguzia sulle sfumature psicologiche e sui differenti linguaggi e atteggiamenti tra realtà e finzione, avrebbe dovuto accentuare i contrasti nei mutamenti degli assetti emotivi, nei passaggi d'umore e negli scambi di ruolo, avrebbe dovuto gonfiare con spirito ironico la componente sadomaso nelle scene di seduzione e di domino/sottomissione, visto che lei era in guepière nera (bella ma non erotica), per rendere il gioco elettrizzante e soprattutto avrebbe dovuto pretendere una pronuncia chiara della parola. Ne sarebbe uscita una pièce esilarante con ritmo narrativo serrato e frizzante. E la pelliccia? Perché non c'era? Non doveva presentarsi una donna dall'aspetto marmoreo avvolta in un'enorme pelliccia scura?
Belle e colorate le semplici scene di Nicolas Bovey che ha scelto luci calde, belli i costumi femminili, normali quelli maschili, ideati da Massimo Cantini Parrini. Suono G.U.P Alcaro, aiuto regia Elena Serra.
Produzione Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti e Teatro di Dioniso in collaborazione con Infinito srl e Fondazione Teatro della Fortuna / AMAT.
Testo drammaturgico di David Ives dal romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch del 1870, traduzione Masolino D'Amico.















Prima Nazionale senza foto di scena.

Poche foto di scena scattate da me da lontano, non sapevo che il teatro non le avesse. Con la prosa siamo ben lontani dal teatro d'opera.




















mercoledì 30 marzo 2016

Piacenza, Teatro Municipale: MACBETH

Piacenza, Teatro Municipale

20 marzo 2016

Macbeth di Giuseppe Verdi,

melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei dall’omonima tragedia di William Shakespeare.




Recensione di Giosetta Guerra

Emerge Anna Pirozzi, soprano drammatico dalla gola d'acciaio e di velluto.

Composta da Verdi nel 1847 e ampiamente riadattata diciott'anni dopo per il Théâtre Lyrique di Parigi, l'opera cadde a poco a poco nell'oblio e venne riproposta al pubblico solo nel 1952 in una memorabile interpretazione scaligera di Maria Callas.
In questa nuova produzione del Teatro Municipale di Piacenza l'allestimento di Macbeth è classico ed essenziale, talora captante talora deludente, alcuni quadri sono originali e resi belli dal gioco di luci e colori su disegno di Michele Cremona, ma gli ambienti e le situazioni non sono sempre comprensibili, inoltre manca la tinta velenosa dei protagonisti. Il regista Riccardo Canessa e lo scenografo Alfredo Troisi sintetizzano il bosco della Scozia, popolato di streghe nere, informi e contorsioniste, 
con un grande tronco nero biforcuto contro un cielo rosso fuoco e blu,

l'atrio del castello di Macbeth con un pesante fondale metallico decorato, squarciano il fondale verticalmente per lasciare intravedere i vari cadaveri e le anime dei  trapassati,














fanno uscire le figure spettrali delle tre apparizioni da un cratere fumoso nel pavimento, è il calderone delle streghe con le streghe che girano la materia in 
ebollizione con lunghi pali,
 
la scena del sonnambulismo passa così, e per la foresta che si muove........dov'è la foresta che si muove? Non c'è, scena saltata. E bravo il regista! Proprio qui l'aspettavo. C'è una certa staticità generale anche delle masse corali. I costumi di foggia classica sono opera di Artemio Cabassi. Silvia Rastelli performer.


Leo Nucci è un baritono di riferimento nel ruolo di Macbeth per resa scenica e padronanza tecnica; non eccede mai nel gesto teatrale, ma dalla mia posizione abbastanza lontana non riuscivo a vedere le espressioni del viso. La voce è ancora solida e vigorosa, anche se non sempre gradevole in zona centrale per suoni gutturali e carenza di armonici, buono il canto di forza per estesione e volume considerevoli con suoni ampi e ben tenuti nelle tessiture alte.

