martedì 12 novembre 2019

Pesaro Teatro Rossini Premio Tiberini 2019



COMUNICATO STAMPA

Pesaro - Teatro Rossini - 13 novembre 2019 ore 21.00

Progetto Johannes Brahms 
per direttori d'orchestra
Quarto Concerto
Sinfonia N. 4 in Mi minore Opera 98


Giunge al termine il percorso della prima edizione del Progetto Brahms per direttori d'orchestra ideato e organizzato dalla Filarmonica Rossini con il suo Direttore Principale Donato Renzetti, in collaborazione con Comune di Pesaro e AMAT - Associazione Marchigiana Attività Teatrali.
La quarta e ultima tappa del programma ha impegnato i 13 direttori scelti in una masterclass di due giorni presso la Chiesa dell’Annunziata di Pesaro, durante la quale hanno provato la sinfonia in programma seguendo indicazioni tecniche e consigli musicali del M. Renzetti. Dopo il lavoro preparatorio il Maestro ha selezionato i direttori che dirigeranno il concerto in programma mercoledì 13 settembre alle 21.00 al Teatro Rossini di Pesaro.
L'esecuzione aperta al pubblico sarà dedicata alla Sinfonia N. 4 in Mi minore Opera 98 di Brahms, considerata uno dei suo più grandi capolavori. Composta tra il 1884 e il 1885, la sinfonia ebbe subito successo. I quattro movimenti della Sinfonia saranno diretti dal M. Donato Renzetti e da alcuni dei direttori selezionati durante la masterclass.
Questo ultimo appuntamento del Progetto Brahms sarà arricchito da una novità, l'Associazione Musicale Mario Tiberini conferirà nel corso di una breve cerimonia il Premio Tiberini d'oro al M. Renzetti, che tanto ha fatto anche per la nostra provincia. Il prestigioso premio, intitolato al celebre tenore nato a San Lorenzo in Campo nel 1826 è giunto alla XXVIII edizione ed è uno dei più longevi d’Italia.
Il premio è nato nel 1989 con Samuel Ramey, il basso più amato del mondo, ed è stato assegnato negli anni successivi ai migliori cantanti del panorama lirico internazionale, a registi d’opera, a musicisti e a personaggi di fama mondiale. Oggi vanta la presidenza onoraria dello stesso Samuel Ramey. A consegnare il premio la Prof. Giosetta Guerra, presidente dell'Associazione.
Altra interessante collaborazione per questa ultima serata del progetto Brahms è quella con la bella iniziativa intitolata Dalla Parte Dell'ascoltatore, coordinata dal M. Luigi Livi presso il Conservatorio Rossini di Pesaro per preparare il pubblico ad assistere ai concerti con maggior consapevolezza.
Il M° Donato Renzetti dice: “Il Progetto Brahms ci ha permesso di scoprire talenti giovani e meno giovani che si sono confrontati con le pagine sinfoniche di uno dei più importanti compositori dell'800. Il nostro lavoro è stato ricco di stimoli che saranno sicuramente utili alle carriere di questi direttori. Il confronto ha permesso di acquisire nuove conoscenze che rafforzeranno il carattere e la sensibilità artistica dei partecipanti alle masterclass del Progetto.
E il M° Michele Antonelli, Presidente della Filarmonica Gioachino Rossini, aggiune: “Questa prima edizione del Progetto Brahms ha segnato un ulteriore passo avanti nelle attività della Filarmonica Rossini, che punta a creare una serie di attività artistiche di alto livello a Pesaro, Città Creativa Unesco della Musica. In questo caso abbiamo voluto offrire a chi percorre l'impegnativo cammino della direzione d'orchestra l'occasione di lavorare con uno dei più importanti direttori del nostro tempo e con una formazione orchestrale che vanta un ricco curriculum internazionale e collaborazioni con grandi artisti come Juan Diego Florez e Anna Netrebko. Voglio ringraziare innanzitutto il M. Renzetti senza il quale la realizzazione di progetti di questo livello non sarebbe possibili. Ringrazio anche il Comune di Pesaro per il patrocinio e AMAT per la preziosa collaborazione.”

