venerdì 18 gennaio 2019

Fano, Teatro Fortuna - Così fan tutte



Fano, Teatro della Fortuna

COSĺ FAN TUTTE di Mozart   



 (4 dicembre 2018)



 analisi di Giosetta Guerra



 Allestimento ideato da Pier Luigi Pizzi nel 2011 
 per il Teatro delle Muse di Ancona 
 e per il Teatro Lauro Rossi di Macerata,
 ripreso dopo sette anni 
 dai teatri di Fermo, Ascoli Piceno e Fano. 

Nulla è cambiato da allora se non il cast, pertanto attingerò alla dettagliata descrizione di allora per l’aspetto visivo, che mantiene intatta ancora l’atmosfera di poesia e d’eterea bellezza, mentre ovviamente analizzerò il nuovo cast.


Un fluttuante telo bianco cade e la scena s’illumina d’immenso. Un’erma spiaggia sospesa tra cielo e mar, sopra un alto scoglio “che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude” e lascia pensare a “interminati spazi di là da quello”, è pervasa da un’esplosione di biancore. Al centro della spiaggia un moscone di legno bianco e a destra una casa bianca con scala e grande terrazza e un solarium al piano superiore. “Mirando” il suggestivo loco, “sovrumani silenzi e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura” e “naufragar m'è dolce in questo mare” di luce. (Leopardi: L’Infinito). 


Sulla morbida coltre sabbiosa due giovani baldanzosi, Guglielmo (amante di Fiordiligi) e Ferrando (amante di Dorabella), corrono, saltano, si denudano, si distendono, fanno ginnastica, leggono il giornale, agilmente si arrampicano sugli scogli e sulla ringhiera nera del terrazzo. Compostamente si fa avanti Don Alfonso con un ombrello rosso in mano. Gli uomini hanno il codino, abiti d’epoca chiari e un cappello a tre punte. Le tre grandi porte-finestre si spalancano sulla terrazza ed escono le due sorelle Dorabella e Fiodiligi (asciugandosi con l’asciugamano i lunghi capelli neri), con leggeri abiti bianchi lunghi stile impero e la cameriera Despina con un grembiule grigio sopra un vestito color sabbia.
  
I quattro amanti sprizzano freschezza e trasgressione da tutti i pori: si baciano per le scale, sulla spiaggia, simulano amplessi, si abbracciano e, quando lo fanno a coppie ravvicinate, spesso le mani di ognuno diventano troppo lunghe per toccatine furtive dell’altra amante. 
Dopo la partenza (finta) dei due maschietti per la guerra, le due donne si vestono a lutto (bellissimi abiti neri lunghi della stessa foggia, con corpetto rifinito in vita con grandi becchi a centine, profilato in bianco quello di Dorabella) e si coprono capo e viso con grandi veli neri. Ma poi indossano bellissimi abiti da sposa bianchi per andare a nozze coi nuovi amori.
I giovani sono scalzi, il vecchio no.
Niente servitori in scena e anche il coro non è fisicamente presente. Per aumentare la quasi immaterialità di questo allestimento (tutto è morbido, la sabbia annulla i rumori, i piedi scalzi), il flusso sonoro del bravo Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini di Fano, preparato da Mirca Rosciani, giunge dalla platea, dove i coristi sono schierati lungo le pareti laterali.
Pier Luigi Pizzi, autore di regia, scene, costumi e luci, gioca di finezza nella cura dei dettagli e accentua con estremo garbo la comicità (Dorabella si rintana in casa con il nuovo amante e riesce in abito bianco - il lutto è finito; Fiordiligi pure si rintana col nuovo arrivato, torna fuori scarmigliata ma ancora in nero perché è andata in bianco); Pizzi rispetta la geometria musicale con la simmetria a volte speculare delle coppie nelle scene d’insieme.
Regia squisita, scenografia originale e luminosissima, costumi di un’eleganza sobria e raffinata: una delicatezza sublime pervade la scena, anche nei quadretti spiritosi. Bravo Pier Luigi Pizzi.
Così fan tutte, l’opera mozartiana destinata ai palati più fini, presenta una nutrita tavolozza di colori, per delineare un groviglio indistinto di sentimenti contrastanti provati dai personaggi nell’arco di una sola giornata ricca di imprevisti. Il libretto scritto con accuratezza da Da Ponte punta il dito contro le donne, ma oggi ci fa sorridere, la musica di Mozart è raffinata e di assoluta bellezza, a volte impalpabile, a volte sottilmente ironica o burlesca (caratteri determinati dalle voci degli strumenti), è ricca di melodie ben strutturate, incantevoli concertati, duetti, terzetti, quartetti, quintetti, sestetti, con una linea musicale dolcissima a sostegno della lunghezza e della lentezza della narrazione. 
Con incisività e discrezione, secondo la situazione, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Marco Moresco, riesce a restituire la musica fascinosa dei duetti femminili, l’aura sognante e sospesa dei terzetti, l’esuberanza dei sestetti e dà rilievo ai differenti timbri strumentali per caratterizzare i personaggi: l’oboe dal timbro nasale per il vecchio e cinico Don Alfonso, i clarinetti sensuali e voluttuosi per le due donne disposte all’avventura, i violini e le viole per i sospiri e i singhiozzi, i flauti e i fagotti per le pene e gli affanni e i corni per i richiami scherzosi. 
Le convenzioni dell’opera buffa e quelle dell’opera seria si ritrovano nel carattere dei protagonisti: Fiordiligi e Ferrando sono figli dell’opera seria, agli altri è riservato un linguaggio musicale più vicino alla tradizione comica. Le difficili e arcinote arie solistiche, parodie del grande stile tragico, assolutamente scoperte, richiedono doti vocali e stile ineccepibili. Comunque l’opera, imbastita più sui pezzi d’insieme che sui pezzi chiusi, va considerata globalmente.
 

