sabato 28 giugno 2014

Firenze – Un addio alla grande al Teatro Comunale, sede storica di prestigiosi spettacoli.

 

L'amour des trois oranges 

di Sergej Prokof'ev,

tratta dalla fiaba di Carlo Gozzi, 

nuovo allestimento in lingua francese.

(1 giugno 2014)


 

Recensione di Giosetta Guerra

Molto movimento e tantissimi personaggi divisi in buoni e cattivi, come in ogni fiaba, giocati sull’ironia e su una comicità che non scade mai di tono. Da bravissimi attori sono tutti entrati nel gioco scenico e si sono mossi ed espressi con naturalezza e con spontaneità, arricchendo di persona il personaggio delineato dal regista, un vero lavoro d’équipe.Eccezionali i costumi per fantasmagoria dei colori, originalità delle linee, caratterizzazione delle fogge, accuratezza dei dettagli.Il cast, affiatatissimo, anche vocalmente si destreggia bene tra le maglie elaborate della partitura.

La voce più bella e più interessante è quella del basso francese Jean Teitgen (Le Roi de Trèfles); oltre ad autorevolezza vocale, ampiezza e rotondità ragguardevoli, il basso sa ammorbidire i suoni ed ha un bel modo di fraseggiare e di porgere.

Le Prince, gravemente malato d’ipocondria, è portato in scena in pigiama bianco e corona in testa su un letto bianco d’ospedale con delle aggiunte atipiche, ed è interpretato  dal tenore Jonathan Boyd; la scrittura musicale di questo ruolo non è facile, perché segue l’umore del personaggio, che non ha una linea di canto melodica  e ha qualche atonalità, pertanto il tenore si esprime inizialmente con un canto lamentoso e strascicato, a volte anche in falsetto, poi fa uscire una bella vocalità robusta ed estesa con un ottimo sostegno del fiato anche nelle frequenti progressioni acute.
Scenicamente sicura negli abiti da cavallerizza della cattiva Princesse Clarice (nipote del re con aspirazioni regali), Julia Gertseva è un mezzosoprano sonoro, incisivo ed esteso. 

Il primo ministro Léandre, suo complice nella congiura contro il re, ha la voce poco corposa ma ben gestita del basso Davide Damiani.









Pantalon, fedele confidente del re, è portato in scena con mimica e gestualità ridicolizzate da un mefistofelico Leonardo Galeazzi con barba e capelli bianchi e di rosso vestito; il baritono esibisce una bella voce ampia ed estesa e canta bene.

Il comico Trouffaldino, una sorta di Arlecchino in bianco e nero e faccia bianca, chiamato, purtroppo inutilmente, dal re per far ridere il Principe, non poteva avere miglior interprete di Loïx Félix, tenore leggero acuto contraltino, magnifico saltimbanco e cantante versatile.

Chi invece fa ridere inavvertitamente il principe è proprio colei che si presenta indesiderata e con intenti malefici alla festa organizzata da Trouffaldino, la perfida Fata Morgana, sostenitrice di Léandre; Trouffaldino la spinge per cacciarla e lei rotola a terra provocando una sonora risata del principe. In questo ruolo apprezziamo una magnifica Anna Shafajinskaia, bella donna fisicamente sexy e provocante in body nero e strascico per mostrare le sue grazie, che si muove tra le luci rosse del mistero e presta una voce lanciata di soprano drammatico ad un ruolo 

ridicolizzato.

 

Suo compagno è il mago buono Tchélio, ben presentato con voce robusta dal baritono Roberto Abbondanza con cappello e mantello nero e fuxia.Dentro la prima melarancia c’è la principessa Linette, cantata da Martina Belli mezzosoprano esteso dal suono un po’ chiuso, nella seconda c’è Nicolette, impersonata dal  soprano Antoinette Dennefeld, le due muoiono per mancanza di acqua; nella terza c’è Ninette interpretata da Diletta Rizzo Marin, soprano melodioso dai lunghi fiati.


Per la Cuisinière si è scelta la versione più fiabesca dell’orco cattivo, perché la interpreta un uomo, in più gigantesco, in più con voce di basso dai gravi un po’ sfocati, in più vestito da gallina con un grande mestolo in mano;  Kristinn Sigmundsson è favoloso in questo ruolo.

