venerdì 19 giugno 2015

San Lorenzo in Campo (PS)

Benvenuta estate nel paese della musica








dr.gam in concerto 

ai giardini pubblici 

di San Lorenzo in Campo










 Il Memorial Fausto Guerra, organizzato negli scorsi tre anni dall'Associazione Musicale Mario Tiberini, per commemorare il giovane musicista laurentino scomparso quarant'anni fa, cambia veste ed entra nel progetto musicAmore ideato da Giosetta Guerra, per dare l'avvio al più vasto progetto comunale “San Lorenzo in Campo, paese della musica”. Un paese che voglia onorarsi di questo titolo lo può fare solo se può annoverare nel suo passato personaggi più o meno famosi che hanno lasciato la loro impronta in campo musicale.
 


il tenore Mario Tiberini




E, se per la musica classica siamo fieri di aver avuto Mario Tiberini il tenore stimato da Verdi e amico di Rossini, Livio Borri organista della cattedrale di Modena, maestro di coro e primo maestro di Luciano Pavarotti, Balilla Luzi principal violist dell'Orchestra del Teatro Colon in Buenos Aires Argentina, Raffaele Parroni maestro di banda,





il cantante chitarrista Fausto Guerra

 per la musica leggera non possiamo dimenticare Fausto Guerra, musicista laurentino apprezzato da Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Gino Latilla, tragicamente scomparso nel 1973 a soli 25 anni, dopo aver conseguito la laurea in scenografia teatrale presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, e vissuto, anche se per poco, negli anni del cambio di rotta, delle lotte sociali e delle barbe e dei capelli lunghi, in quel pezzo d'Italia che si adagia lungo la Valle del fiume Cesano e che grazie a lui ha ancora oggi, forte, l'idea che un certo modo di pensare e di vivere la musica di quegli anni sia quello giusto.
Ecco perché, la sera del 21 giugno alle ore 21, nella magnifica location dei Giardini pubblici di Viale Regina Margherita a San Lorenzo in Campo, si darà il Benvenuto all'estate con un mega concerto pop, organizzato dall'Amministrazione Comunale di San Lorenzo in collaborazione con l'Associazione Musicale Mario Tiberini, nel ricordo di Fausto Guerra, ambasciatore musicale degli indimenticati anni '70 e di tutti gli altri musicisti laurentini del passato.
Sul palco si esibiranno i due gruppi locali, Rockin' e Nuove Frequenze, oltre a dr. gam con la sua band, ospite fisso e fortemente atteso della serata.
 
La band Rockin', che è la sintesi di "Rockin' the Acoustic Vintage Band", è composto da Diego Marinelli chitarra, Andrea Marinelli basso, Roberto Valentini batteria, Marco Roncolato chitarra acustica e voce; nasce con l'intento di spaziare tra il country, rockabilly, rock 'n' roll e blues, da Johnny Cash a Springsteen passando per i Creedance, Eagles e Neil Young. Un genere d'impatto immediato.




Il gruppo Nuove Frequenze, formato da Chiara Bigari voce, Marco Conti basso e voce, Francesco Peruzzini chitarra, Andrea Barbadoro tastiere, Alberto Tombari sax, Alessandro Tombari batteria, ci farà ballare con le canzoni più note dei nostri tempi.

L'accattivante mix di soul, rock e reggae saliranno in palcoscenico con dr.gam al secolo Andrea Gamurrini (voce e chitarra) e la sua eccezionale band, con Miky Scarabattoli alle tastiere, synth bass e cori, Gughi Marchesini alle percussioni e cori, Graziano Ragni alla batteria.


Noto nel territorio nazionale ed anche in parte all'estero grazie agli innumerevoli concerti in Italia, Austria, Germania, Francia, Spagna e U.S.A. e alla collaborazione con musicisti italiani ed internazionali, dr.gam, dopo una lunga gavetta e la pubblicazione di alcuni albums ritenuti da lui stesso dei prono giovanili, nel 2009 esce con l'album live "The New medicine Show" prodotto da Vallemania Records, cui segue un tour tutto italiano di 120 date durato due anni che viene video-raccontato nel clip "The New Medicine Show live tour" uscito nel 2012 prodotto da White Coal Productions.
Di prossima uscita il video del singolo "Our Roots", girato a Port Antonio (Jamaica) e l'attesissimo nuovo album di inediti "Another Family”, che, addetti ai lavori ritengono essere l'opera album della giusta consacrazione dell'artista al grande pubblico.