Anna Pirozzi, soprano drammatico di coloratura, presta una voce robusta e nel contempo carezzevole a Lady Macbeth; affronta il canto di forza con squillo sicuro, acuti taglienti, sovracuti sopra il coro e le arcate melodiche di ampio respiro con messa di voce, filati meravigliosi e dolcezza infinita, il colore screziato e la densità dei suoni medi e gravi ci ricordano Maria Callas. Vibrante ne "La luce langue", percorre tutti i registri e tutte le dinamiche con mille sfaccettature, trilli puliti, agilità non eccelse, sostegno del fiato sia nelle violenze che nelle delicatezze.
Scenicamente la coppia dovrebbe essere più cattiva e la lady avere più fiele.
Il basso Giovan Battista Parodi sostituisce Carlo Colombara malato nel ruolo di Banco, canta accuratamente ma la voce è poco robusta e poco voluminosa.
Gli altri interpreti: Federica Gatta Dama, Ivan Defabiani Macduff, Marco Ciaponi Malcolm, Mariano Buccino Medico/Domestico, Juliusz Loranzi Sicario/Araldo/prima apparizione, Anna Perotti seconda apparizione, Gloria Campioni terza apparizione, Agata Passerini Fleanzio.
Belle ed incisive le voci delle coriste, sonorità compatte e robuste della massa al completo per pagine corali bellissime, penetrante l'interpretazione di "Patria oppressa"; il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, istruito da Corrado Casati, è magnifico.

Sensibilissima, possente, delicatissima, struggente l'Orchestra regionale dell'Emilia Romagna, diretta con gesto sicuro e attento da Francesco Ivan Ciampa.

















 

domenica 27 marzo 2016

Fano, Teatro della Fortuna. Il Barbiere di Siviglia

Fano, Teatro della Fortuna

(12 marzo 2016)

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
opera buffa di Gioachino Rossini su libretto 
di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia 
omonima di Beaumarchais.


recensione di Giosetta Guerra

Troppa roba per Rossini già ricco di suo.

Distrazioni visive e privazioni uditive.