Larissa Schmidt, mezzosoprano esteso dal bel suono, è una frizzante Sméraldine nera col gonnellino di paglia; il diavolo Farfarello bardato da aviatore è il baritono Ramaz ChikviladzeLe Maître de Cérémonies è Andrea Giovannini e Le Héraut è Karl Huml.

Artem Terasenko, Yerzhan Tazhimbetov, Edoardo Ballerini, Sung-Cehn Kang, Silvano Bociai, Lukas Zeman e Dielli Hoxha, sette allievi del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze,  e i professionisti Alessandro Calamai, Saverio Bambi e Dario Shikhmiri sono les Ridicules.
Gestualità comica anche per le masse, impersonate dal Coro del Maggio Musicale Fiorentino, di grande peso vocale e teatrale, ben preparato dal M° Lorenzo Fratini.

Ma la vera star della serata è il giovane regista sudafricano con radici anconetane Alessandro Talevi, che sfoggia idee fantasmagoriche, creatività esilarante, consapevolezza e meticolosità nel delineare un mondo fiabesco tra il grottesco e l’assurdo, pur non completamente avulso dalla realtà, di non facile rappresentazione, senza mai scadere nella volgarità e nel caricaturale. Bravissimo nel gestire e nel caratterizzare una gran massa di gente, ha idee geniali e fresche, che ci riportano al sarcasmo di Dario Fo e al movimento di Michieletto, idee che non sono mai estemporanee ma determinate da una profonda conoscenza della materia. Una regia divertente e raffinata che non si è fatta mancare niente. La lettura e l’interpretazione del regista hanno sempre una giustificazione concreta, perché scaturiscono dalla conoscenza e dalla riflessione.
Supportato dalla dotta e fiabesca scenografia di Justin Arienti, dalle appropriate fantastiche luci di Giuseppe Calabrò, che fa uso anche dell’occhio di bue e di faretti puntati dall’alto, dai meravigliosi caratteristici costumi di Manuel Pedretti, ha allestito uno spettacolo fantastico, degno di essere riproposto in altri teatri. Un vero trionfo.

L’impianto scenico è particolare: ai lati modernissime impalcature di metallo come habitat delle masse, al centro il boccascena di un teatrino baroccheggiante che s’illumina a tratti nei contorni e che apre e chiude il sipario, come si faceva nella commedia dell’arte, per il cambio dell’azione, del fondale e della scena, 

carte geografiche prima dell’Europa poi del continente americano proiettate sul fondo; colpi di scena per l’ingresso dei due maghi (nel buio a destra e a sinistra del teatrino 
all’improvviso s’illuminano tra fumi sinistri due porte da cui escono due scale per la discesa in campo della magia, accompagnata da musica pesante e guizzi e strappi in orchestra; riferimento ai cartoni animati per i mascheroni vestiti da oggetti da cucina e 
la terribile cuoca trasformata in gallina, 

ma la scena più esilarante è quella del viaggio dall’Europa all’America mimato dal Principe, Truffaldino e Farfarello alla ricerca delle tre melarance, di cui il principe si è innamorato su maledizione di Fata Morgana, mentre un aereo biplano evidenziato dall’occhio di bue percorre la sua rotta sul fondale (una scena da “Piccolo Principe”, veramente geniale) tra le nuvole portate di corsa da figuranti attraverso il palcoscenico come nelle comiche. Le tre melarance poi sono bellissime, filigranate, trasparenti, illuminate, più uova di Pasqua che arance, ed è giusto perché all’interno c’è la sorpresa. 

La scena più shoccante che ci ha fatto esclamare “OOOOOOHHH” è il ritorno all’aspetto umano di Ninette, che la maga aveva trasformato in topo per sostituirla con Smeraldine che sarebbe andata in sposa al Principe riluttane: al momento delle nozze un’enorme inquietante coda di topo esce dal sipario del teatrino, il mago l’afferra, la tira e cade il sipario lasciando apparire la vera principessa in un biancore scintillante (un vrai coup de théâtre).
Assistente regista Silvia Paoli.
La musica fortemente descrittiva delle situazioni, e quindi brillante, tronfia, guizzante, dissonante, ironica, greve, sospesa, irruente, cadenzata, delicata, ritmata, di difficile esecuzione per i tempi che il “pianista” Prokof'ev ha conferito alla partitura orchestrale, è eseguita con precisione e vigore dall’Orchestra del Teatro Comunale di Firenze, diretta dallo slovacco Juraj Valčuha, esaltando e completando la godibilità dell’aspetto visivo dell’opera. Ne esce uno spettacolo veramente bellissimo, che vorrei rivedere.
Un grande successo.















sabato 7 giugno 2014

Modena, Teatro Comunale “LES PÊCHEURS DE PERLES”



Modena, Teatro Comunale Luciano Pavarotti

 “LES PÊCHEURS DE PERLES”

Opéra-lyrique in tre atti. Libretto di Eugène Cormon e Michel Carré.

