sabato 1 settembre 2012

San Lorenzo in Campo (PU)
13 agosto 2012 

Una lezione di Barocco 

col controtenore 

Nicola Marchesini 

A cura di Federica Fanizza

 Prima della serata di gala al Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo (PU)  per la consegna del Premio Lirico Internazionale Mario Tiberini giunto alla XXI edizione, mi trovo in compagnia del controtenore Nicola Marchesini, premiato insieme al basso Carlo Lepore e al soprano Jessica Pratt.
Approfitto dell'incontro per uno scambio di idee sull'opera e sulla musica barocca e per approfondire la conoscenza della vocalità del controtenore, voce di raro ascolto nella sua originaria definizione di voce maschile.
Marchesini, nato a Valgano (Vicenza) nel 1971,  vincitore del prestigioso concorso Internazionale Iris Adami Corradetti di Padova (2002) e di altrettanti prestigiosi concorsi di canto dove si impone nel repertorio barocco e virtuosistico, dal 2005 inizia a debuttare varie opere barocche in Italia e all’estero, lavorando con direttori del settore.
 

Aiutaci a capire il tuo repertorio e la tua esperienza di cantante in questo genere di opera. Cosa vuol dire canto barocco? 
Barocco! Vuol dire tutto e niente allo stesso tempo; bisogna fissare dei precisi limiti cronologici, musica barocca  non è Monteverdi, anzi L'Orfeo monteverdiano è ancora pieno di spirito rinascimentale,  barocche sono le strumentazioni di Haendel, Galuppi, Vivaldi, Porpora, dove domina la linea del basso continuo, sussiste una partitura incompleta  con linee musicali scarne che sta al direttore e ai cantanti completare. Una nota tecnica: l'orchestra viene accordata ai 4/15 (modo antico) rispetto ai 4/40 (modo moderno). I termini cronologici vanno dalla metà del '600 al 1770; Rossini è un autore di transizione in quanto a utilizzo delle voci; certamente la vocalità del castrato Giovanni Battista Velluti segna il confine per l'utilizzo della vocalità del controtenore. Ricordiamo che proprio nel programma della serata del Premio Tiberini verrà cantata un'aria dal Crociato in Egitto di Meyerbeer scritta nel 1823 che prevedeva l'uso di quel colore di voce.



 Nicola Marchesini 
al Teatro Tiberini
con Giosetta Guerra 
e la pianista 
Mirca Rosciani 
















Ci addentriamo nella definizione di “controtenore” che mi pare abbia diverse interpretazioni e chiavi lettura: sopranista, contraltista, alto controtenore,  è una questione di registro o di repertorio?
Giustamente bisogna fare un po' di ordine sul significato: prima di tutto è una voce che viene emessa dalla “falsa corda”  di petto per il registro acuto; se la nota viene emessa di testa viene indicata come “falsetto”, ha un' estensione ampia senza cambio di registro. Ci sono diverse definizioni: falsettista, sopranista, contraltista, mezzosopranista, alto (è la vocalità prescelta da Bach che predilige la parte alta dell'estensione vocale), tutto dipende dall'emissione della voce se predilige la zona grave o acuta. Non ha alcun senso dare una definizione nella definizione.
Personalmente mi riconosco nella definizione di contraltista che è la voce più vicina al contralto donna; e certamente la definizione di controtenore è la più universale per chiamare una voce con coloritura maschile. Oggi va di moda anche “sopranista”, voce che si adatta a ruoli di agilità estrema,  tipici del soprano donna. Certo che il falsettista cantando sulla falsa corda e il soprano cantando sulla corda hanno problematiche diverse. Quindi le definizioni che mi appaiono più appropriate sono quelle di "falsettista",  definizione moderna del controtenore sopranista, e "sopranista" che ha facilità nelle agilità, voce acuta ma più flebile simile al soprano:  raro trovare il sopranista 4/40 tessitura della voce moderna, è più facile trovare un sopranista che canti in 4/15 .
Altre definizioni come "mezzosopranista" sono definizioni finte,  quindi non darei altre definizioni se non quella di "falsettista",  colui che canta sulla falsa corda.