Nell’allestimento fanese le voci sono affiatate, ma l’aura mozartiana traspare più dalle voci maschili che da quelle femminili. 

Le due sorelle agiscono e cantano quasi sempre in tandem incantevoli duetti o si sostengono psicologicamente nei preziosi quartetti coi due giovani amanti o negli intriganti sestetti, ma hanno anche delle arie di rara bellezza. I quattro cantano spesso distesi.


Il soprano romano Arianna Vendittelli è una Fiordiligi soave nei duetti e nei quartetti, fresca negli acuti, prorompente nei sovracuti, fa uso della messa di voce, ma qualche suono esce gridato e la dizione è poco chiara.
Nell’aria del primo atto “Come scoglio”, più gridata che modulata, gli acuti son cantati sul forte e le note gravi sono poco timbrate.
Il mezzosoprano Cecilia Molinari, nella parte della spigliata e volubile Dorabella, esibisce centri vellutati e morbidi.














Il soprano ligure Francesca Benitez delinea una Despina frizzante con bella voce tagliente, si destreggia bene come medico improvvisato, anche se con dizione incomprensibile e canta bene il falsetto del notaio. 




Il tenore australiano Alasdair Kent (Ferrando) è un tenore di grazia con voce dal bel colore chiaro. Canta l’aria “Un’aura amorosa” tutta a mezza voce, con delicatezza ed emissione sul fiato ben dosato anche in posizione distesa.
Nella cavatina “Tradito, schernito” invece il tenore non addolcisce i suoni che si sbiancano nei filati, il canto è tirato e la mezza voce è fatta sottovoce.
Nel ruolo del pratico e baldanzoso Guglielmo, Gianluca Margheri esibisce una voce ampia e robusta di baritono.
Don Alfonso è interpretato con stile impeccabile nel canto e nel gesto dal basso marchigiano Andrea Concetti, che vanta una voce duttile e robusta di bel colore e notevole peso vocale.
Regia movimentata, garbatamente orientata sul versante comico.