Musica di Georges Bizet

 



13 aprile 2014

Servizio di Giosetta Guerra


Opéra ballet visivamente suggestiva

 
Léïla è interpretata da Nino Machaidze, soprano di coloratura dal corpo vocale di bel colore e spessore consistente usato con leggerezza, suoni belli ma poco articolati nella parola, per cui la dizione è incomprensibile, incisive le puntature acute nel canto di furia;  nell’aria “Comme autrefois” con arcate dei violoncelli, nonostante la messa di voce, i filati e il buon uso del fiato, non restituisce la soavità dell’aria, brava nei gorgheggi.
 
Nadir è Jesús León, tenore chiaro con voce aspra, estesa verso l’alto e povera nei gravi, vocalità un po’ stirata, che si ammorbidisce nella famosa aria “Je crois entendre encore”, aria dolcissima, soavissima, cantata benissimo sul fiato con finale lunghissimo sfumato.
Nel duetto col soprano “Ton coeur n’a pas compris le mien” introdotta da un assolo di clarino, lui ha buon accento, lei è più manierata e con una linea di canto un po’ strana, fatta di canto sottovoce e non a mezza voce, seguito da slanci staccati, più che l’intensità del canto nel loro duetto c’è il ricamo del clarinetto, l’orchestra è attraversata dall’ondata del peccato dopo il disvelamento di lei.
Il baritono Vincenzo Taormina (Zurga)  ha voce ampia, buone sonorità centrali e corrette progressioni acute perché canta sul fiato,  sostiene bene i suoni, ma pronuncia "i" le "e" e accentua i finali.
 
Nourabad  è Luca Dall’Amico, basso di bel timbro, bei suoni gravi, rotondità e consistenza del suono.
Il Coro del Teatro Regio di Parma, diretto dal bravissimo Maestro Martino Faggiani, è quasi sempre presente in scena e fuori scena, intensamente coinvolto canta molto bene, esprime una coralità vasta e coinvolgente, che si addolcisce nel canto sospeso a mezza voce.
L’ Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna è diretta da Patrick Fournillier: morbidezza degli archi nell’Ouverture, musica sospesa e dilatata con qualche esplosione, strumenti solisti spesso scoperti, orchestrazione a tratti pesante ed elaborata.
La lentezza dei movimenti asseconda la dilatazione della musica.

 
Il sipario si apre su un magnifico paesaggio con dune azzurre e corpi seminudi distesi, luccichii di cristalli di sabbia sul pavimento, suggestivi quadri d’insieme con luci pastello che cambiano colore, scena piuttosto generica con poche variazioni: una grande testa che rappresenta il tempio in rovina dove lei è prigioniera, un cielo nero punteggiato di stelle, un albero al posto della statua di Brahma. 

 
Nude look per il corpo di danza, piuttosto agitato, costumi chiari per il coro, esotici nella foggia, nelle stoffe e nel colore per tutti.   Molto colore ed effetto cromatico fantastico. Veli, colori, movenze e disposizione delle masse ci ricordano Pier Luigi Pizzi.




Regia di Fabio Sparvoli, scene di Giorgio Ricchelli, luci di Jacopo Pantani, costumi di Alessandra Torella, coreografie di Annarita Pasculli.

 
Foto Rolando Paolo Guerzoni – Teatro Comunale di Modena

venerdì 6 giugno 2014

San Lorenzo in C. Teatro Tiberini Concerto lirico corale



Teatro Tiberini San Lorenzo in Campo (PU)

CONCERTO LIRICO CORALE


25 maggio 2014

Servizio di Giosetta Guerra


Ovazioni ed entusiasmo hanno accompagnato il Concerto lirico corale che si è tenuto nel pomeriggio del 25 maggio 2014 al Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo (PU) per il 180° anniversario della nascita del soprano Angiolina Ortolani, moglie del tenore Mario Tiberini, nata a Bergamo il 10 maggio 1834. Di lei la presidente dell’Associazione Musicale ha fatto una breve presentazione umana ed artistica col supporto di proiezioni. Il concerto, organizzato in collaborazione con gli Amici della Lirica “Franco Corelli” di Ancona, rientra nel progetto “Turismo musicale”, iniziato qualche anno fa dall’Associazione Musicale Mario Tiberini, progetto che associa musica, arte, storia, enogastronomia, per portare anche nei piccoli centri dotati di teatro i “girandoloni della musica” (quelli che viaggiano di più e a tutte le età) e dar loro una visione completa ed una fruizione piacevole dell’entroterra marchigiano.
Un nutrito numero di amici anconetani ha passato un’intera giornata a San Lorenzo in Campo: prima del concerto ha visitato la magnifica Basilica benedettina, lo storico Teatro Tiberini, il museo archeologico, il museo delle terre marchigiane e ha degustato i prodotti locali al Ristorante Giardino. Anche gli artisti venivano dall’Anconetano ed hanno presentato un programma ricco e gioioso.
Protagonisti la Corale Federico Marini di Ancona diretta dal M° Luigi Marinelli e una coppia di artisti uniti nella vita e nell’arte come lo furono Angiolina Ortolani e Mario Tiberini, che, dopo il matrimonio avvenuto in Spagna a Barcellona nel 1859, calcarono insieme i più importanti teatri del mondo.  Si tratta del soprano Francesca Carli e del tenore Enrico Giovagnoli, che varie volte abbiamo visto in TV ed hanno rappresentato le Marche nel mondo. Una curiosità che lascia interdetti: Enrico Giovagnoli è il sosia perfetto di Mario Tiberini, pur non avendo con lui alcun vincolo di parentela e anche il suo repertorio ha delle affinità con quello del Tiberini.
La coppia di artisti e la Corale, accompagnati pianoforte dalla giovanissima e brava Silvia Ercolani, hanno cantato note pagine di Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini e due arie di rara esecuzione per riportare in palcoscenico i coniugi Tiberini, la scintillante aria per soprano il “Bacio” di Luigi Arditi, cavallo di battaglia di Angiolina nelle sue Beneficiate e un’intensa “Salve Regina” per tenore composta da Mario Tiberini, preghiera che Enrico Giovagnoli aveva già cantato in prima assoluta mondiale nel 2011 al Teatro della Regina di Cattolica quando l’Associazione Musicale Tiberini gli ha conferito il Premio Tiberini d’argento per la categoria “giovani artisti in carriera”. Alla coppia, unita nella vita e nell’arte come la famosa coppia del passato, è stata donata una targa ricordo. 
 
L’affiatamento dei due artisti è emerso in modo particolare nei duetti de L’Elisir d’amore,  con una vocalità appropriata per i ruoli, leggera e scintillante per Adina, appassionata e baldanzosa per Nemorino, la Carli e Giovagnoli hanno interpretato anche scenicamente le scaramucce dei due giovani innamorati, col supporto vocale del coro (Bel conforto al mietitore” per tenore e coro, “Quant’è bella quanto è cara  per tenore e coro,Della crudele Isotta” per soprano e coro, “Lallaralla la la la – Esulti pur la barbara” - duetto soprano e tenore).  
Il bel timbro tenorile e il suggestivo modo di porgere del Giovagnoli hanno  restituito la tinta pucciniana con l’aria di Rodolfo  Che gelida manina da La Bohème, potenza vocale e intensità d’accento hanno caratterizzato l’interpretazione della  Salve Regina di Mario Tiberini.




  
Con voce pulita e luminosa in tessitura acuta, la Carli ha percorso la scoppiettante scrittura de Il bacio di Arditi, l’intensa linea melodica de “La Vergine degli angeli”  da La forza del destino  di Verdi,  l’eterea aria di NannettaSul fil d'un soffio etesio da Falstaff  di Verdi.
La Corale Marini sì è espressa con proprietà ne “Gli arredi festivi” e Va pensiero” da Nabucco  di Verdi e nella “Barcarola”  da I racconti di Hoffmann  di Offenbach.
Poi tanti bis e il noto “Brindisi” della Traviata sotto una pioggia colorata di petali di rosa. 



 


Introduzione di Andrea Gioacchini e di Giosetta Guerra, che ha fatto anche una breve presentazione con proiezioni della vita e della carriera di Angiolina Ortolani.










venerdì 23 maggio 2014

Teatro Tiberini San Lorenzo in Campo (PU) CONCERTO LIRICO CORALE



Teatro Tiberini San Lorenzo in Campo (PU)

CONCERTO LIRICO CORALE

 


25 maggio 2014

L’anno scorso l’Associazione Musicale Tiberini in collaborazione col Teatro Donizetti di Bergamo ha tenuto un convegno concerto al Conservatorio Donizetti di Bergamo in occasione del centenario della morte del soprano bergamasco Angiolina Ortolani, moglie del tenore Mario Tiberini, quest’anno insieme all’Associazione Amici della Lirica “Franco Corelli” di Ancona organizza al Teatro Tiberini di San Lorenzo un Concerto lirico corale per festeggiare il 180° anniversario della nascita di Angiolina, nata il 10 maggio 1834. 

 

Il Comune e la pro loco sostengono questa iniziativa che rientra nel progetto “Turismo musicale”, iniziato qualche anno fa dall’Associazione Musicale Mario Tiberini, progetto che associa musica, arte, storia, enogastronomia, per portare anche nei piccoli centri dotati di teatro i “girandoloni della musica” (quelli che viaggiano di più e a tutte le età) e dar loro una visione completa ed una fruizione piacevole del nostro territorio.

Domenica 25 maggio 2014 dunque un gruppo degli Amici della lirica di Ancona passerà un’intera giornata a San Lorenzo in Campo, visiterà la magnifica Basilica benedettina in tarda mattinata, il museo archeologico e il museo delle terre marchigiane nel primo pomeriggio, dopo una sosta per il pranzo presso il Ristorante Giardino, e alle ore 17.00 entrerà nel magnifico Teatro Tiberini per assistere al concerto lirico corale in onore dell’Angiolina. Protagonisti la Corale Federico Marini di Ancona diretta dal M° Luigi Marinelli e una coppia di artisti uniti nella vita e nell’arte come lo furono Angiolina Ortolani e Mario Tiberini, che, dopo il matrimonio avvenuto in Spagna a Barcellona nel 1859, calcarono insieme i più importanti teatri del mondo.  

Si tratta del soprano Francesca Carli e del tenore Enrico Giovagnoli, che varie volte abbiamo visto in TV e varie volte hanno rappresentato le Marche nel mondo. Una curiosità che potrebbe stuzzicare anche i Laurentini: Enrico Giovagnoli è il sosia perfetto di Mario Tiberini, pur non avendo con lui alcun vincolo di parentela.

 

 

Il programma comprende pagine note di Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini e un'arie di rarissima esecuzione, una “Salve Regina” per tenore composta da Mario Tiberini, preghiera che Enrico Giovagnoli ha cantato in prima assoluta mondiale nel 2011 al Teatro Regina di Cattolica quando l’Associazione Musicale Tiberini gli ha conferito il Premio Tiberini d’argento per la categoria “giovani artisti in carriera”. 

 Pianista accompagnatrice Silvia Ercolani.

L’Associazione Musicale Mario Tiberini ha preparato delle sorprese per gli artisti e per il pubblico. Qualità e divertimento possono stare insieme. Il concerto è organizzato in questa giornata proprio per dar modo ai Laurentini di abbinare dovere e piacere, visto che escono per votare, perché non fare una salto a teatro? E portate i vostri figli, li ospitiamo fino ad esaurimento posti. Alla fine del concerto gli artisti saranno ospitati all’Osteria della Piazza per un piacevole spuntino con le specialità del luogo.


Info: Ass. Musicale 3333416088, Edicola M. Leda Pezza 0721776784, Cartoleria Luciana Conti 0721774014







mercoledì 23 aprile 2014

Fano. Massimo Ranieri


Fano Teatro della Fortuna

M A S S I M O   R A N I E R I   

in   ...Viviani Varietà...

poesie, parole e musiche di Raffaele Viviani

(5 e 6 aprile 2014)

di Giosetta Guerra

Raffaele Viviani…chi era costui? 

Massimo Ranieri ce l’ha detto.




Raffaele Viviani, (Viviano all’anagrafe), nato a Castellammare di Stabia il 10 gennaio 1888 e morto a Napoli il 22 marzo 1950, è stato attore teatrale, commediografo, compositore, poeta e scrittore soprattutto dialettale. Frequentando il Café-chantant, aveva assorbito "l’arte specialissima del variété"; e, rivoluzionando i canoni classici del "Teatro d'Arte", inventò un nuovo genere di teatro che fondeva prosa, musica, canto e danza e portava in scena la cruda realtà della miseria.

Nel 1929 partì con la sua compagnia di attori e musicisti per una tournée nell’America Latina con tappe a Buenos Aires, Rosario, Montevideo e San Paolo. La traversata dell’oceano, che a quei tempi durava anche un mese, servì per allestire sul piroscafo Duilio una sala prove per la preparazione dello spettacolo, che ebbe il suo primo debutto proprio sulla nave, davanti al pubblico degli emigranti imbarcati, per festeggiare la notte del passaggio dell’equatore.

Ed è proprio questo viaggio l’argomento dello spettacolo che Massimo Ranieri ha portato in giro per l’Italia, facendo tappa anche al Teatro della Fortuna di Fano.

La scenografia di Lorenzo Cutùli riproduce la sezione di una nave con i suoi due piani e l’affaccio sul mare. Il sipario si apre dunque sulla sala lignea del piroscafo, un finestrone aperto dà accesso al grande ponte dal quale entrano gli attori e oltre il ponte compare il blu dell’oceano. Gli artisti, guidati dal loro capocomico, iniziano le prove che durano per tutto il primo atto, a loro si unisce una coppia di clandestini, accolti per spirito di solidarietà, che come attori si sottraggono ai controlli incessanti delle guardie; nel secondo atto avviene il debutto in abiti di scena. Ed è un vero varietà, come si faceva un tempo, con la famosa "mossa" di Nini Tirabusciò, movimenti macchiettistici alla Totò, paglietta e canzoni alla Spadaro, atteggiamenti che ricordano Charlot e Petrolini e il Walter Chiari di "Vieni avanti cretino", un caleidoscopio di ritratti, recitati, cantati, ballati da  
Massimo Ranieri, Ernesto Lama, Roberto Bani, Angela De Matteo, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Ester Botta, Rhuna Barduagni, Antonio Speranza, Simone Spirito, Martina Giordano, accompagnati dall’ensemble di cinque musiciti: Massimiliano Rosati alla chitarra, Flavio Mazzocchi al pianoforte, Mario Guarini al contrabbasso, Donato Sensini ai fiati, Mario Zinno alla batteria.
Tutto in acustica, senza amplificazione quindi.


Ranieri insieme al regista Maurizio Scaparro ricompone una galleria di personaggi e brani musicali estrapolati dalle opere del Viviani su testi di Giuliano Longone Viviani ed elaborazione musicale di Pasquale Scialò: canzoni, duetti, macchiette, poesie, tenute insieme dal filo conduttore delle lettere che Don Raffaele scrisse davvero alla moglie durante la traversata.



Massimo Ranieri, che ha anche i tratti incisivi del volto di Viviani, veste i panni di Viviani e non ci vuole molto a capire che quei panni gli stanno alla perfezione: il teatro è in lui e lui è il teatro, un’osmosi perfetta per un artista poliedrico e completo, che è approdato anche al teatro d’opera come regista.

Come cantante Massimo Ranieri ha voce ancora solida, intonata ed estesa, come attore ha una padronanza scenica fuori dal comune, come caratterista ha una mimica e una gestualità naturalissime, come interprete delle vicissitudini umane ha un’intensità e un carisma che arrivano al pubblico, come showman ha comunicativa dilagante, come saltimbanco ha una mobilità e una leggerezza sorprendenti, come uomo di teatro ha esperienza, competenza e passione, come cantastorie fa riemergere il fascino dei cantastorie di strada del secondo dopoguerra, poi conosce bene il napoletano. Sì, perché l’opera è tutta in napoletano e grazie ai sovratitoli abbiamo potuto capirla anche noi.

I costumi d’epoca sono opera di Lorenzo Cutùli e i movimenti coreografici di Franco Miseria.

Uno spettacolo piacevole che ha riscosso molto successo, solo che alla fine, dopo quasi tre ore di lavoro, Ranieri ha lasciato in fretta il teatro senza attendere la visita dei suoi fans. (Ho saputo che sua sorella abita a Pesaro).