lunedì 5 agosto 2019

comunicato stampa ROF 2019

Comunicato stampa

PRESENTATO A PESARO IL ROF 2019




È stata presentata oggi all’Alexander Museum Palace Hotel la 40esima edizione del Rossini Opera Festival, in programma a Pesaro dall’11 al 23 di agosto. Nel cartellone, due nuove produzioni: Semiramide, coprodotta con l’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, diretta da Michele Mariotti e messa in scena da Graham Vick, e L’equivoco stravagante, diretto da Carlo Rizzi e ideato da Moshe Leiser e Patrice Caurier. In cartellone anche la ripresa del rarissimo Demetrio e Polibio, nell’allestimento di Davide Livermore, diretto da Paolo Arrivabeni.
Completeranno il programma Il viaggio a Reims degli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”; il Gala ROF XL con alcuni tra i maggiori cantanti rossiniani di oggi; la Cantata La riconoscenza; le Soirées musicales nella versione orchestrata da Fabio Maestri; due Concerti lirico-sinfonici con le voci di Varduhi Abrahmyan e Jessica Pratt e quelle di Anna Goryachova e Simone Alberghini; due Concerti di Belcanto, protagonisti Angela Meade e Antonino Siragusa; il nuovo appuntamento di Rossinimania con gli Italian Harmonists.

Il Sovrintendente Ernesto Palacio ha introdotto l’incontro: “Le prove stanno andando molto bene, sono tre spettacoli molto diversi l’uno dall’altro: Demetrio e Polibio è una ripresa della produzione già messa in scena nel 2010, mentre Semiramide e L’equivoco stravagante sono due nuove produzioni. Si tratta di titoli visti poco anche a Pesaro: perSemiramide si tratta della terza produzione in 40 anni, mentre per L’equivoco stravagante si tratta della seconda; Demetrio e Polibio è la ripresa dell’unica messinscena dell’opera prodotta dal ROF. Sarebbe bello che titoli del genere fossero programmati più di frequente nei teatro di tutto il mondo”.

Ilaria Narici, Direttore scientifico della Fondazione Rossini, ha ribadito il saldo legame con il ROF: “Lavoriamo assieme da sempre, la Fondazione realizza e pubblica le partiture in edizione critica e il Festival le mette in scena. Quanto alle opere di quest’anno, Semiramide è proposta nella storica edizione critica di Philip Gossett ed Alberto Zedda. Di Demetrio e Polibio, la Fondazione ha recentemente acquisito l’unico pezzo originale, il Quartetto, che sarà prezioso per la realizzazione dell’edizione critica che pubblicheremo l’anno prossimo a cura di Daniele Carnini. Quanto all’Equivoco stravagante, non esiste autografo: la ricostruzione della partitura è stata frutto di un lavoro certosino sui manoscritti svolto da Marco Beghelli. Anche la cantata La riconoscenza è stata pubblicata in edizione critica negli anni precedenti”.

Il vicesindaco e presidente ROF Daniele Vimini ha aggiunto: “Il programma del ROF 2019 è ricchissimo e prosegue in un cammino di crescita. Il periodo di attività si è allargato, ed ormai va da febbraio (la settimana del compleanno di Rossini) sino a novembre (le celebrazioni dell’anniversario della morte). L’estensione dell’attività ha consentito di provare a coinvolgere un pubblico diverso, più giovane e meno abituato a frequentare l’opera. Il Festival sta lavorando moltissimo ad attività di apertura a nuove fasce di spettatori, a cominciare dal progetto didattico Crescendo per Rossini, e alla creazione di nuove importanti partnership internazionali, a cominciare da quella quinquennale con la Royal Opera House Muscat”.