Cast
Direttore Marco Moresco
Regia, scene, costumi e luci Pier Luigi Pizzi
Fiordiligi Arianna Vendittelli
Dorabella Cecilia Molinari
Guglielmo Gianluca Margheri
Ferrando Alasdair Kent
Despina Francesca Benitez
Don Alfonso Andrea Concetti
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro del Teatro della Fortuna “Mezio Agostini”
Maestro del Coro Mirca Rosciani
Coproduzione con Teatro Marrucino di Chieti
Allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio di Macerata
e della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona


martedì 25 dicembre 2018

Teatro Tiberini-Premio 2018I


Comunicato stampa

TEATRO TIBERINI SAN LORENZO IN CAMPO (PU)

PREMIO LIRICO INTERNAZIONALE MARIO TIBERINI, 

XXVII EDIZIONE

Giovedì 27 dicembre 2018 il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo aprirà i battenti per la XXVII edizione del Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini, uno dei premi più longevi d’Italia assai noto nel mondo dell’opera, ideato da Giosetta Guerra.
Dalle ore 19.30 i soci potranno ritirare i loro posti nel foyer del teatro e fermarsi ad osservare la storia del premio fissata sui manifesti delle precedenti 26 edizioni.
Alle 20.30 precise si accenderanno le luci della ribalta che accoglierà ben sei artisti, riuniti nel nome di Tiberini e di Rossini.
L’esibizione dei due artisti premiati, il tenore marchigiano Davide Giusti col Tiberini d’oro e il mezzosoprano lituano Julija Samsonova Khayet col Tiberini d’argento, accompagnati dalla pianista Donatella Dorsi, si alternerà con pagine pianistiche a quattro mani eseguite dalle pianiste Donatella Dorsi e Irena Ricci e duetti per corno coi maestri Artem Kozlov e Giampaolo Baldelli. Un programma prevalentemente rossiniano per omaggiare il grande compositore marchigiano in chiusura dell’anno a lui dedicato, un ringraziamento particolare al tenore laurentino che tiene ancora alto il prestigio della nostra terra, un riconoscimento alle Marche, da sempre terra di musicisti, alcuni del passato da riscoprire perché caduti nell’oblio, altri del presente in attesa di essere scoperti.
Condurranno la serata in un clima salottiero Chiara Gamurrini e Giosetta Guerra.
L’evento è organizzato dall’Associazione Musicale Mario Tiberini col patrocinio del Comune di San Lorenzo in Campo e del Consiglio della Regione Marche.
Ancora qualche posto disponibile.
Info 3333416088









giovedì 13 dicembre 2018

Premio Tiberini 2018



San Lorenzo in Campo (PU)
Teatro Mario Tiberini

comunicato stampa

PREMIO LIRICO INTERNAZIONALE 

MARIO TIBERINI

XXVII edizione


  Tutti insieme appassionatamente nel nome della musica  

Il Premio Tiberini, nato nel 1989 con il basso più amato del mondo Samuel Ramey e conferito negli anni successivi ai migliori cantanti del panorama lirico internazionale, a registi d’opera, a musicisti e a personaggi di fama mondiale, è uno dei più longevi d’Italia e vanta la presidenza onoraria nientemeno che di Samuel Ramey.
In chiusura dell’anno rossiniano, che larga eco ha avuto nel mondo, l’Associazione Musicale ario Tiberini, su idea di Giosetta Guerra, riunisce due grandi glorie marchigiane del passato in uno speciale Gala Tiberini-Rossini, per la XXVII edizione del Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini, che si terrà nello splendido teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo (PU) il 27 dicembre 2018 alle ore 20.30.
Rossini chiamava Tiberini il celebre tenore, Tiberini ha cantato quasi tutte le opere di Rossini e ha ridestato dall’oblio Matilde di Shabran.

Nel gala del 27 dicembre, dunque, si celebrerà il tenore Mario Tiberini, che ha diffuso l’opera italiana anche oltreoceano, conferendo il Premio Tiberini d’oro al talentuoso ed acclamato tenore marchigiano Davide Giusti, che continua a tenere alto nel mondo il nome delle Marche come terra di tenori, si celebrerà anche Rossini presentando la sua voce prediletta, quella del mezzosoprano, conferendo il Premio Tiberini d’argento alla giovane e poliedrica cantante lituana Julija Samsonova Khaynet.