Giosetta Guerra

sabato 14 settembre 2019

Vicenza La diavolessa


Vicenza Teatro Olimpico

 Festival Vicenza in Lirica 2019

La diavolessa
Commedia giocosa in tre atti del 1755

Goldoni in musica per opera di Galuppi
(5 settembre 2019 prima)

By Giosetta Guerra

La poetica goldoniana applicata agli spettacoli operistici è garanzia di umorismo, la musica briosa di Baldassare Galuppi con tempi a volte tempestosi garantisce la godibilità. Il dinamico gioco d’intrecci e il tratteggio del personaggio, tipici di Carlo Goldoni, si ritrovano nelle raffinatezze di stile e nella mescolanza di serio e faceto della composizione musicale. L’incontro della scrittura colta e dell’invenzione del libretto (Goldoni scrive un vero libretto d’opera) con la varietà di forme musicali crea meccanismi teatralmente efficaci.


La Sinfonia d’inizio è festosa con alcuni passaggi morbidi e altri in crescendo, la tinta malinconia degli archi diffonde delicatezza ma è presto fugata dall’esplosione di gioia di tutta l’orchestra, la musica è coinvolgente e il maestro direttore e concertatore Francesco Erle dirige l’Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica con gesto preciso e senza bacchetta. Del resto lui conosce bene l’opera perché è lui che l’ha revisionata insieme al Maestro Franco Rossi.
Qualche sentore della musica di Haydn e di Mozart in corso d’opera e la varietà di forme nelle arie aumentano la piacevolezza dell’ascolto.
La giovane compagnia di canto, selezionata con apposite audizioni e supportata da un corso di perfezionamento, giunge al debutto ben preparata e tutti hanno buone doti vocali.
Al conte e alla contessa, coinvolti loro malgrado nel tentativo di truffare il ricco ed ingenuo don Poppone, è riservata la forma seria, cioè l’aria col da capo, spolverata di sarcasmo.
Nella scrittura vocale virtuosa e brillante della contessa, una copia sfocata della regina della notte, Ligia Ishitani Silva si destreggia bene con voce aggraziata e agile di soprano leggero di agilità tra acuti, sovracuti, trilli, salti.
Il conte, per lingua e vocalità eroe del barocco, è interpretato dal bravo controtenore sopranista Ettore Agati, esperto della prassi esecutiva settecentesca e dotato di un mezzo vocale limpido e flessibile; l’emissione naturale produce belle sonorità omogene nel timbro, l’uso della messa di voce, la soavità dei filati, la precisione della linea di canto rendono questo artista molto interessante.
Due giovani squattrinati Dorina e Giannino, ruoli di mezzo carattere, sperano di  guadagnare denaro aderendo a questo intrigo: nel ruolo dell’avventuriera Dorina, vestita da moschettiera con parrucca bianca, Arlene Miatto Albeldas, mezzosoprano deciso con voce particolare (è armoniosa ma non sempre ha impostazione lirica), canta bene e si muove con grande disinvoltura; Giannino, giovane amante di Dorina, è il bravo baritono Omar Cepparolli che usa in modo brillante una bella voce timbrata, ampia, sonora e di buon peso e calca il palcoscenico con padronanza e spigliatezza.
Il gentiluomo Don Poppone Corbelli, come Pantalone maestro delle contraddizioni, è il versatile basso buffo Stepan Polishchuk, dotato di voce rotonda e risonante, con maggior sostegno nei registri medio e alto.


Il locandiere Falco, novello Figaro che ordisce il tranello, è Lucas Lopes Pereira, un tenorino intonato che ha cantato soprattutto sottovoce a causa di una indisposizione purtroppo non annunciata all’inizio dell’opera.