Ha chiuso l’incontro il presidente onorario del ROF Gianfranco Mariotti: “La mia presenza qui è un segno di continuità. Il Festival viene da lontano ed ha una lunga storia, ma deve andare lontano e darsi nuovi orizzonti. Il ROF è sempre stato un Festival militante, con una missione ben chiara da perseguire. Con il completamento della lunga fase della riscoperta delle numerose opere dimenticate, si è chiuso un ciclo ed uno nuovo se ne apre. Abbiamo restituito al mondo degli appassionati partiture sconosciute che a Pesaro hanno riscosso un grande successo di pubblico e di critica. Questo repertorio deve diffondersi maggiormente all’estero, ed è questo l’obiettivo che il Festival si è dato per gli anni futuri”.

Nella foto, da sinistra: Daniele Vimini, Alessandro Marcucci Pinoli (titolare dell'Alexander Museum Palace Hotel, che ha offerto la location e un ricco e raffinato buffet a giornalisti e autorità), Gianfranco Mariotti, Ilaria Narici ed Ernesto Palacio.





Pesaro, 5 agosto 2019.




ROSSINI OPERA FESTIVAL
Via Rossini, 24
61121 Pesaro (PU)
tl.+39 0721 38001
fax +39 0721 3800220
www.rossinioperafestival.it

martedì 16 luglio 2019

PesaroL'italiana delle marionette



Pesaro Teatro Rossini

L’Italiana in Algeri di Rossini 

e la Compagnia marionettistica 

Carlo Colla & Figli

(12 luglio 2019)





A cura di Giosetta Guerra

Novità e originalità nella nuova lettura de L’Italiana in Algeri di Rossini per le marionette di Carlo Colla & Figli, voluta dal Comune di Pesaro, dall’Associazione Aido e dal ROF come ampliamento del Festival.
Il teatrino delle marionette è posizionato al centro del palcoscenico del Teatro Rossini.

I marionettisti sono nascosti nel piano superiore. 











Le bellissime scene sono fedeli ai luoghi e ai tempi della vicenda e cambiano grazie a pannelli, pareti, sipari mobili, quindi si passa da interni riccamente decorati ad esterni esotici con palme, il mare e perfino un’imbarcazione che si muove sulle onde e una bandiera italiana sventolante sul finale.






Tutti i personaggi della nota storia del Bey Mustafà, che vuol cambiare sua moglie con una bella donna italiana, ma che proprio dall’astuzia di lei resta buggerato, sono interpretati scenicamente dalle marionette di Carlo Colla & Figli, un po’ bianche e un po’ nere, con una deambulazione ed una gestualità quasi umane: camminano toccando i piedi per terra, non sospesi come a volte si vede fare, si muovono lentamente o di scatto all’occorrenza, entrano ed escono senza interrompere l’azione, interagiscono tra di loro con naturalezza e precisione esprimendo i sentimenti e i desideri dei personaggi, riproducendo perfino il tremore del corpo e i movimenti del capo del cantante quando fa le agilità e gli acuti, addirittura Mustafà ha, a tratti, il passo felpato e le movenze del migliore interprete di questo ruolo, Samuel Ramey. 


















Sono tutti così spontanei che solo quando s’intravedono sporadicamente i fasci di fili che le manovrano ci si rende conto che sono marionette. Il lavoro dei marionettisti è enorme e certosino, far corrispondere il movimento di ogni parte del corpo alla parola e alla musica è impresa da maestri sopraffini, e i F.lli Colla lo sono.
I costumi di foggia esotica sono bellissimi, con colori vivaci e forme ridondanti, e vengono più volte cambiati durante lo spettacolo. Il Coro è fatto da marionette vestite di bianco con turbante, o con grandi mascheroni e alla fine indossano abiti italiani.















La parte musicale e vocale è riservata a I Solisti Veneti diretti dal M° Claudio Scimone e ai cantanti Samuel Ramey basso (Mustafà), Marilyn Horne contralto (Isabella l’Italiana), Ernesto Palacio tenore (Lindoro), Katleen Battle soprano (Elvira, moglie di Mustafà), Domenico Trimarchi buffo (Taddeo).

EH????????????????????