 

Un ringraziamento ai gruppi che offrono la loro performance, all'Amministrazione Comunale che è entrata nel progetto, all'Associazione Musicale Mario Tiberini promotrice di eventi di qualità, alla BCC di Pergola, alla Ditta Alluflon di Mondavio e al Balù Bar di San Lorenzo in Campo, che sostengono questa manifestazione.





martedì 16 giugno 2015

FAUST

opera in cinque atti tratta dall’omonimo poema di Wolfgang Goethe, libretto di Jules Barbier e Michel Carré, musica di Charles Gounod

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Torino in coproduzione con Israeli Opera – Tel Aviv e Opéra de Lausanne
(recita del 5 giugno 2015)

Cupo e visionario l'allestimento di Stefano Poda, che sceglie di scavare nel groviglio dei temi esistenziali e proietta azioni e personaggi entro luoghi simbolici.

recensione di Giosetta Guerra 

Faust è un'opera dai forti contrasti: angeli e demoni, sacro e profano, sovrannaturale e realtà, amore ed erotismo, castità e tentazione, virtù e trasgressione, perdizione e redenzione, idillio e sesso sfrenato, con pennellate di grottesco; è lunga, intricata, problematica, perciò un allestimento tradizionale, col rispetto di ambienti, colori, atmosfere, caratteri, azioni, renderebbe più facile la sua comprensione. Ma per chi conosce l'opera è stimolante cercare allestimenti particolari, dove l'occhio oltre che guardare deve anche scrutare. L'allestimento di Stefano Poda, che ha curato scene, regia, luci, costumi, coreografie al Teatro Regio di Torino non è sempre chiaro perché è visionario e sintetico, ma è originale, artistico, elegante e studiato in ogni dettaglio. Purtroppo da lontano molti particolari sono sfuggiti alla vista, rendendo difficile la comprensione di certe scelte, che ho capito poi guardando le foto.
Un enorme anello ferrigno domina la scena per tutta l'opera, girando in orizzontale, in verticale e in tralice, spostandosi in alto, in basso e sul fondo, segna i confini degli ambienti dove compaiono gli elementi essenziali: 
un mucchio di libri per lo studio di Faust, sagome bianche stilizzate di alberi per il giardino, proiezione graduale di una croce di luce bianca su fondo nero per la chiesa, 

pioli in ferro per entrare e uscire dal cerchio posato a terra per nascosti approcci erotici, 
lunghi fili che s'intersecano per mimare la prigione con Margherita, 

gambe nere femminili emergenti dall'anello nero, che alzandosi mostra un ammasso di 
persone nude che si danno alle danze nel Baccanale, mentre sgorbi neri saltellanti simili a ragni (bravissimi saltimbanchi) danno l'idea del peccato, reso ancor più accattivante dai colori attorno. In terra sono scritte frasi in tedesco, forse tratte dall'opera di Goethe. Il colore dominante della scena è il grigio, rischiarato da un attento disegno luci provenienti da varie direzioni.
I costumi alcuni dalle linee moderne, altri di un'eleganza spinta, particolari quelli delle coriste con grandi cappelli, sulle tonalità del rosso e del nero, bianco e rosso per Margherite, bianco per gli angeli, alleggeriscono la cupezza degli ambienti. Faust e Mefistofele sono spesso a dorso nudo. Originale la disposizione delle masse, atte a creare effetti scenici e quadri suggestivi basati anche sui contrasti cromatici. 
Le danze, che avrebbero alleggerito la tensione e avrebbero completato la bellezza delle musiche, sono sostituite da movenze sceniche di vario tipo, idea originale e pregevole quella delle braccia concatenate dei coristi che simulano l'onda, ma meno trascinanti della danze. La regia è molto attenta agli effetti d'insieme, alle azioni dei personaggi, a mettere in evidenza il personaggio stesso, ma segue una sua visione o aggiunge particolari talvolta poco comprensibili, come i palloncini neri che Mefistofele fa scoppiare nella sua aria con la risata satanica o gli ombrelli neri con cui poco dopo arriva la folla tutta nera sotto una luce sinistra. Dalle foto vedo che le donne coi palloncini neri sono incinte e lo scoppio dei palloncini potrebbe simulare l'aborto di Margherita. Sbaglio? 