Omaggio ai due grandi marchigiani dell’800 anche col programma, che comprende arie rossiniane per tenore e per mezzosoprano, arie di altri autori cantate dal Tiberini, arie di compositori italiani e stranieri dopo Rossini e brani rossiniani per pianoforte a quattro mani, eseguiti dalle pianiste Donatella Dorsi e Irene Ricci.





Come chicca omaggio a Rossini non poteva mancare la voce del corno, suo strumento prediletto che ha un posto di rilievo in tutte le opere di Rossini. Due maestri di corno, il russo Artem Kozlov e il marchigiano Giampaolo Baldelli, eseguiranno i cinque duetti per corno composti proprio da Rossini.


Presenterà la serata la giovane Chiara Gamurrini e intratterrà gli artisti e il pubblico l’organizzatrice Giosetta Guerra.






martedì 27 novembre 2018

S. Benedetto T. Concordia: dr.gam e Vessicchio


San Benedetto del Tronto (AP) - Teatro Concordia

dr.gam ospite del 

M° Peppe Vessicchio 

Venerdi 30 Novembre 2018



dr.gam, al secolo Andrea Gamurrini, l'artista marchigiano considerato dalla critica
nazionale uno degli artisti più completi attualmente in circolazione, sarà ospite del M°
Peppe Vessicchio con il suo ensemble denominato "I solisti del sesto armonico",
venerdì 30 Novembre presso il Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto alle ore
19.30.
Anche il noto musicista, arrangiatore e direttore d'orchestra, che ha collaborato con i
nomi più altisonanti della musica nazionale (Edoardo Bennato, Gino Paoli, Avion
Travel, Roberto Vecchioni, Zucchero, Andrea Bocelli, Max Gazzè, Mario Biondi, Fred
Bongusto, Ornella Vanoni...per citarne alcuni..) si è accorto di dr.gam, tanto da
volerlo come ospite nella data di chiusura del tour nazionale che lo ha visto
impegnato con il suo ensemble per tutto il 2018.
"Essere chiamato ad esibirmi sul palco dal M° Vessicchio è per me un grande onore
e un enorme stimolo per proseguire in questo mio percorso musicale, che tanto mi
ha dato finora e che spero tanto continui a darmi in futuro". Queste le parole del
poliedrico artista marchigiano dr.gam, il quale, dopo il successo dell'album "Another
Family" (Universal), ristampato ultimamente in Spagna e Portogallo, è di nuovo in
studio per lavorare al suo prossimo album in uscita nel 2019.



venerdì 23 novembre 2018

Pesaro Teatro Rossini-Stabat mater




 150Rossini

PESARO TEATRO ROSSINI

STABAT MATER
di Rossini












13 novembre 2018


 Recensione di Giosetta Guerra


Nella triste ricorrenza della scomparsa di Rossini il 13 novembre 2018 Pesaro ricorda il grande compositore con un concerto commemorativo, su iniziativa del Comune di Pesaro con Regione Marche, MiBAC e AMAT e le tre istituzioni rossiniane della città: Conservatorio Rossini, Rossini Opera Festival e Fondazione Rossini.
Nel centocinquantesimo anniversario dalla morte del Cigno, al Teatro Rossini viene dunque presentato lo Stabat Mater, capolavoro sacro di Rossini su testo di Jacopone da Todi, che descrive la sofferenza della Vergine ai piedi della croce e che debuttò a Parigi nel 1832.
Il sindaco stesso Matteo Ricci introduce l’evento, presentando Rossini come testimonial della bellezza e della cultura italiana. E ben lo sappiamo noi che da quarant’anni seguiamo il ROF, che è nato grazie alla lungimiranza e alla dedizione del dott. Gianfranco Mariotti, ex Sovrintendente del ROF ed ora presidente dei festeggiamenti rossiniani, che ha preso la parola per illustrare lo Stabat Mater di Rossini.
Più di cento coristi del Conservatorio Rossini e dell'Università di Astana del Kazakhstan preparati da Aldo Cicconofri e la grande orchestra del Conservatorio Rossini diretta da Umberto Benedetti Michelangeli creano un’atmosfera di alta spiritualità e di grande impatto scenografico. L’intensa lettura del direttore viene comunicata alla brava orchestra con gesto sicuro e a volte plateale coinvolgendo anche il corpo. L’attacco cupo dei violoncelli, seguito dal pizzicato degli archi, sfocia in un veemente tutto orchestrale e Coro e orchestra esprimono lo strazio di Mater dolorosa in un poderoso amalgama sonoro. Vigorosi crescendo si alternano a distesi momenti di toccante tristezza, a volte il maestro dà troppa libertà al flusso sonoro e l’orchestra tende ad emergere sulle voci con alte sonorità coinvolgendo anche il coro, a discapito dell’ascolto.
I quattro solisti provengono dall'Accademia Rossiniana del ROF, ma Davide Giusti ha già alle spalle una notevole e bella carriera.


