No no, non erano presenti…magari…l’opera è in playback e utilizza la registrazione Warner Classics, ridotta musicalmente da Danilo Lorenzini. La scelta non poteva essere migliore, perché i cantanti sono tutti belcantisti di riferimento con voci magnifiche nel colore e magistrali nella coloratura.
La regia di Franco Citterio e Giovanni Schiavolin contribuisce a realizzare uno spettacolo nuovo, originale ed interessante, adatto a chi conosce già la storia, perché, come spesso succede nell’opera vera, le parole cantate non sono ben comprensibili. Inoltre la statura ridotta delle marionette richiede una visione ravvicinata e anche dalle prime file i lineamenti dei visi non sono ben definibili. Forse posizionando il teatrino più avanti verso il boccascena e scegliendo un teatro più piccolo che si riempirebbe più facilmente, la fruizione sarebbe migliore. Sarebbe anche utile inserire all’inizio di ogni quadro una voce narrante fuori campo o un tableau con poche parole esplicative della storia. 

Per suscitar la “maraviglia”, i manovratori dei fasci di fili che muovono le marionette non dovrebbero restare nascosti, ma dovrebbero essere ben visibili al pubblico, perché quello è il lavoro che deve emergere e stupire. I piccoli ne sarebbero entusiasti e non si annoierebbero, gli adulti potrebbero rendersi conto del cesello, della precisione, della difficoltà di un lavoro all’apparenza leggero. Un tipo di spettacolo così non deve solo piacere, ma deve stupire, entusiasmare, lasciare il segno. Comunque bravi bravi.
Produzione Associazione Grupporiani Comune di Milano - Teatro convenzionato in collaborazione con Human Company Teatro di Recanati.




Foto fornite dal ROF

mercoledì 10 luglio 2019


L’Italiana in Algeri di Rossini 

con le marionette del F.lli Colla 

al Teatro Rossini di Pesaro



                                                                  di Giosetta Guerra


Nella conferenza stampa tenutasi lunedì 8 luglio 2019 a Palazzo Gradari di Pesaro, il vicesindaco del Comune di Pesaro Daniele Vimini e il sovrintendente del ROF Ernesto Palacio hanno comunicato che, come ampliamento dei progetti attorno al ROF, arriveranno a Pesaro a fine settimana le marionette dei F.lli Colla.





Con la regia di Franco Citterio e Giovanni Schiavolin, la nota Compagnia Carlo Colla & Figli metteranno in scena al Teatro Rossini Il 12, 13 e 14 luglio alle ore 21 l’opera rossiniana L’Italiana in Algeri, completamente recitata dalle marionette che avranno le sembianze e i costumi esotici dei protagonisti, ma le voci saranno quelle dei più prestigiosi interpreti rossiniani: Marilyn Horne, Samuel Ramey, Ernesto Palacio, Katleen Battle, accompagnati da I Solisti Veneti diretti dal compianto Claudio Scimone.
Sarà quindi un’opera in play back, ridotta musicalmente da Danilo Lorenzini sulla base dell’edizione Warner Classic.
Una vera novità per il mondo dell’opera che attirerà la curiosità di chiunque e che dovrebbe essere estesa alle scuole.
Il progetto voluto ed elaborato dal Comune di Pesaro in collaborazione con l’Associazione AIDO di Pesaro e la Fondazione Rossini, è stato prodotto da Associazione Grupporiani e Comune di Milano Teatro Convenzionato, in collaborazione con Human Company Teatro di Recanati.
Vincenzo Massetti di Human Company aveva proposto questo spettacolo due anni fa agli amici dell’Aido Pesaro e a Daniele Vimini, ritenendo che il ROF fosse l’istituzione più adatta con cui collaborare. La produzione è una prima assoluta pronta per girare in altri teatri, al fine di avvicinare in modo giocoso anche i bambini al teatro d’opera.
I biglietti al costo di 15 e 5 euro sono in vendita al Teatro Rossini.
Infos: 0721.3800294; boxoffice@rossinioperafestival.it






https://www.youtube.com/watch?v=au1G_F9jJnc

mercoledì 24 aprile 2019




COMUNICATO STAMPA



“DR.GAM VOLA IN AMERICA”