La cameriera Ghiandina, che salverà don Poppone dalla rovina, è il soprano leggero Lucia Conte; teatralmente versatile, ha pose provocanti, dotata di voce scintillante e cristallina, canta bene, ha buone mezze voci rinforzate e si lancia in acuti sicuri e tenuti. 







Lo splendido elemento architettonico del teatro olimpico ha fatto da prezioso scenario ad un allestimento minimalista (solo tavoli, panche e panchetti in palcoscenico).
La briosa regia di Bepi Morassi è attenta alla vivacità dell’azione: gli artisti corrono avanti indietro per il palcoscenico col rischio di cadere in un’inquietante botola sempre aperta sul pavimento, salgono sugli sgabelli, entrano ed escono da ogni parte, girano tra il pubblico, due mimi (Luca Rossi e Francesco Motta) son sempre affaccendati, il servitore Gabrino si dà da fare ma non parla; purtroppo le luci di Andrea Grussu e Matteo Bianchi, quasi sempre basse anche se adattate alle situazioni, non hanno badato alla visibilità dei protagonisti, quindi anche i bei costumi settecenteschi di Carlos Tieppo, responsabile dell’Atelier de La Fenice di Venezia, sono rimasti un po’ nell’ombra quando invece con l’architettura palladiana dell’Olimpico avrebbero completato lo stile del secolo dei lumi.


Una scena più illuminata dunque e una dizione più chiara dei cantanti avrebbero favorito la comprensione del testo e aumentato la godibilità dello spettacolo.


Il pubblico ha gradito questa novità e applaudito con vigore anche il grande lavoro degli organizzatori, guidati dall’infaticabile Andrea Castello.

foto Beatrice Milocco



Vicenza
Teatro Olimpico
giovedì 5 settembre 2019 ore 21.00
domenica 8 settembre 2019 ore 21.00
La Diavolessa
commedia giocosa in tre atti di
Carlo Goldoni
musica di
Baldassare Galuppi
prima rappresentazione assoluta:
Venezia, Teatro di S. Samuele, novembre 1755
edizione di
Franco Rossi e Francesco Erle
personaggi e interpreti
Il Conte Nastri Ettore Agati
La Contessa, sua moglie Ligia Ishitani Silva
Dorina, avventuriera Arlene Miatto Albeldas
Giannino, giovane amante di Dorina Omar Cepparolli
Don Poppone Corbelli, gentiluomo Stepan Polishchuk
Ghiandina, cameriera Lucia Conte
Falco, locandiere Lucas Lopes Pereira
Gabrino, servitore che non parla
maestro direttore e concertatore Francesco Erle

regia Bepi Morassi
costumi ideati da Carlos Tieppo e
realizzati da
Sartoria Daniela e Sartoria Paola Girardi
light designer Andrea Grussu
maestro alle luci
Matteo Bianchi
trucco Riccardo De Agostini
acconciature
Sonia Castegnaro (Salone Capelli d’Autore, Brendola),
Alessia Manzardo (Salone Elodì, Schio),
Elena Paolini (Salone Elena, Lonigo),
Doriana Zarpellon (Capelli d’Oro, Zanè),
fotografia Beatrice Milocco.
Orchestra barocca del Festival Vicenza in Lirica
primo violino di spalla Enrico Parizzi
traversieri
Alberto Crivelletto, Massimo Crivelletto
oboi
Arrigo Pietrobon, Nicolò Dotti
corni
Enrico Barchetta, Davide Saturno
violino I
Pietro Battistoni, Isobel Cordone
violino II
Matteo Zanatto (concertino), Stefano Favretto, Alessandra Scatola
viole
Simone Siviero (concertino), Elena Gelmi
violoncello
Simone Tieppo (continuo), Matylda Adamus
violone
Michele Gallo
cembalo e continuo
Alberto Maron
produzione Vicenza in Lirica 2019 | Concetto Armonico
direttore artistico Andrea Castello



