mercoledì 24 aprile 2019




COMUNICATO STAMPA



“DR.GAM VOLA IN AMERICA”

Dr.gam, al secolo Andrea Gamurrini, dopo il tour internazionale e la fortunata distribuzione in Spagna e Portogallo del suo album “Another Family”, sarà all’ASCAP EXPO di Los Angeles, il più importante meeting per autori al mondo, dal 2 al 5 maggio 2019.
Ad invitare il poliedrico talento marchigiano è stato un publishing statunitense, che l’ha voluto fortemente fra gli artisti presenti al prestigioso Expo.
A suggello di questa nuova collaborazione, prossimamente si farà una nuova ristampa fisica del primo album di inediti in Usa e Canada, ciliegina sulla torta dopo la distribuzione web mondiale da parte dell’etichetta Universal.
“È un’emozione incredibile e un grande onore essere presente in un contesto importante come quello dell’Ascap Expo”, ha detto l’artista che ha poi aggiunto “L’America è per me un amore di vecchia data ed ora presentarmi con un mio album nel mercato musicale più importante al mondo è una sfida a dir poco stimolante”.
Dr.gam, acclamato dalla critica nazionale e da personaggi apicali della musica italiana tra cui recentemente anche il Maestro Peppe Vessicchio, con cui ha condiviso il palco alla chiusura del tour “Musica Maestro” del noto direttore, sarà quindi in America per presentare il suo ultimo album.
La produzione di Gamurrini vede la collaborazione di JOIS EDIZIONI e Lungomare srl alle edizioni, Universal Music alla distribuzione ed Astralmusic al management e ufficio stampa.
Nel coronamento di un percorso ventennale non ci resta che tifare per questo artista marchigiano, giunto all’apice con tantissimi concerti in Italia e all’estero e ora con il suo album entrato a far parte orgogliosamente degli ambasciatori della musica italiana nel mondo.

venerdì 15 febbraio 2019



Pesaro, Teatro Rossini









 


Nell’ambito della stagione di prosa, organizzata dal Comune di Pesaro e dall’AMAT, il Teatro Rossini di Pesaro presenta

L'odore assordante del bianco  

di Stefano Massini

(13 gennaio 2019)

 Lucida follia o genio creativo? 

 Alessandro Preziosi è 

 Vincent Van Gogh 

Di Giosetta Guerra


L'odore assordante del bianco di Stefano Massini vince il premio Tondelli Riccione Teatro nel 2005 per un testo asciutto e tagliente contro la spocchia e l’opportunismo della classe medica e la mala condizione dei malati di mente nei manicomi di fine Ottocento, ma anche contro le superstizioni dei preti e l’indifferenza e il distacco della gente nei confronti di chi vive sopra o fuori dalle righe del qualunquismo.
L’argomento è il ricovero nell’ospedale psichiatrico Maison de Santé Saint-Paul-de-Manson nel maggio del 1889 del pittore Vincent Van Gogh, “colpito da manie acute, con allucinazioni della vista e dell’udito e bisognoso di prolungata osservazione psichiatrica”.
La clinica più che un luogo di cura è una prigione per lo spirito libero di Van Gogh chiuso tra quattro pareti bianche, dove anche la sua colorata opera “Volo di corvi su un capo di grano” è impressa su una parete senza colori, bianco su bianco, e perfino la pianticella da lui curata è bianca e fa fiori bianchi; la degenza più che una terapia è una tortura per un pittore fortemente “colorato” lasciato senza colori, perché aveva tentato di ingerirli e una mente fantasiosa e creativa, lasciata nell’inerzia e costretta a vagare nel vuoto e nel nulla, viene soffocata dall’odore assordante del bianco.
Ne deriva uno smarrimento devastante attenuato solo dalla speranza di uscire da quell’orribile loco, ma le suppliche di Vincent non trovano risposta nella figura incerta e smarrita del fratello Theo che va non riesce a prendere la decisione di portarselo a casa. Nessuno capisce la sua condizione, chi per incompetenza, chi per negligenza, chi per interesse. Il personale medico è freddo e distaccato e lo sottopone a terapie devastanti, quali l’ipnosi, il direttore dell’ospedale lo tratta con la falsa cortesia di chi bada più all’interesse della struttura che alla guarigione dei pazienti e lo circuisce per convincerlo della sua follia e della necessità di restare ricoverato, il prete lo destabilizza con paure e superstizioni, un saccente pittore gli dà lezioni di pittura. 
Vincent sente questa carenza e la esprime con le elucubrazioni di una lucida follia che sono più giuste della falsità e dell’indifferenza circostanti. Lui che è considerato matto è più profondo e più sottile degli altri. Nessuno è in grado di capire i bisogni e le sregolatezze di un artista, che finisce col cadere in un’apatia agghiacciante senza via d’uscita.
Sulla scena Vincent Van Gogh è Alessandro Preziosi.
…Provate ad immaginare…
Maestro del palcoscenico e regista di se stesso, Preziosi ha attuato il teatro della parola come in Shakespeare e il verdiano scavo della parola scenica, grazie ad una dizione precisa, ad una recitazione basata sulla modulazione della voce, all’interiorizzazione del testo e della forza del personaggio, alla personalizzazione delle tematiche.
Costretto dentro un camice bianco, spettinato, lo sguardo fisso e sperduto nel vuoto, il corpo ripiegato su se stesso, contratto, affaticato e sofferente, con deambulazione precaria si aggira per la stanza che ha solo un letto bianco, si rotola sul pavimento, s’inginocchia, si distende.  La recitazione a volte esagitata a volte a fior di labbro è di grande presa, eloquenti silenzi e pause appropriate mantengono alto il dramma, ogni tanto alleggerito da argute osservazioni del protagonista.
Genio e sregolatezza, tutte queste sfaccettature emergono nella recitazione e nel gesto di un grande attore, consapevole e colto, che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso per l’intero spettacolo.
Un’interpretazione così intensa ha coinvolto senz’altro l’espressività del volto e il linguaggio silenzioso degli occhi. Allora perché non rendere il tutto visibile al pubblico attraverso un monitor o uno schermo sul retro del palcoscenico per aggiungere bellezza alla bravura?
Molto bravi tutti gli altri attori, entrati anima e corpo nella parte: Massimo Nicolini (il fratello Theo), Roberto Manzi (il vanesio dottor Vernon Lazàre), Alessio Genchi, Francesco Biscione, Vincenzo Zampa. (Per favore mettete sul libretto di sala il nome del personaggio accanto a quello dell’interprete).
Una pièce sospesa con musica fissa ossessiva come la musica di Wagner amata da Vincent. Le scelt, e musicali sono di Giacomo Vezzani. Il disegno luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta rende l’atmosfera straniante giocando sulle sfumature del bianco: naturale quando entrano gli infermieri, fredda sul fiore per rendere il bianco più banco, sbiancante per appiattire i contorni, retrostante per le immagini in controluce. La regia di Alessandro Maggi, unita alla supervisione artistica di Alessandro Preziosi, definisce i caratteri, le situazioni, il delirio, il dolore, il dramma dell’incomprensione. Il tutto entro l’incisiva scenografia minimalista di Marta Crisolini Malatesta, che si è occupata anche del vestiario.
Uno spettacolo profondamente coinvolgente, da rivedere.
Una coproduzione Khora.teatro, TSA – Teatro Stabile d’Abruzzo









venerdì 18 gennaio 2019

Fano, Teatro Fortuna - Così fan tutte



Fano, Teatro della Fortuna

COSĺ FAN TUTTE di Mozart   



 (4 dicembre 2018)



 analisi di Giosetta Guerra



 Allestimento ideato da Pier Luigi Pizzi nel 2011 
 per il Teatro delle Muse di Ancona 
 e per il Teatro Lauro Rossi di Macerata,
 ripreso dopo sette anni 
 dai teatri di Fermo, Ascoli Piceno e Fano. 

Nulla è cambiato da allora se non il cast, pertanto attingerò alla dettagliata descrizione di allora per l’aspetto visivo, che mantiene intatta ancora l’atmosfera di poesia e d’eterea bellezza, mentre ovviamente analizzerò il nuovo cast.


Un fluttuante telo bianco cade e la scena s’illumina d’immenso. Un’erma spiaggia sospesa tra cielo e mar, sopra un alto scoglio “che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude” e lascia pensare a “interminati spazi di là da quello”, è pervasa da un’esplosione di biancore. Al centro della spiaggia un moscone di legno bianco e a destra una casa bianca con scala e grande terrazza e un solarium al piano superiore. “Mirando” il suggestivo loco, “sovrumani silenzi e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura” e “naufragar m'è dolce in questo mare” di luce. (Leopardi: L’Infinito). 


Sulla morbida coltre sabbiosa due giovani baldanzosi, Guglielmo (amante di Fiordiligi) e Ferrando (amante di Dorabella), corrono, saltano, si denudano, si distendono, fanno ginnastica, leggono il giornale, agilmente si arrampicano sugli scogli e sulla ringhiera nera del terrazzo. Compostamente si fa avanti Don Alfonso con un ombrello rosso in mano. Gli uomini hanno il codino, abiti d’epoca chiari e un cappello a tre punte. Le tre grandi porte-finestre si spalancano sulla terrazza ed escono le due sorelle Dorabella e Fiodiligi (asciugandosi con l’asciugamano i lunghi capelli neri), con leggeri abiti bianchi lunghi stile impero e la cameriera Despina con un grembiule grigio sopra un vestito color sabbia.
  
I quattro amanti sprizzano freschezza e trasgressione da tutti i pori: si baciano per le scale, sulla spiaggia, simulano amplessi, si abbracciano e, quando lo fanno a coppie ravvicinate, spesso le mani di ognuno diventano troppo lunghe per toccatine furtive dell’altra amante. 
Dopo la partenza (finta) dei due maschietti per la guerra, le due donne si vestono a lutto (bellissimi abiti neri lunghi della stessa foggia, con corpetto rifinito in vita con grandi becchi a centine, profilato in bianco quello di Dorabella) e si coprono capo e viso con grandi veli neri. Ma poi indossano bellissimi abiti da sposa bianchi per andare a nozze coi nuovi amori.
I giovani sono scalzi, il vecchio no.
Niente servitori in scena e anche il coro non è fisicamente presente. Per aumentare la quasi immaterialità di questo allestimento (tutto è morbido, la sabbia annulla i rumori, i piedi scalzi), il flusso sonoro del bravo Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini di Fano, preparato da Mirca Rosciani, giunge dalla platea, dove i coristi sono schierati lungo le pareti laterali.
Pier Luigi Pizzi, autore di regia, scene, costumi e luci, gioca di finezza nella cura dei dettagli e accentua con estremo garbo la comicità (Dorabella si rintana in casa con il nuovo amante e riesce in abito bianco - il lutto è finito; Fiordiligi pure si rintana col nuovo arrivato, torna fuori scarmigliata ma ancora in nero perché è andata in bianco); Pizzi rispetta la geometria musicale con la simmetria a volte speculare delle coppie nelle scene d’insieme.
Regia squisita, scenografia originale e luminosissima, costumi di un’eleganza sobria e raffinata: una delicatezza sublime pervade la scena, anche nei quadretti spiritosi. Bravo Pier Luigi Pizzi.
Così fan tutte, l’opera mozartiana destinata ai palati più fini, presenta una nutrita tavolozza di colori, per delineare un groviglio indistinto di sentimenti contrastanti provati dai personaggi nell’arco di una sola giornata ricca di imprevisti. Il libretto scritto con accuratezza da Da Ponte punta il dito contro le donne, ma oggi ci fa sorridere, la musica di Mozart è raffinata e di assoluta bellezza, a volte impalpabile, a volte sottilmente ironica o burlesca (caratteri determinati dalle voci degli strumenti), è ricca di melodie ben strutturate, incantevoli concertati, duetti, terzetti, quartetti, quintetti, sestetti, con una linea musicale dolcissima a sostegno della lunghezza e della lentezza della narrazione. 
Con incisività e discrezione, secondo la situazione, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Marco Moresco, riesce a restituire la musica fascinosa dei duetti femminili, l’aura sognante e sospesa dei terzetti, l’esuberanza dei sestetti e dà rilievo ai differenti timbri strumentali per caratterizzare i personaggi: l’oboe dal timbro nasale per il vecchio e cinico Don Alfonso, i clarinetti sensuali e voluttuosi per le due donne disposte all’avventura, i violini e le viole per i sospiri e i singhiozzi, i flauti e i fagotti per le pene e gli affanni e i corni per i richiami scherzosi. 
Le convenzioni dell’opera buffa e quelle dell’opera seria si ritrovano nel carattere dei protagonisti: Fiordiligi e Ferrando sono figli dell’opera seria, agli altri è riservato un linguaggio musicale più vicino alla tradizione comica. Le difficili e arcinote arie solistiche, parodie del grande stile tragico, assolutamente scoperte, richiedono doti vocali e stile ineccepibili. Comunque l’opera, imbastita più sui pezzi d’insieme che sui pezzi chiusi, va considerata globalmente.
 

Nell’allestimento fanese le voci sono affiatate, ma l’aura mozartiana traspare più dalle voci maschili che da quelle femminili. 

Le due sorelle agiscono e cantano quasi sempre in tandem incantevoli duetti o si sostengono psicologicamente nei preziosi quartetti coi due giovani amanti o negli intriganti sestetti, ma hanno anche delle arie di rara bellezza. I quattro cantano spesso distesi.


Il soprano romano Arianna Vendittelli è una Fiordiligi soave nei duetti e nei quartetti, fresca negli acuti, prorompente nei sovracuti, fa uso della messa di voce, ma qualche suono esce gridato e la dizione è poco chiara.
Nell’aria del primo atto “Come scoglio”, più gridata che modulata, gli acuti son cantati sul forte e le note gravi sono poco timbrate.
Il mezzosoprano Cecilia Molinari, nella parte della spigliata e volubile Dorabella, esibisce centri vellutati e morbidi.














Il soprano ligure Francesca Benitez delinea una Despina frizzante con bella voce tagliente, si destreggia bene come medico improvvisato, anche se con dizione incomprensibile e canta bene il falsetto del notaio. 




Il tenore australiano Alasdair Kent (Ferrando) è un tenore di grazia con voce dal bel colore chiaro. Canta l’aria “Un’aura amorosa” tutta a mezza voce, con delicatezza ed emissione sul fiato ben dosato anche in posizione distesa.
Nella cavatina “Tradito, schernito” invece il tenore non addolcisce i suoni che si sbiancano nei filati, il canto è tirato e la mezza voce è fatta sottovoce.
Nel ruolo del pratico e baldanzoso Guglielmo, Gianluca Margheri esibisce una voce ampia e robusta di baritono.
Don Alfonso è interpretato con stile impeccabile nel canto e nel gesto dal basso marchigiano Andrea Concetti, che vanta una voce duttile e robusta di bel colore e notevole peso vocale.
Regia movimentata, garbatamente orientata sul versante comico.



Cast
Direttore Marco Moresco
Regia, scene, costumi e luci Pier Luigi Pizzi
Fiordiligi Arianna Vendittelli
Dorabella Cecilia Molinari
Guglielmo Gianluca Margheri
Ferrando Alasdair Kent
Despina Francesca Benitez
Don Alfonso Andrea Concetti
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro del Teatro della Fortuna “Mezio Agostini”
Maestro del Coro Mirca Rosciani
Coproduzione con Teatro Marrucino di Chieti
Allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio di Macerata
e della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona


martedì 25 dicembre 2018

Teatro Tiberini-Premio 2018I


Comunicato stampa

TEATRO TIBERINI SAN LORENZO IN CAMPO (PU)

PREMIO LIRICO INTERNAZIONALE MARIO TIBERINI, 

XXVII EDIZIONE

Giovedì 27 dicembre 2018 il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo aprirà i battenti per la XXVII edizione del Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini, uno dei premi più longevi d’Italia assai noto nel mondo dell’opera, ideato da Giosetta Guerra.
Dalle ore 19.30 i soci potranno ritirare i loro posti nel foyer del teatro e fermarsi ad osservare la storia del premio fissata sui manifesti delle precedenti 26 edizioni.
Alle 20.30 precise si accenderanno le luci della ribalta che accoglierà ben sei artisti, riuniti nel nome di Tiberini e di Rossini.
L’esibizione dei due artisti premiati, il tenore marchigiano Davide Giusti col Tiberini d’oro e il mezzosoprano lituano Julija Samsonova Khayet col Tiberini d’argento, accompagnati dalla pianista Donatella Dorsi, si alternerà con pagine pianistiche a quattro mani eseguite dalle pianiste Donatella Dorsi e Irena Ricci e duetti per corno coi maestri Artem Kozlov e Giampaolo Baldelli. Un programma prevalentemente rossiniano per omaggiare il grande compositore marchigiano in chiusura dell’anno a lui dedicato, un ringraziamento particolare al tenore laurentino che tiene ancora alto il prestigio della nostra terra, un riconoscimento alle Marche, da sempre terra di musicisti, alcuni del passato da riscoprire perché caduti nell’oblio, altri del presente in attesa di essere scoperti.
Condurranno la serata in un clima salottiero Chiara Gamurrini e Giosetta Guerra.
L’evento è organizzato dall’Associazione Musicale Mario Tiberini col patrocinio del Comune di San Lorenzo in Campo e del Consiglio della Regione Marche.
Ancora qualche posto disponibile.
Info 3333416088









giovedì 13 dicembre 2018

Premio Tiberini 2018



San Lorenzo in Campo (PU)
Teatro Mario Tiberini

comunicato stampa

PREMIO LIRICO INTERNAZIONALE 

MARIO TIBERINI

XXVII edizione


  Tutti insieme appassionatamente nel nome della musica  

Il Premio Tiberini, nato nel 1989 con il basso più amato del mondo Samuel Ramey e conferito negli anni successivi ai migliori cantanti del panorama lirico internazionale, a registi d’opera, a musicisti e a personaggi di fama mondiale, è uno dei più longevi d’Italia e vanta la presidenza onoraria nientemeno che di Samuel Ramey.
In chiusura dell’anno rossiniano, che larga eco ha avuto nel mondo, l’Associazione Musicale ario Tiberini, su idea di Giosetta Guerra, riunisce due grandi glorie marchigiane del passato in uno speciale Gala Tiberini-Rossini, per la XXVII edizione del Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini, che si terrà nello splendido teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo (PU) il 27 dicembre 2018 alle ore 20.30.
Rossini chiamava Tiberini il celebre tenore, Tiberini ha cantato quasi tutte le opere di Rossini e ha ridestato dall’oblio Matilde di Shabran.

Nel gala del 27 dicembre, dunque, si celebrerà il tenore Mario Tiberini, che ha diffuso l’opera italiana anche oltreoceano, conferendo il Premio Tiberini d’oro al talentuoso ed acclamato tenore marchigiano Davide Giusti, che continua a tenere alto nel mondo il nome delle Marche come terra di tenori, si celebrerà anche Rossini presentando la sua voce prediletta, quella del mezzosoprano, conferendo il Premio Tiberini d’argento alla giovane e poliedrica cantante lituana Julija Samsonova Khaynet.


Omaggio ai due grandi marchigiani dell’800 anche col programma, che comprende arie rossiniane per tenore e per mezzosoprano, arie di altri autori cantate dal Tiberini, arie di compositori italiani e stranieri dopo Rossini e brani rossiniani per pianoforte a quattro mani, eseguiti dalle pianiste Donatella Dorsi e Irene Ricci.





Come chicca omaggio a Rossini non poteva mancare la voce del corno, suo strumento prediletto che ha un posto di rilievo in tutte le opere di Rossini. Due maestri di corno, il russo Artem Kozlov e il marchigiano Giampaolo Baldelli, eseguiranno i cinque duetti per corno composti proprio da Rossini.


Presenterà la serata la giovane Chiara Gamurrini e intratterrà gli artisti e il pubblico l’organizzatrice Giosetta Guerra.






martedì 27 novembre 2018

S. Benedetto T. Concordia: dr.gam e Vessicchio


San Benedetto del Tronto (AP) - Teatro Concordia

dr.gam ospite del 

M° Peppe Vessicchio 

Venerdi 30 Novembre 2018



dr.gam, al secolo Andrea Gamurrini, l'artista marchigiano considerato dalla critica
nazionale uno degli artisti più completi attualmente in circolazione, sarà ospite del M°
Peppe Vessicchio con il suo ensemble denominato "I solisti del sesto armonico",
venerdì 30 Novembre presso il Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto alle ore
19.30.
Anche il noto musicista, arrangiatore e direttore d'orchestra, che ha collaborato con i
nomi più altisonanti della musica nazionale (Edoardo Bennato, Gino Paoli, Avion
Travel, Roberto Vecchioni, Zucchero, Andrea Bocelli, Max Gazzè, Mario Biondi, Fred
Bongusto, Ornella Vanoni...per citarne alcuni..) si è accorto di dr.gam, tanto da
volerlo come ospite nella data di chiusura del tour nazionale che lo ha visto
impegnato con il suo ensemble per tutto il 2018.
"Essere chiamato ad esibirmi sul palco dal M° Vessicchio è per me un grande onore
e un enorme stimolo per proseguire in questo mio percorso musicale, che tanto mi
ha dato finora e che spero tanto continui a darmi in futuro". Queste le parole del
poliedrico artista marchigiano dr.gam, il quale, dopo il successo dell'album "Another
Family" (Universal), ristampato ultimamente in Spagna e Portogallo, è di nuovo in
studio per lavorare al suo prossimo album in uscita nel 2019.



venerdì 23 novembre 2018

Pesaro Teatro Rossini-Stabat mater




 150Rossini

PESARO TEATRO ROSSINI

STABAT MATER
di Rossini












13 novembre 2018


 Recensione di Giosetta Guerra


Nella triste ricorrenza della scomparsa di Rossini il 13 novembre 2018 Pesaro ricorda il grande compositore con un concerto commemorativo, su iniziativa del Comune di Pesaro con Regione Marche, MiBAC e AMAT e le tre istituzioni rossiniane della città: Conservatorio Rossini, Rossini Opera Festival e Fondazione Rossini.
Nel centocinquantesimo anniversario dalla morte del Cigno, al Teatro Rossini viene dunque presentato lo Stabat Mater, capolavoro sacro di Rossini su testo di Jacopone da Todi, che descrive la sofferenza della Vergine ai piedi della croce e che debuttò a Parigi nel 1832.
Il sindaco stesso Matteo Ricci introduce l’evento, presentando Rossini come testimonial della bellezza e della cultura italiana. E ben lo sappiamo noi che da quarant’anni seguiamo il ROF, che è nato grazie alla lungimiranza e alla dedizione del dott. Gianfranco Mariotti, ex Sovrintendente del ROF ed ora presidente dei festeggiamenti rossiniani, che ha preso la parola per illustrare lo Stabat Mater di Rossini.
Più di cento coristi del Conservatorio Rossini e dell'Università di Astana del Kazakhstan preparati da Aldo Cicconofri e la grande orchestra del Conservatorio Rossini diretta da Umberto Benedetti Michelangeli creano un’atmosfera di alta spiritualità e di grande impatto scenografico. L’intensa lettura del direttore viene comunicata alla brava orchestra con gesto sicuro e a volte plateale coinvolgendo anche il corpo. L’attacco cupo dei violoncelli, seguito dal pizzicato degli archi, sfocia in un veemente tutto orchestrale e Coro e orchestra esprimono lo strazio di Mater dolorosa in un poderoso amalgama sonoro. Vigorosi crescendo si alternano a distesi momenti di toccante tristezza, a volte il maestro dà troppa libertà al flusso sonoro e l’orchestra tende ad emergere sulle voci con alte sonorità coinvolgendo anche il coro, a discapito dell’ascolto.
I quattro solisti provengono dall'Accademia Rossiniana del ROF, ma Davide Giusti ha già alle spalle una notevole e bella carriera.


















Il tenore marchigiano Davide Giusti, che da vari anni calca le scene di importanti teatri italiani e stranieri, si distingue per la bellezza del timbro vocale, la pienezza e la pulizia del suono e un’accurata tecnica d’emissione; il canto sgorga fluido con suoni morbidi, rotondi e rinforzati con l’uso della messa di voce, gli acuti sono decisi e i sovracuti svettanti mantengono la robustezza del suono, niente acuti sbiancati.


Il soprano russo Aleksandra Sennikova esibisce voce corposa ed estesa, acuta e duttile, che si esprime con accento incisivo.
Il mezzosoprano russo Maria Barakova ha voce robusta sonora e corposa e buoni affondi; al ROF di quest’anno ha ricoperto il ruolo della marchesa Melibea ne Il viaggio a Reims dei giovani.
Il basso Nicolò Donini ha una bella voce e una buona tecnica, il colore scuro e il sostegno del fiato gli consentono una sonorità consistente anche negli affondi molto gravi, il canto sul fiato gli permette di usare una vocalità ampia ed estesa a fini interpretativi con suoni rotondi e suggestive mezze voci.
Voci di gradevole ascolto, ma a volte in lotta con un’orchestra dirompente.
In “Santa Mater” il tenore affronta slanci e ascese con grande sicurezza, il soprano fa acuti taglienti, il basso è corposo morbido e deciso, il mezzosoprano esibisce una gran voce estesa, gestita con sicurezza sia nella morbidezza che nell’irruenza, il direttore ipercinetico gesticola, si piega sulle ginocchia, salta rumorosamente sulla pedana.
Il coro attacca con morbidezza, canta bene sia a mezza voce sia a suono spiegato, e sortisce un perfetto amalgama sonoro nei crescendo.
Nel finale gioioso e solare la voce del Coro si dissolve e ritorna la cupezza iniziale con la voce dei violoncelli per finire col furore di coro e orchestra.