Dr.gam, al secolo Andrea Gamurrini, dopo il tour internazionale e la fortunata distribuzione in Spagna e Portogallo del suo album “Another Family”, sarà all’ASCAP EXPO di Los Angeles, il più importante meeting per autori al mondo, dal 2 al 5 maggio 2019.
Ad invitare il poliedrico talento marchigiano è stato un publishing statunitense, che l’ha voluto fortemente fra gli artisti presenti al prestigioso Expo.
A suggello di questa nuova collaborazione, prossimamente si farà una nuova ristampa fisica del primo album di inediti in Usa e Canada, ciliegina sulla torta dopo la distribuzione web mondiale da parte dell’etichetta Universal.
“È un’emozione incredibile e un grande onore essere presente in un contesto importante come quello dell’Ascap Expo”, ha detto l’artista che ha poi aggiunto “L’America è per me un amore di vecchia data ed ora presentarmi con un mio album nel mercato musicale più importante al mondo è una sfida a dir poco stimolante”.
Dr.gam, acclamato dalla critica nazionale e da personaggi apicali della musica italiana tra cui recentemente anche il Maestro Peppe Vessicchio, con cui ha condiviso il palco alla chiusura del tour “Musica Maestro” del noto direttore, sarà quindi in America per presentare il suo ultimo album.
La produzione di Gamurrini vede la collaborazione di JOIS EDIZIONI e Lungomare srl alle edizioni, Universal Music alla distribuzione ed Astralmusic al management e ufficio stampa.
Nel coronamento di un percorso ventennale non ci resta che tifare per questo artista marchigiano, giunto all’apice con tantissimi concerti in Italia e all’estero e ora con il suo album entrato a far parte orgogliosamente degli ambasciatori della musica italiana nel mondo.

venerdì 15 febbraio 2019



Pesaro, Teatro Rossini









 


Nell’ambito della stagione di prosa, organizzata dal Comune di Pesaro e dall’AMAT, il Teatro Rossini di Pesaro presenta

L'odore assordante del bianco  

di Stefano Massini

(13 gennaio 2019)

 Lucida follia o genio creativo? 