In coproduzione col Teatro dell'Aquila di Fermo e il Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il Teatro della Fortuna di Fano entra nei festeggiamenti dell'anno rossiniano mettendo in scena Il Barbiere di Siviglia.
Rodion Pogossov è un Figaro mobilissimo e versatile con l'ironia e l'aspetto del comico televisivo Ficarra, è un barbiere atletico che tiene la scena con grande padronanza del palcoscenico e gestisce in modo appropriato una voce baritonale estesa e flessibile, la dizione nei recitativi non è sempre chiara.
Il tenore Giulio Pelligra non ha le qualità né fisiche né vocali per impersonare il conte d'Almaviva: ha il timbro chiaro ma non è un tenore contraltino né un tenore di grazia, mette una certa cura nel porgere, ma spesso canta di fibra e di gola e non tiene gli acuti se non in qualche raro caso, fa le mezze voci ma non ha la fluidità rossiniana, la dizione è carente e la voce a volte non supera l'orchestra. Prova schiacciante di tale inadeguatezza: ha tagliato l'aria finale "Cessa di più resistere".
Bruno Praticò è una vera icona nel ruolo di Don Bartolo; la spontaneità del gesto e la padronanza del palcoscenico si affiancano ad una voce di baritono ferma e robusta, che si espande con sicurezza e si flette con facilità nel sillabato fitto, dove però la parola è incomprensibile.
Il basso Alessandro Spina è uno spilungone che veste bene la tonaca di Don Basilio, possiede voce estesa di bel colore scuro, ampia in acuto e morbida nella coloratura, ma "la Calunnia" richiede maggior spessore vocale ed incisività d'accento.
Josè Maria Lo Monaco è una Rosina malvestita e monacale, ha voce pastosa di mezzosoprano, di bel colore brunito e di normale spessore, suoni pieni e densi in zona medio grave e belle espansioni in acuto, conosce la prassi esecutiva del canto di coloratura, riesce ad eseguire il canto veloce, ma nel farlo la voce diminuisce di volume.
Felicia Bongiovanni è una Berta vamp che giunge a cavallo, il soprano ha un buon mezzo vocale con note gravi dense, acuti lanciati, fa variazioni in sovracuto, ma deve imparare a pronunciare il trigramma "gli" (moglie, non moje)
Daniele Terenzi (Fiorello, poi ufficiale) ha voce baritonale un po' impastata.
Alberto Pancrazi, noto giornalista marchigiano si è prestato per calarsi nei panni di un immobile e caratteristico Ambrogio dalla capigliatura schizzata.
Belli i concertati per il buon amalgama delle voci e dei suoni.
Brava e rispettosa della scrittura rossiniana la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Matteo Beltrami, che dà giusti attacchi alle sezioni orchestrali, corretti gl'interventi del corno tanto amato da Rossini e da...me.
Fantastica per la levigatezza e la levità del suono nella Sinfonia e per la frizzante leggerezza nei concertati. Al fortepiano Elisa Cerri.
Il Coro del Teatro della Fortuna "M. Agostini" diretto da Mirca Rosciani, contribuisce alla resa sonora delle parti d'insieme ed è impegnato anche scenicamente.
Elementi scenici infantili e a volte inappropriati, video e proiezioni originali ma eccessive, costumi moderni, tutto progettato e realizzato dagli allievi dell'Accademia delle Belle Arti di Urbino per l'allestimento del ROF di qualche anno fa.
La regia di Francesco Calcagnini è cervellotica e sovrabbondante con qualche illuminazione. Davide Riboli è l'assistente regista.
Quasi tutti entrano dalla platea dove si dilata l'azione scenica, Fiorello si mette a cantare tra la gente, addirittura tutta la prima scena coi cantori mascherati è schiacciata nel piccolo spazio tra la prima fila di platea e l'orchestra in semioscurità, Lindoro canta le due prime arie in piedi su uno sgabello a un palmo dalla faccia degli spettatori e poi sulla scaletta laterale, il balcone di Rosina è un palco di loggione da dove viene calato e tirato su un pallone, Figaro è seduto in platea, poi sale in palcoscenico e canta davanti ad un velatino opaco dove s'illuminano due porte per far comparire Rosina e Bartolo, mentre un foglietto sale e scende attaccato ad un filo, e dove vengono proiettati gli oggetti della bottega di Figaro; 
quando, dopo un insopportabile lungo periodo di chiusura, il velatino si alza, compaiono dei modellini raffiguranti sezioni di palchetti in miniatura, tipo costruzioni col lego, messi in ordine sparso (soluzione piuttosto infantile) e un maggiordomo strano costantemente seduto in silenzio,
 
i protagonisti spesso si esibiscono su una passerella laterale che collega la platea al palcoscenico, on stage c'è un interminabile andirivieni di personaggi mascherati e camerieri che apparecchiano e sparecchiano (forse eravamo a casa di Don Pasquale?), portano perfino una testa mozza di un cavallo (boh!), la "forza" è in abiti civili, 


durante l'aria di Bartolo and company "Freddo ed immobile" son tutti attorno ad un tavolo che infilzano spilloni su un cervello messo al centro, il finto maestro di musica sbuca da uno sportellino che si alza sulla piana del tavolo dove è seduto Bartolo e 
imbocca il vecchio,
 
Bartolo disinfetta tutti, anche il pubblico, con la pompetta del ddt prima di fare la barba, Berta biondissima entra come una star in groppa ad un cavallo, mentre Rosina indossa sempre un misero e castigatissimo vestitino nero sì da sembrar lei la serva, confusione e azioni di disturbo. UFFA! Non se ne può più di queste regie arzigogolate e cervellotiche, che cercano i cavilli e non badano all'essenziale, ingigantiscono i particolari e mettono in scena troppe cose. Rossini non ha bisogno di essere arricchito, lui è già ricco di suo e di tanta bella musica che non va assolutamente disturbata. Sono invece originali le trovate per la lezione di musica col vecchio addormentato, l'ingresso dalla platea di Don Basilio in portantina a forma di confessionale, il passaggio in platea e in palcoscenico di gente con l'ombrello e con la scala in una mezzaluce blu durante il temporale








e la proiezione sui palchi di scritte e disegni in tema (un po' troppe a dire il vero) per il trionfo della tecnologia. 




Il pubblico si è divertito, ma Rossini è Rossini 
e Il Barbiere è particolarmente accattivante.