 
Il regista sceglie una linea cupa, togliendo le danze e prediligendo tinte prive di colore, che trasmettono l'inquietudine, ma l'alleggerisce con la composizione artistica di colorati tableaux vivants.

La musica di Gounod è molto accattivante, il contrasto delle situazioni è delineato dalla varietà degli stili musicali, che l'Orchestra del Teatro Regio di Torino esegue con pulizia del suono, ritmo sostenuto dopo un inizio in sordina, sonorità trascinanti, sotto la guida del direttore Gianandrea Noseda, attento e appassionato interprete della scrittura e delle intenzioni musicali di Gounod. La musica è un tessuto ricamato sotto la parola, la densità del suono sostiene le voci, l'accompagnamento è a volte tumultuoso, a volte dolcissimo, a volte palpitante. Il fragore orchestrale presenta Mefistofele, una musica vellutata e sfuggente ci introduce nel giardino, il tempo di marcia accompagna i soldati di Valentin e donne rosse gesticolanti, la voce dell'organo si fa sentire nella scena della chiesa.

Sul piano vocale il migliore è Ildar Abdrazakov, un bel Méphistophélès giocoso e stimolante, dalla voce possente, ampia e di bel colore, sonorità accattivanti e belle arcate, canta con vigore la “Chanson du veau d'or” in piedi sopra la massa corale (la scena mi ricorda Ramey nel Maometto di Pizzi), esegue con correttezza di stile la serenata “Vous qui faites l'enormie” (ma ho sempre nelle orecchie la risatazza più variegata di Ramey), possente quando invoca gli spiriti del male contro Margherita, poderoso nella notte del peccato. Comunque, fermo restando che Ramey è il punto di riferimento per tutte le figure diaboliche dell'opera, Abdrazakov ha una magnifica voce di basso ben gestita in tutti i registri.

Doctor Faust ha la voce robusta di baritenore di Charles Castronovo, che risulta un po' pesante nella cavatina “Salut! Demeure chaste et pure”, perché la canta con timbro baritonale e coi suoni chiusi, sbianca l'acuto su “presence” tenuto a lungo ma in modo poco fermo, quando emette voce tenorile lo fa in falsetto o a mezza voce. Per me non è adatto a questo ruolo.
Per Valentin Vasilij Ladjuk esibisce voce baritonale estesa e piena in tutti i registri, canto sostenuto ma poco raffinato nella cavatina “Avant de quitter ces lieux”, esteso e incisivo nel duello con Mefistofele.

Irina Lungu nel ruolo di Marguerite inizialmente esibisce voce flebile, canta bene l'air des bijouxAh! Je ris de me voir”, ma la voce è piccola e l'effetto è povero (forse è posizionata troppo indietro, perché quando avanza il volume aumenta); in corso d'opera la voce acquisisce più corpo, gli acuti sono lancinanti, l'interpretazione è accorata e nel canto c'è tanta dolcezza.
Ketevan Kemoklidze è un mezzosoprano consistente dal bel colore vibrante che interpreta Siebel con canto irruento.
Samantha Korbey, Marthe in tailleur, è piuttosto ingolata, nella scena del giardino cammina sull'orlo del grande cerchio e amoreggia vogliosa con Mefistofele, mentre gli altri due formano una coppia piuttosto ritrosa, ma anche Faust e Mefisto camminano spesso sui bordi del grande anello.
Wagner è Paolo Maria Orecchia.

Il coro maschile in rosso presenta una magnifica qualità vocale ed una splendida compattezza del suono, gradevolissima la resa vocale e sonora delle coriste, sempre elegantissime con particolari tailleurs lunghi, rossi o neri o bianchi e grandi cappelli neri o bianchi, amalgama sonoro pieno e pastoso negli insiemi. Di alto livello la prestazione del Coro del Teatro Regio di Torino, accuratamente preparato dal M° Claudio Fenoglio.