 Alessandro Preziosi è 

 Vincent Van Gogh 

Di Giosetta Guerra


L'odore assordante del bianco di Stefano Massini vince il premio Tondelli Riccione Teatro nel 2005 per un testo asciutto e tagliente contro la spocchia e l’opportunismo della classe medica e la mala condizione dei malati di mente nei manicomi di fine Ottocento, ma anche contro le superstizioni dei preti e l’indifferenza e il distacco della gente nei confronti di chi vive sopra o fuori dalle righe del qualunquismo.
L’argomento è il ricovero nell’ospedale psichiatrico Maison de Santé Saint-Paul-de-Manson nel maggio del 1889 del pittore Vincent Van Gogh, “colpito da manie acute, con allucinazioni della vista e dell’udito e bisognoso di prolungata osservazione psichiatrica”.
La clinica più che un luogo di cura è una prigione per lo spirito libero di Van Gogh chiuso tra quattro pareti bianche, dove anche la sua colorata opera “Volo di corvi su un capo di grano” è impressa su una parete senza colori, bianco su bianco, e perfino la pianticella da lui curata è bianca e fa fiori bianchi; la degenza più che una terapia è una tortura per un pittore fortemente “colorato” lasciato senza colori, perché aveva tentato di ingerirli e una mente fantasiosa e creativa, lasciata nell’inerzia e costretta a vagare nel vuoto e nel nulla, viene soffocata dall’odore assordante del bianco.
Ne deriva uno smarrimento devastante attenuato solo dalla speranza di uscire da quell’orribile loco, ma le suppliche di Vincent non trovano risposta nella figura incerta e smarrita del fratello Theo che va non riesce a prendere la decisione di portarselo a casa. Nessuno capisce la sua condizione, chi per incompetenza, chi per negligenza, chi per interesse. Il personale medico è freddo e distaccato e lo sottopone a terapie devastanti, quali l’ipnosi, il direttore dell’ospedale lo tratta con la falsa cortesia di chi bada più all’interesse della struttura che alla guarigione dei pazienti e lo circuisce per convincerlo della sua follia e della necessità di restare ricoverato, il prete lo destabilizza con paure e superstizioni, un saccente pittore gli dà lezioni di pittura. 
Vincent sente questa carenza e la esprime con le elucubrazioni di una lucida follia che sono più giuste della falsità e dell’indifferenza circostanti. Lui che è considerato matto è più profondo e più sottile degli altri. Nessuno è in grado di capire i bisogni e le sregolatezze di un artista, che finisce col cadere in un’apatia agghiacciante senza via d’uscita.
Sulla scena Vincent Van Gogh è Alessandro Preziosi.
…Provate ad immaginare…
Maestro del palcoscenico e regista di se stesso, Preziosi ha attuato il teatro della parola come in Shakespeare e il verdiano scavo della parola scenica, grazie ad una dizione precisa, ad una recitazione basata sulla modulazione della voce, all’interiorizzazione del testo e della forza del personaggio, alla personalizzazione delle tematiche.
Costretto dentro un camice bianco, spettinato, lo sguardo fisso e sperduto nel vuoto, il corpo ripiegato su se stesso, contratto, affaticato e sofferente, con deambulazione precaria si aggira per la stanza che ha solo un letto bianco, si rotola sul pavimento, s’inginocchia, si distende.  La recitazione a volte esagitata a volte a fior di labbro è di grande presa, eloquenti silenzi e pause appropriate mantengono alto il dramma, ogni tanto alleggerito da argute osservazioni del protagonista.
Genio e sregolatezza, tutte queste sfaccettature emergono nella recitazione e nel gesto di un grande attore, consapevole e colto, che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso per l’intero spettacolo.
Un’interpretazione così intensa ha coinvolto senz’altro l’espressività del volto e il linguaggio silenzioso degli occhi. Allora perché non rendere il tutto visibile al pubblico attraverso un monitor o uno schermo sul retro del palcoscenico per aggiungere bellezza alla bravura?
Molto bravi tutti gli altri attori, entrati anima e corpo nella parte: Massimo Nicolini (il fratello Theo), Roberto Manzi (il vanesio dottor Vernon Lazàre), Alessio Genchi, Francesco Biscione, Vincenzo Zampa. (Per favore mettete sul libretto di sala il nome del personaggio accanto a quello dell’interprete).
Una pièce sospesa con musica fissa ossessiva come la musica di Wagner amata da Vincent. Le scelt, e musicali sono di Giacomo Vezzani. Il disegno luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta rende l’atmosfera straniante giocando sulle sfumature del bianco: naturale quando entrano gli infermieri, fredda sul fiore per rendere il bianco più banco, sbiancante per appiattire i contorni, retrostante per le immagini in controluce. La regia di Alessandro Maggi, unita alla supervisione artistica di Alessandro Preziosi, definisce i caratteri, le situazioni, il delirio, il dolore, il dramma dell’incomprensione. Il tutto entro l’incisiva scenografia minimalista di Marta Crisolini Malatesta, che si è occupata anche del vestiario.
Uno spettacolo profondamente coinvolgente, da rivedere.
Una coproduzione Khora.teatro, TSA – Teatro Stabile d’Abruzzo









venerdì 18 gennaio 2019

Fano, Teatro Fortuna - Così fan tutte



Fano, Teatro della Fortuna

COSĺ FAN TUTTE di Mozart   



 (4 dicembre 2018)



 analisi di Giosetta Guerra



 Allestimento ideato da Pier Luigi Pizzi nel 2011 
 per il Teatro delle Muse di Ancona 
 e per il Teatro Lauro Rossi di Macerata,
 ripreso dopo sette anni 
 dai teatri di Fermo, Ascoli Piceno e Fano. 