Capacità tecniche e qualità naturali: a quali di queste due componenti devi la tua fortuna? Quanto devi allo studio e quanto alla naturalità della tua personalità vocale?
Beh, fortuna e qualità vocale devono essere supportati da una componente di naturalità e di studio. Posso dirmi fortunato perché fin da piccolo il mio personale approccio all'opera è sempre stato supportato dalla professionalità delle situazioni in cui mi venivo a trovare. Mi si chiedeva la professionalità. Prima era un gioco non nell'amatorialità ma nella professionalità della situazione: ho debuttato a 6 anni in Arena nella parte del Pastorello in Tosca. La coscienza dei propri mezzi vocali si affina con lo studio grazie anche a giusti insegnanti. Quindi una commistione di fortuna, di studio con un buon insegnante e di fare musica nel posto giusto.

Non sono una professionista della musica ma solo un’appassionata e quindi mi metto dalla parte del pubblico che a volte può far fatica a capire le sottigliezze di un repertorio così ricercato: opere di raro ascolto. Il pubblico del teatro come si atteggia davanti a questo repertorio?
Fortunatamente in Europa c'è un pubblico di nicchia per questo repertorio raro formato dal
70% di spettatori che conoscono la musica barocca e l'opera che vanno ad ascoltare, un 30 - 40%  rimane impressionato. L'opera barocca non è mai stata insegnata e c'è una cattiva cultura nei teatri anche presso gli addetti ai lavori.
Una cosa mi ha lasciato perplesso: spesso nei teatri mi hanno definito "uomo con voce da donna":  per chi non conosce l'esatta definizione rappresenta a parole quello che l'orecchio ascolta. Pochi conoscono questa vocalità, è bello vedere lo stupore della gente quanto emetti un suono. A Trieste ho cantato nel Pipistrello di Strauss il ruolo del Principe Orlofsky (di solito è un mezzosoprano): chi era presente ai lavori ha fantasticato su come definire la mia vocalità, eppure era una situazione conosciuta.
Ci sono stati colleghi che hanno giocato sul nostro timbro di voce  trasformandosi in fenomeni da baraccone e da cabaret e questo non fa bene alla nostra professionalità.

I personaggi a cui dai voce sono personaggi da tragedia classica, della storia remota,  avvolti nelle nebbie del mito: sembra che siano ruoli creati solo al fine di “stupir”,  tipico della poetica barocca, ad emettere note ed agilità fine a se stesse, salvo poi emozionarsi con singole arie struggenti come quelle delle opere di Haendel (cito per tutte “Ombra mai fu” dal Serse). Riesci a comunicare le emozioni di questi personaggi lontani nel tempo e nello spazio, che certamente non hanno la riconoscibilità dei personaggi dell'opera romantica di cui più o meno qualche aria si canticchia...
I virtuosismi vocali riescono a captare e rubare l'attenzione e la sensibilità del pubblico. Non è nel cantare l'agilità o l' aria di furore che si esaurisce la nostra capacità di essere artisti. Essere artisti significa avvicinarsi al cuore di chi ascolta, trasmettere quello che sei “tu” in quel momento. E per questo in generale una recita anche dello stesso titolo non è mai la stessa o ripetitiva, perché c'è un’esperienza sempre diversa che porti sul palcoscenico, un pensiero dominante che vale per quel giorno anche in relazione al pubblico che hai di fronte.
 
Nicola Marchesini col Tiberini d'oro

Assistiamo sempre di più sui palcoscenici mondiali a messe in scena attualizzate. Che rischio si corre proponendo operazioni di tal genere?
Si sta correndo il rischio che operazioni di tal genere siano distanti da chi vede e ascolta, tanto più se sono supportate da ricerche filologiche con strumenti d'epoca.
Non mi pare che abbia senso.

Segnalaci la particolarità del programma che presenti in questa serata di premiazione.
Ho cercato di articolarlo in modo che dia un'idea della mia vocalità: ci sono le arie di puro virtuosismo come l'aria dal Rinaldo di Haendel  “Or la tromba” e dal Mitridate di Mozart (l'aria di Farnace  “Venga pur minacci e frema”), sia arie struggenti della Rodelinda  sempre di Haendel  “Dove sei amato bene” e del Rinaldo  Lascia ch'io pianga”: voglio parlare al cuore delle persone ed essere giudicato per quello che riesco a comunicare.

Grazie Nicola per questa bella lezione sulla musica barocca, ma anche per la tua disponibilità e cortesia.


Ascoltiamo musica barocca e non la lasceremo più.


  
Nicola e Giosetta

collaborazione di Giosetta Guerra

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