 




domenica 1 settembre 2019

Rof 2019 La Riconoscenza


ROF 2019
Pesaro, Teatro Rossini

La riconoscenza

Cantata pastorale per quattro voci, coro e orchestra

 (14 agosto ore 16)



      A cura di Giosetta Guerra   


Rossini compose la cantata pastorale La Riconoscenza per la principessa di Lucca Maria Luisa Giuseppina di Borbone, sul dotto testo di Giulio Genoino.
Formata da sette numeri musicali intercalati da recitativi accompagnati, la cantata è stata eseguita a Pesaro dall’Orchestra Filarmonica G. Rossini, diretta dal bravo Donato Renzetti, dal Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini, preparato dall’esperta musicista Mirca Rosciani e da quattro voci soliste: il soprano Carmela Remigio (la pastorella Argene), il mezzosoprano Victoria Yarovaya (la pastorella Melania), il tenore Ruzil Gatin (Fileno) e il basso Riccardo Fassi (Elpino).


















L’Orchestra Filarmonica G. Rossini entra con delicatezza nel ritmo danzante dell’Introduzione con la leggerezza degli archi. Il tocco gentile del M° Renzetti, che dirige con maestria, sensibilità e rispetto delle voci, si avverte per tutto il concerto. C’è infatti un netto contrasto tra la cantabilità e la morbidezza dell’orchestra e il tecnicismo delle voci.
Il soprano Carmela Remigio presenta poco spessore vocale nell’Aria di Argene, ma acuti sicuri e buona linea di canto nel duetto Argene/Melania con Victoria Yarovaya, mezzosoprano dalla voce corposa e di bel colore. Nel terzetto Argene/Melania/Fileno, lungo e sbalzato, la Remigio ha una bella grinta, raggiunge vette acute e affronta con precisione tecnica la coloratura, la delicatezza d’emissione affiora quando ammorbidisce il canto, ma la voce rimane fredda; la Yarovaya ha suono pieno e zona acuta sicura, ma perde spessore nei gravi. La dizione è carente in entrambe. Gatin, introdotto da arpa, corno e flauto, presenta una vocalità chiara e tagliente da tenore contraltino, sicura negli attacchi acuti, svettante nel registro sovracuto, morbida nel canto a mezzevoce, e un buon sostegno del fiato, tuttavia per una parte così impervia la voce è da perfezionare. Nonostante la sua brevità, l’aria di Fileno permette a Fassi di mettere in mostra la sua preziosa voce di basso cantante, dal bel colore scuro, ricca di armonici, suoni rotondi e pieni, zona grave accattivante ed una dizione comprensibile.
Il Coro, che interviene solo nell’Introduzione e nel Finale, esibisce pienezza del suono e buon amalgama sonoro.

Edizione critica della Fondazione Rossini in collaborazione con Casa Ricordi e a cura di Patricia B. Brauner.

Fotografie Studio Amati Bacciardi



martedì 27 agosto 2019

ROF 2019 Semiramide


ROF 2019

Pesaro Vitifrigo Arena



  Semiramide  


(dedicata a Bruno Cagli e a Montserrat Caballé)




 Esecuzione monumentale   
 per un’opera monumentale 

Quattro ore di musica: una delizia per gli spettatori,
un lavoro mastodontico per gli artisti.

Recita del 17 agosto 2019, recensita da Giosetta Guerra

I grandi occhi del re occupano il fondale, a volte si avvicinano, a volte il viso si apre per mostrare l’interno di una stanza con disegni infantili sulle pareti, una stilizzatissima figura femminile con un pugnale insanguinato in mano, ritta accanto alla figura stilizzatissima di un uomo con la corona in testa, disteso a terra esanime. 

Sul lato sinistro in posizione elevata un disegno a forma di raggiera o ragnatela nasconde una porta, davanti alla quale una figura femminile biancovestita (Azema) resta in piedi per molto tempo, in basso sul lato destro c’è una culla azzurra con un bambino che dorme, ogni tanto un gigantesco orsacchiotto celeste e bianco compare al centro del palcoscenico o da dietro una parete.

In una scena successiva si vede un grande occhio vuoto, dentro il quale sfila una processione di donne biondo platino in abito nero con neonati in braccio e il palcoscenico è attraversato di corsa da un bimbo col peluche. In un’altra scena compare un viso, attraversato da una scia di sangue. 


Il trono di Semiramide è un balconcino in ferro che attraversa un grande faccia.
Nell’appartamento della regina troviamo un salotto moderno con divano chiaro sul quale Semiramide e Assur amoreggiano.

Il regista Graham Vick analizza il trauma psicologico di un bambino che la madre stessa voleva eliminare insieme al padre e cresciuto senza i genitori. Semiramide, la regina assiro babilonese, che il librettista Gaetano Rossi presenta avida di potere e di sesso, era moglie del leggendario re Nino che fondò Ninive, e amante di Assur col quale progettò di uccidere suo marito Nino e suo figlio Ninia.
Un dramma anche attuale, secondo Vick, che vede nella regina un tipo di donna arrivista, disposta a farsi strada in un mondo di uomini a qualunque costo, anche abbandonando figlio e marito. Quindi Stuart Nunn come scenografo realizza scene atemporali, visionarie, popolate di simboli e ricordi infantili, e come costumista abiti moderni per padre, madre, figlio, amante, coro e tipici costumi d’epoca per gli altri. Le giuste luci di Giuseppe Di Iorio hanno un ruolo di rilievo.
La regia è per lo più statica, i personaggi cantano spesso ai lati, il coro (in frac nero o a dorso nudo i maschi, in nero e bianco con cappellini o con capelli platinati le femmine) è quasi sempre presente anche in funzione scenografica, schierato fermo a ridosso del fondale, o introdotto per sezioni divise, le masse si muovono compostamente, ma i quadri sono vari e molto articolati e rappresentativi, non manca una scena di rito musulmano; il padre e il bambino sono i principali protagonisti nella scenografia.
I coristi e alcuni personaggi hanno le facce dipinte con righe colorate come gli zulù (sono i colori delle bandiere di vari stati), Oroe e i Magi sono inquietanti conciati come Lazzaro uscito dal sepolcro o come lebbrosi o come fachiri, sfilano in processione seminudi (calzamaglia color nudo) con lunghissime barbe e lunghe acconciature rasta.
Idreno, re degli Indiani, indossa sontuosi e preziosi abiti da maragià ed ha la faccia a 3 colori;  la principessa Azema ha uno scintillante abito bianco;  Assur in redingote nera con fiore all’occhiello porta occhiali neri, nella scena finale della follia, Assur si presenta discinto, scarmigliato e con la pistola in mano; capelli biondi corti per Semiramide, in tailleur pantalone nero, camicia bianca, scarpe décolleté con tacchi alti, tipico abbigliamento della donna manager in carriera; Arsace ha capelli lunghi scuri, un aderente tailleur pantalone nero lucido con strisce damascate; l’ombra di Nino si materializza e l’uomo in abito celeste, con la faccia sporca di celeste e di rosso, entra appoggiandosi ad un bastone celeste. 
Molti particolari, rilevati dalle foto, non si vedono dalla grande e lunga platea.

Il M° Michele Mariotti, il più osannato della serata, dirige la splendida Orchestra Sinfonica della RAI con gesto preciso, giusta direzione dello sguardo verso le differenti sezioni per gli attacchi, concreta partecipazione teatrale cantando lui stesso. La raffinata e minuziosa precisione della conduzione e la competenza e sensibilità dei professori d’orchestra permettono un ricamo musicale d’alto pregio. Con la Sinfonia, fortunatamente a sipario chiuso, e le coinvolgenti introduzioni orchestrali, ci immerge nel mondo magico di Rossini, la voce scoperta di alcuni strumenti mostra la bravura dei nostri musicisti.

Il duetto madre/figlio “Ebbene… a te: ferisci” coi pizzicati dei violini è sbalzatissimo e in crescendo con l’orchestra che ricama sotto le voci. La musica frizza sotto il duettino madre/figlio, seduti su seggiole con gambe accavallate “Serbami ognor sì fido”.
La morbidezza è la cifra stilistica dell’orchestra che si lancia anche in strappi accentuati. La maledizione di Nino con lampi, tuoni e strappi orchestrali è apocalittica.

Per un’opera così mastodontica servono interpreti di grande calibro e fortunatamente qui tutti cantano bene ed hanno buone doti vocali, voci poderose, possenti, estese anche nella coloratura di forza e a volte violente nell’emissione. Assur e Arsace talvolta crescono nei finali.

L’importante ruolo di Oroe capo dei Magi ha la bella voce scura di spessore e i lunghissimi fiati del basso Carlo Cigni, trasformato in una sorta di zombi.



























Idreno è accompagnato da musica brillante. Il tenore Antonino Siragusa è perfetto per questo ruolo acutissimo. La voce è chiara e tagliente, spara sovracuti siderali sostenuti, l’intonazione è perfetta, i salti equilibrati, la voce aspra è usata con maestria e diventa più gradevole con l’uso di belle mezze voci in tessitura acuta nell’aria del II atto sc. VI “La speranza più soave”, arricchita da due sovracuti al fulmicotone.

Assur si presenta con la bella vocalità del baritono Nahuel Di Pierro che canta con morbidezza ed esegue bene le ondulazioni, esegue correttamente le agilità e il canto di sbalzo, grazie ad una voce duttile ed estesa, di bel colore, ma non molto possente, nonostante appoggi gravi cospicui. Nella struggente aria “Deh…ti ferma…ti placa…perdona…” è morbidissimo, svettante e con buoni affondi gravi ed esegue propriamente il canto sbalzato della cabaletta “Quei numi furenti” col ritmo brillante dell’orchestra.
Semiramide è il soprano di coloratura Salome Jicia.
L’interpretazione magistrale della cavatina “Bel raggio lusinghier” è un autorevole biglietto di presentazione: soprano di coloratura con vocalità possente, agilissima e duttile con belle mezze voci e acuti laceranti, strabilianti sovracuti, belle arcate e magistrali puntature acute. una grande voce.
Nel lungo e patetico duetto Semiramide/Assur del II atto sc. III “Assur, i cenni miei…Se la vita ancor t’è cara” i due amanti ricordano il delitto di Nino in posizioni erotiche sul divano e sul tappeto del salotto. Entrambi esperti belcantisti, si esprimono con un canto morbido sopra una musica incalzante.



Bella voce, estesa e duttile è quella del mezzosoprano armeno en travesti Narduhi Abrahamyan nel ruolo di Arsace/Ninia, che ha una linea di canto morbida, ma qualche suono stretto e gravi aperti, brava nella coloratura, ha anche una dizione discreta.

Mitrane è Alessandro Luciano un tenore di poco spessore.



Canta bene il soprano leggero Martiniana Antonie nel ruolo di Azema.






Sergey Artamonov è l’ombra di Nino con buona vocalità scura.
Nino che annuncia “Arsace regnerai” sembra il Commendatore, la musica, il canto, l’atmosfera ci riportano alla scena finale del Don Giovanni, quando il Commendatore chiede il pentimento di Don Giovanni, e il concertato finale atto I ci ricorda il canto d’insieme che chiude l’opera di Mozart.

Il canto d’insieme produce un bell’amalgama sonoro e con la complicità dell’orchestra è travolgente.


Il Coro del Teatro Ventidio Basso, preparato dal M° Giovanni Farina, canta magnificamene, piegando la possenza della voce alla morbidezza del canto.
La scenografia non disturba l’ascolto, ma non favorisce la comprensione della vicenda, per di più i sopratitoli pallidi e poco contrastati sono di difficile lettura.
Spettacolo magnifico e di alto livello.


 Foto Amati Bacciardi