Nulla è cambiato da allora se non il cast, pertanto attingerò alla dettagliata descrizione di allora per l’aspetto visivo, che mantiene intatta ancora l’atmosfera di poesia e d’eterea bellezza, mentre ovviamente analizzerò il nuovo cast.


Un fluttuante telo bianco cade e la scena s’illumina d’immenso. Un’erma spiaggia sospesa tra cielo e mar, sopra un alto scoglio “che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude” e lascia pensare a “interminati spazi di là da quello”, è pervasa da un’esplosione di biancore. Al centro della spiaggia un moscone di legno bianco e a destra una casa bianca con scala e grande terrazza e un solarium al piano superiore. “Mirando” il suggestivo loco, “sovrumani silenzi e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura” e “naufragar m'è dolce in questo mare” di luce. (Leopardi: L’Infinito). 


Sulla morbida coltre sabbiosa due giovani baldanzosi, Guglielmo (amante di Fiordiligi) e Ferrando (amante di Dorabella), corrono, saltano, si denudano, si distendono, fanno ginnastica, leggono il giornale, agilmente si arrampicano sugli scogli e sulla ringhiera nera del terrazzo. Compostamente si fa avanti Don Alfonso con un ombrello rosso in mano. Gli uomini hanno il codino, abiti d’epoca chiari e un cappello a tre punte. Le tre grandi porte-finestre si spalancano sulla terrazza ed escono le due sorelle Dorabella e Fiodiligi (asciugandosi con l’asciugamano i lunghi capelli neri), con leggeri abiti bianchi lunghi stile impero e la cameriera Despina con un grembiule grigio sopra un vestito color sabbia.
  
I quattro amanti sprizzano freschezza e trasgressione da tutti i pori: si baciano per le scale, sulla spiaggia, simulano amplessi, si abbracciano e, quando lo fanno a coppie ravvicinate, spesso le mani di ognuno diventano troppo lunghe per toccatine furtive dell’altra amante. 
Dopo la partenza (finta) dei due maschietti per la guerra, le due donne si vestono a lutto (bellissimi abiti neri lunghi della stessa foggia, con corpetto rifinito in vita con grandi becchi a centine, profilato in bianco quello di Dorabella) e si coprono capo e viso con grandi veli neri. Ma poi indossano bellissimi abiti da sposa bianchi per andare a nozze coi nuovi amori.
I giovani sono scalzi, il vecchio no.
Niente servitori in scena e anche il coro non è fisicamente presente. Per aumentare la quasi immaterialità di questo allestimento (tutto è morbido, la sabbia annulla i rumori, i piedi scalzi), il flusso sonoro del bravo Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini di Fano, preparato da Mirca Rosciani, giunge dalla platea, dove i coristi sono schierati lungo le pareti laterali.
Pier Luigi Pizzi, autore di regia, scene, costumi e luci, gioca di finezza nella cura dei dettagli e accentua con estremo garbo la comicità (Dorabella si rintana in casa con il nuovo amante e riesce in abito bianco - il lutto è finito; Fiordiligi pure si rintana col nuovo arrivato, torna fuori scarmigliata ma ancora in nero perché è andata in bianco); Pizzi rispetta la geometria musicale con la simmetria a volte speculare delle coppie nelle scene d’insieme.
Regia squisita, scenografia originale e luminosissima, costumi di un’eleganza sobria e raffinata: una delicatezza sublime pervade la scena, anche nei quadretti spiritosi. Bravo Pier Luigi Pizzi.
Così fan tutte, l’opera mozartiana destinata ai palati più fini, presenta una nutrita tavolozza di colori, per delineare un groviglio indistinto di sentimenti contrastanti provati dai personaggi nell’arco di una sola giornata ricca di imprevisti. Il libretto scritto con accuratezza da Da Ponte punta il dito contro le donne, ma oggi ci fa sorridere, la musica di Mozart è raffinata e di assoluta bellezza, a volte impalpabile, a volte sottilmente ironica o burlesca (caratteri determinati dalle voci degli strumenti), è ricca di melodie ben strutturate, incantevoli concertati, duetti, terzetti, quartetti, quintetti, sestetti, con una linea musicale dolcissima a sostegno della lunghezza e della lentezza della narrazione. 
Con incisività e discrezione, secondo la situazione, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Marco Moresco, riesce a restituire la musica fascinosa dei duetti femminili, l’aura sognante e sospesa dei terzetti, l’esuberanza dei sestetti e dà rilievo ai differenti timbri strumentali per caratterizzare i personaggi: l’oboe dal timbro nasale per il vecchio e cinico Don Alfonso, i clarinetti sensuali e voluttuosi per le due donne disposte all’avventura, i violini e le viole per i sospiri e i singhiozzi, i flauti e i fagotti per le pene e gli affanni e i corni per i richiami scherzosi. 
Le convenzioni dell’opera buffa e quelle dell’opera seria si ritrovano nel carattere dei protagonisti: Fiordiligi e Ferrando sono figli dell’opera seria, agli altri è riservato un linguaggio musicale più vicino alla tradizione comica. Le difficili e arcinote arie solistiche, parodie del grande stile tragico, assolutamente scoperte, richiedono doti vocali e stile ineccepibili. Comunque l’opera, imbastita più sui pezzi d’insieme che sui pezzi chiusi, va considerata globalmente.
 