 Foto di Eduardo Piva/Ramella





venerdì 22 maggio 2015

Jesi, Mostra di Roberto Recanatesi


Jesi, Mostra di Roberto Recanatesi, il fotografo degli artisti

Benvenuta “BELLEZZA”

di Giosetta Guerra
La Chiesa di San Niccolò a Jesi, sita in Corso Matteotti, ospiterà la mostra fotografica di Roberto Recanatesi dal 23 maggio al 2 giugno 2015.

Si inaugurerà domani sabato 23 maggio alle ore 17 la mostra di Roberto Recanatesi, il fotografo degli artisti e rimarrà aperta tutti i giorni fino al 2 giugno con orario 17-20 nei giorni lavorativi e 10-13, 16-20 nei prefestivi e festivi. 

Il 29 maggio alle ore 15,30 interverrà Vittorio Sgarbi, estimatore del fotografo. 
L’autore sarà sempre presente.
Le opere (una quarantina, formato in prevalenza 40x50 e 40x60 ed alcune anche 20x30, in bianco-nero ed a colori) sono in prevalenza il frutto di assemblaggi di negativi scannerizzati e provenienti da più scatti.
L’argomento della mostra è la Bellezza, anche e soprattutto in chiave surreale, nell’ambito del progetto, molto sentito dall’autore, relativo al ritratto umano in connubio con la natura, spesso in chiave onirica e visionaria. 


Come ricercatore e collezionista fin dall’età di 14 anni di materiale fotografico e documentario sugli artisti dell’opera lirica, teatro, cinema, danza, Roberto Recanatesi è in possesso di una collezione di circa 30.000 immagini; come artista schivo e creativo, ha al suo attivo decine di mostre, agli Antichi Forni di Macerata, alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, alla Rocca Paolina di Perugia, alla Sala dei Mercatori e alla Libreria Rinascita di Ascoli Piceno, alla Galleria Giovenzana di Milano, al Palazzo del Turismo di Riccione, all’Expo-Ex di Senigallia, alla Rassegna Salvi di Sassoferrato.
Già noto per le varie puntate di “Marche visionarie” presenti da almeno cinque o sei anni presso le maggiori sedi espositive marchigiane (Mole Vanvitelliana, Arco Amoroso e Rettorato di Ancona, Palazzo dei Convegni di Jesi, Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, Sala Laurana e Palazzo Gradari di Pesaro, ecc.) ha la stima di noti critici del settore (Ginesi, Cuppini, Papetti, Scarabicchi, Giancarlo Galeazzi) e un largo consenso di pubblico.
Per notizie biografiche e per visionare almeno parte della produzione dell’autore si veda il sito www.robertorecanatesi.com e molto altro tramite google.









sabato 9 maggio 2015

Fano Teatro della Fortuna Carmen prosa

Fano Teatro della Fortuna

Stagione di Prosa della Fondazione Teatro della Fortuna in collaborazione con AMAT.


CARMEN in versione TRASH


(2 maggio 2015)

di Giosetta Guerra

È imbarazzante e anche difficile recensire uno spettacolo che ha colpito negativamente, perché non si vorrebbe offendere nessuno (anche se noi lo siamo stati) e nel contempo si vorrebbe esprimere il disappunto, il disorientamento, l'incredulità provati durante la CARMEN malamente narrata e peggio ancora cantata dalla compagnia di Iaia Forte e suonata dall'Orchestra di Piazza Vittorio diretta da Mario Tronco.
Si tratta di un adattamento e riduzione della storia di Carmen di Prosper Mérimée, Henri Meilhac e Ludovic Halévy, ad opera di Enzo Moscato e Mario Martone, che hanno distorto l'inizio e il finale (e non solo), in quanto all'inizio Carmen, occhiali neri e bicchiere in mano, entra in palcoscenico annaspando perché alla fine Cosè l'ha accecata e non ammazzata e, dopo la morale di Cosè, lei continua a girare in palcoscenico e poi si presenta con gli occhiali neri annaspando come all'inizio. Sì, avete capito bene, l'inizio è la conseguenza del finale che si chiude con la scena dell'inizio in una circolarità continua, è come percorrere la circonferenza di un cerchio dove inizio e fine sono inscindibili e invisibili. L'idea registica di esaltare la stretta connessione tra effetto/causa/effetto potrebbe essere interessante, se fosse chiaro l'atto dell'accecamento finale e della sopravvivenza di Carmen, invece abbiamo dovuto leggerlo, a me è sembrato che Cosè, dando le spalle al pubblico, le avesse tagliato la gola, perciò all'inizio pensavo che lei fosse ubriaca e non cieca. 
L'immagine dei morti viventi sembra piacere al regista Mario Martone, che ha fatto di Zuniga morto uno zombi: dopo lo scontro mortale con Cosè il cadavere si rianima, gira e gesticola con un pugnale infilzato nel petto sanguinante e parla con voce metallica, ma anche quand'era in vita Zuniga era un essere spregevole, urlante e violento, in netta contrapposizione con la fragilità di Cosè, che alla fine spara anche allo zombi.
Carmen è sguaiata e per niente seducente, tutti i personaggi sono intrisi di volgarità e di squallore, gli ambienti sanno di sporco e di logoro, nonostante le pareti mobili per i cambi, un po' di colore e di vivacità sopraggiunge con la presentazione quasi circense della gente che attende lo spettacolo del torero arrampicata su una torretta di tubi metallici scintillante di luci.












Se l'obiettivo del regista era quello di denunciare lo squallore di certi ambienti ci è riuscito benissimo, se era una denuncia al fenomeno del femminicidio, come scritto nelle note di presentazione, noi non l'abbiamo capito, ma, anche se fosse, perché scomodare e stravolgere un'opera arcinota come Carmen per denunciare certi fenomeni agghiaccianti? Eppure Mario Martone non è digiuno di opera lirica e lo staff di questa Carmen è lo stesso dell'Aureliano in Palmira e di 
Matilde di Shabran allestite a Pesaro.

Mario Tronco e Leandro Piccioni hanno curato l'arrangiamento musicale, prendendo in prestito o distorcendo o trasfigurando (come dicono loro) alcuni brani della musica dell'opera di George Bizet, per alternare parti narrate con parti suonate e parti cantate.
E qui nasce il vero dramma: per le parti parlate si usa un napoletano per lo più incomprensibile, Cosè è l'unico a parlare veneto, per i brani cantati si lasciano accennare le note arie dell'opera con la voce naturale di chi non canta, quindi tutti i registri vengono abbassati alle capacità dell'attore, che accenna, sillaba, canticchia, gracchia (è difficile spiegare), Carmen canta con la voce roca del parlare, Cosè pigola con voce bassa e roca qualcosa come “La fleur que tu m'avais jetée”, 
ma la cosa più ridicola è Escamillo, il macho della storia, che canta in falsetto (Escamillo castrato è un ossimoro).












Beh, forse era una parodia e si doveva ridere, ma noi non l'abbiamo capita e siamo rimasti molto male.




Bravi gli interpreti, nonostante il taglio e la lettura dell'opera: Iaia Forte (Carmen), Roberto De Francesco (Cosè), Ernesto Mahieux (Lilà Bastià), Giovanni Ludeno (Tenente Zuniga), Anna Redi (Mercedes e coreografa), Kyung Mi Lee (Fraschina),Francesco Di Leva (’O Dancairo), Houcine Ataa (‘O Torero), Raul Scebba (‘O Rinacciato), Viviana Cangiano (Dorotea).


L’Orchestra di Piazza Vittorio formata da 11 elementi di varie etnie è una banda mista di napoletani e di immigrati diretta da Mario Tronco e composta da Emanuele Bultrini, Peppe D'Argenzio, Duilio Galioto, Kyung Mi Lee, Ernesto Lopez, Omar Lopez, Pino Pecorelli, Pap Yeri Samb, Raul Scebba, Marian Serban, Ion Stanescu.
Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari e il suono a cura di Hubert Westkemper.
Quello che secondo loro doveva essere un gioioso mescolamento di generi ha spesso creato chiasso e confusione.
Produzione del teatro stabile di Torino.