Il tenore marchigiano Davide Giusti, che da vari anni calca le scene di importanti teatri italiani e stranieri, si distingue per la bellezza del timbro vocale, la pienezza e la pulizia del suono e un’accurata tecnica d’emissione; il canto sgorga fluido con suoni morbidi, rotondi e rinforzati con l’uso della messa di voce, gli acuti sono decisi e i sovracuti svettanti mantengono la robustezza del suono, niente acuti sbiancati.


Il soprano russo Aleksandra Sennikova esibisce voce corposa ed estesa, acuta e duttile, che si esprime con accento incisivo.
Il mezzosoprano russo Maria Barakova ha voce robusta sonora e corposa e buoni affondi; al ROF di quest’anno ha ricoperto il ruolo della marchesa Melibea ne Il viaggio a Reims dei giovani.
Il basso Nicolò Donini ha una bella voce e una buona tecnica, il colore scuro e il sostegno del fiato gli consentono una sonorità consistente anche negli affondi molto gravi, il canto sul fiato gli permette di usare una vocalità ampia ed estesa a fini interpretativi con suoni rotondi e suggestive mezze voci.
Voci di gradevole ascolto, ma a volte in lotta con un’orchestra dirompente.
In “Santa Mater” il tenore affronta slanci e ascese con grande sicurezza, il soprano fa acuti taglienti, il basso è corposo morbido e deciso, il mezzosoprano esibisce una gran voce estesa, gestita con sicurezza sia nella morbidezza che nell’irruenza, il direttore ipercinetico gesticola, si piega sulle ginocchia, salta rumorosamente sulla pedana.
Il coro attacca con morbidezza, canta bene sia a mezza voce sia a suono spiegato, e sortisce un perfetto amalgama sonoro nei crescendo.
Nel finale gioioso e solare la voce del Coro si dissolve e ritorna la cupezza iniziale con la voce dei violoncelli per finire col furore di coro e orchestra.


 


martedì 13 novembre 2018

fano Teatro Fortuna. Il Trovatore





Fano - Teatro della Fortuna

Il trovatore partigiano

13 ottobre 2018



A cura di Giosetta Guerra

Se Verdi tornasse non darebbe ai registi la facoltà di creare e, se avessi potere, non gliela darei neanche io.
Valentina Carrasco, responsabile di regia (proprio responsabile) e luci, prende spunto da Il Trovatore di Giuseppe Verdi, per narrare l’amore di due giovani partigiani, Manrico e Leonora, durante il fascismo. Manrico dirige il giornale clandestino “La voce della libertà” e Leonora è una sorta di informatore esterno. E gli altri, a dire il vero, non si capisce che ruolo abbiano, a meno che non si chieda alla regista.
Le scene di Giada Abienti e i costumi di Elena Cicorella seguono le direttive registiche.
Quindi c’è la redazione clandestina del giornale, che giganteggia sul fondale, ci sono militari fascisti atti a censurare gli articoli, non manca la proiezione della ormai inflazionata deportazione degli ebrei e del taglio dei capelli, tutti girano con le armi in mano, c’è la bruciatura delle copie del giornale, sono presenti anche le suore figlie della carità di San Vincenzo, dette le cappellone per quel grande copricapo bianco che indossano, atte a servire i pasti ai soldati nel loro convento, che ci rammentano le mense dei poveri.


I fascisti hanno la tipica divisa compreso il fez in testa, i soldati del Conte son travestiti da mendicanti, di taglio maschile gli abiti femminili, c’è un cambio d’abito di Leonora in scena.
Quindi non perdiamoci nella ricerca di un nesso tra quel che è scritto e quel che si vede, sappiamo che i registi oggi hanno bisogno di reinventare, di filosofeggiare, di analizzare la società presente, soprattutto per criticare e per condannare, tutte cose che il cultore d’opera non vuole.
Comunque, gusti a parte, lo spettacolo è ben fatto, coerente, con belle scene d’insieme e atmosfera cupa, colori tetri, luce per lo più proiettata dall’alto.
In un’ambientazione più vicina ai nostri giorni, dunque, ma estranea al libretto di Salvatore Cammarano la musica è fortunatamente quella de Il Trovatore di Giuseppe Verdi. E il cast è buono.
Carlo Malinverno nel ruolo di Ferrando esibisce voce poderosa di basso, di bel colore, duttile ed estesa, ma a volte un po’ berciante (“Abbietta zingara”)
Il difficile ruolo di Leonora è ben sostenuto da Marta Torbidoni. Fin dalla sua prima aria “Tacea la notte placida” il soprano lirico mette in luce un bel corpo vocale, dal colore magnifico, suoni rotondi, acuti sostenuti, perfette scale discendenti, accattivante modo di porgere, e la voce possente si lancia nelle agilità di forza, nei trilli e picchettati dei tratti belcantistici e si piega a sensibili modulazioni nei passi lirici. “D’amor sull’ali rosee” è una lezione di tecnica vocale con suoni morbidi, filati e uso della messa di voce.
Il bel colore vocale del baritono Simone Alberghini ben si adatta al Conte di Luna, che non è un ruolo facile, mi piaceva molto Zancanaro. Alberghini ha una bella gettata di voce, estesa, “Il balen del suo sorriso”, con attacco morbido, è cantata benissimo tutta sul fiato.
Gli zingari, che qui non sono zingari, entrano in scena dentro un rimorchio e con la pagina corale “Vedi! Le fosche notturne spoglie invitano a martellare, lo fanno a voce piena, cantando anche troppo forte, ma qui non c’è l’incudine.



Seduta su un carretto Silvia Beltrami, scenicamente perfetta nel ruolo di Azucena, esibisce voce estesa, sonora, vibrante, dal colore denso, buoni affondi e un bel modo di porgere. In “Stride la vampa” c’è il dramma nella sua voce, mentre uno dietro stampa i giornali. Nel duetto con Manrico le voci sono portate all’estremo anche per emergere dal suono deflagrante dell’orchestra sotto la narrazione della zingara.


Ivan Defabiani è vocalmente un vigoroso e irruento Manrico. Il tenore canta per lo più di forza, ma è in grado di alleggerire il suono nei passi lirici e di padroneggiare il canto nelle pagine belcantistiche. Il timbro è bello e lo squillo per lo più sicuro. Dovrebbe migliorare la gestione del fiato, perché la voce è migliore quando non spinge, mentre quando la tende perde in fermezza (“Ah sì ben mio”). “Di quella pira” è cantata con i dovuti chiaro-scuri, mentre dietro bruciano i libri. (Ma la pira verdiana aveva odore di carne e non di carta). Intenso il duetto finale con Azucena, tutto cantato sul fiato.
Il soprano Susanna Wolff è una delicata Ines, il tenore Alexander Vorona è un buon Ruiz, il basso Davide Filipponi è il vecchio zingaro.
Sebastiano Rolli dirige senza spartito con gesto sciolto e deciso la brava Orchestra Filarmonica Marchigiana, a volte un po’ prorompente.
Il coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, diretto da Giovanni Farina, conferma la sua buona preparazione e la sua professionalità.