Nell’allestimento fanese le voci sono affiatate, ma l’aura mozartiana traspare più dalle voci maschili che da quelle femminili. 

Le due sorelle agiscono e cantano quasi sempre in tandem incantevoli duetti o si sostengono psicologicamente nei preziosi quartetti coi due giovani amanti o negli intriganti sestetti, ma hanno anche delle arie di rara bellezza. I quattro cantano spesso distesi.


Il soprano romano Arianna Vendittelli è una Fiordiligi soave nei duetti e nei quartetti, fresca negli acuti, prorompente nei sovracuti, fa uso della messa di voce, ma qualche suono esce gridato e la dizione è poco chiara.
Nell’aria del primo atto “Come scoglio”, più gridata che modulata, gli acuti son cantati sul forte e le note gravi sono poco timbrate.
Il mezzosoprano Cecilia Molinari, nella parte della spigliata e volubile Dorabella, esibisce centri vellutati e morbidi.














Il soprano ligure Francesca Benitez delinea una Despina frizzante con bella voce tagliente, si destreggia bene come medico improvvisato, anche se con dizione incomprensibile e canta bene il falsetto del notaio. 




Il tenore australiano Alasdair Kent (Ferrando) è un tenore di grazia con voce dal bel colore chiaro. Canta l’aria “Un’aura amorosa” tutta a mezza voce, con delicatezza ed emissione sul fiato ben dosato anche in posizione distesa.
Nella cavatina “Tradito, schernito” invece il tenore non addolcisce i suoni che si sbiancano nei filati, il canto è tirato e la mezza voce è fatta sottovoce.
Nel ruolo del pratico e baldanzoso Guglielmo, Gianluca Margheri esibisce una voce ampia e robusta di baritono.
Don Alfonso è interpretato con stile impeccabile nel canto e nel gesto dal basso marchigiano Andrea Concetti, che vanta una voce duttile e robusta di bel colore e notevole peso vocale.
Regia movimentata, garbatamente orientata sul versante comico.



Cast
Direttore Marco Moresco
Regia, scene, costumi e luci Pier Luigi Pizzi
Fiordiligi Arianna Vendittelli
Dorabella Cecilia Molinari
Guglielmo Gianluca Margheri
Ferrando Alasdair Kent
Despina Francesca Benitez
Don Alfonso Andrea Concetti
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro del Teatro della Fortuna “Mezio Agostini”
Maestro del Coro Mirca Rosciani
Coproduzione con Teatro Marrucino di Chieti
Allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio di Macerata
e della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona